Carige, slitta al 2020 il dossier Messina / IL CASO

Gilda Ferrari themeditelegraph.com 10.12.19

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Genova – Vale 2,8 miliardi il pacchetto di crediti problematici che i commissari di Carige vendono ad Amco, la società controllata dal Tesoro specializzata nella gestione di queste posizioni. Spetterà dunque all’ex Sga guidata da Marina Natale farsi carico di quei crediti, gestirli e incassarli, guadagnandoci sopra. A fronte di un pacchetto di posizioni per 2,8 miliardi, il prezzo riconosciuto da Amco a Carige è di poco più di un miliardo. «Un prezzo ottimo rispetto ai valori di mercato del settore – osserva una fonte finanziaria –. Immagino che questa sia anche la ragione per cui Carige ha deciso di vendere tutti gli Npe e non solo una parte». La vendita in blocco degli Npe – non performing exposures (l’esposizione di una banca verso crediti inesigibili o dubbi) – era una condizione sospensiva per la sottoscrizione dell’aumento di capitale (in corso) da parte del Fondo Interbancario e di Cassa Centrale Banca. Ed è stata pertanto soddisfatta. 

Ma dalla maxi vendita di Npe è rimasto fuori il più grande credito corporate della banca ligure: Messina. La vendita del credito problematico dell’armatore (circa 500 milioni) slitta, insieme al pacchetto del leasing, all’anno prossimo. La banca, si legge nel prospetto informativo, conta di perfezionare Messina e il leasing entro il 31 marzo 2020. Per questa ragione il pagamento di Amco non avverrà in un’unica soluzione: circa 845,5 milioni vengono corrisposti subito; altri 155,7 milioni saranno pagati quando passerà, all’avverarsi di una serie di condizioni, il credito di Messina. L’armatore attende l’ok degli antitrust per il perfezionamento dell’operazione con Msc, che prevede l’ingresso di Gianluigi Aponte in società al 49%. Secondo quanto ricostruito, Italia e Austria si sarebbero già pronunciati, mentre manca l’ok degli antitrust di Spagna, Sud Africa e Comesa (Africa orientale e meridionale). 

Non tutto il credito di Messina sarà ceduto ad Amco: gli accordi prevedono che una parte – «190 milioni» rivela una fonte vicina al dossier – resti a carico della banca. I legali di entrambe le parti sono al lavoro sulle condizioni. La cessione ad Amco «è subordinata al verificarsi entro il 31 marzo 2020» di alcune condizioni, si legge ancora nel prospetto informativo. Tra queste c’è «l’accollo da parte di una società detenuta per la maggioranza da Mscdella quota di debiti previsti dall’accordo di risanamento del gruppo Messina». Il prospetto informativo chiarisce che la prospettiva della continuità aziendale di Carige è strettamente legata alla realizzazione» del rafforzamento patrimoniale: 700 milioni di aumento cash più 200 milioni di obbligazioni subordinate. Viene inoltre puntualizzato che «alla data del prospetto non sono valide le previsioni inerenti i ratio patrimoniali 2019 principalmente in seguito allo slittamento delle operazioni Messina e portafoglio leasing». 

Il cda che sarà espressione del nuovo assetto societario – al termine dell’aumento Carige sarà controllata dal Fitd – «potrebbe approvare un nuovo piano industriale avente a oggetto linee guida e azioni non in linea con quelle» del piano 2019-2023 dei commissari. Carige, insomma, potrebbe avere bisogno di un nuovo piano: «Gli impatti effettivi delle operazioni di cessione, con riferimento essenzialmente ai crediti per leasing e ai crediti verso il gruppo Messina» potrebbero, evidenzia il prospetto, «discostarsi in misura anche significativa da quelli rappresentati nei prospetti consolidati». Esiste infine la possibilità di esercizio di opzioni incrociate di riacquisto per il credito di Messina da parte di Carige, nel caso in cui tale credito rientrasse in bonis nei 24 mesi successivi. Ma «l’eventuale beneficio derivante dal miglioramento della qualità del credito resterebbe sempre di spettanza del primo concessionario Amco», perché «il prezzo di rivendita sarebbe pari al maggior valore tra il prezzo di acquisto e il valore aggiornato stabilito da un perito». —