Intesa Sanpaolo: guarda ai risparmi cinesi (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il presidente Xi Xinping aveva ricordato più volte negli ultimi mesi che la Cina intende aprire il mercato finanziario alle società estere, un modo per reagire alla tensione sulla crescita economica causata dalla guerra dei dazi con gli Stati Uniti.

In tal senso, scrive MF, l’amministrazione pubblica ha concesso a Intesa Sanpaolo , prima banca straniera in assoluto, la Fund Distribution License. Il gruppo presieduto da Gian Maria Gros Pietro ha quindi l’autorizzazione a svolgere attività di Wealth Management in Cina attraverso una propria società, Yi Tsai (Talento Italiano), distribuendo prodotti mirati per il mercato a clienti High Net, quelli con un’ottima disponibilità economica. Yi Tsai fa parte della Divisione International Subsidiary Banks del gruppo.

Come ricorda una recente ricerca di Bain, la ricchezza privata del Paese, la seconda economia al mondo dopo gli Stati Uniti, era di 190.000 miliardi di yuan nel 2018 e dovrebbe aumentare a 200.000 miliardi entro la fine del 2019. Tradotto in euro, sono 25.600 miliardi, di cui il 50%, ovvero 12.800 miliardi di euro, parcheggiati in conti correnti e fondi di liquidità grazie anche al fatto che il costo del denaro è ancora ampiamente positivo. Gli Hight Net Worth Individuals del Paese, che detengono oltre 10 milioni di yuan a testa, sono circa 2,2 milioni. Sul fronte dei tassi, la Banca popolare cinese resta ferma nella politica di non tagliare per ora nonostante il rallentamento della crescita economica e il costo del denaro è al 4,15% contro il -0,5% in Unione europea. Una situazione migliore in cui poter lavorare e macinare margini più solidi rispetto all’Eurozona. Oggi il gruppo Intesa Sanpaolo gestisce circa 1.000 miliardi di euro e in Cina si è dato come obiettivo quello di raccogliere 50 miliardi in tre/quattro anni grazie alla partnership con Bank Qingdao, con sede nell’omonima città. È il maggiore centro della provincia dello Shandong, con oltre 9 milioni di abitanti, fa parte del progetto One Belt, One Road. Qui l’istituto italiano intende dar vita a un gruppo di financial advisors con 100 professionisti già entro il 2020. Lo scopo è di riuscire ad allargarsi ad altre aree ad alta densità e ad alta crescita entro tre anni.

red/lab

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December 12, 2019 02:15 ET (07:15 GMT)