In Svizzera la povertà passa di padre in figlio

PATRIZIA GUENZI Caffé.ch15.12.19

Caritas chiede allo Stato più aiuti alle famiglie in difficoltà
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Non solo la ricchezza, anche la povertà si eredita. Difficilmente chi nasce in una famiglia con pochi mezzi economici riesce, senza aiuti, a uscire da questo circolo vizioso che si trasmette fra le generazioni, sino ad arrivare a vere e proprie “carriere” di povertà. L’allarme l’ha lanciato Caritas. In Svizzera in media, ha spiegato, c’è un bambino povero in ogni classe scolastica. Una cifra che tende ad aumentare anche se le finanze della Confederazione sono solide. Il che rende la situazione ancora più “intollerabile”, ha sottolineato, indignato, il presidente dell’organizzazione umanitaria, Hugo Fasel, chiedendo misure a livello nazionale.
Le statistiche, spiega Caritas, mostrano chiaramente che chi cresce in una famiglia povera sarà indigente anche da adulto se non ha il sostegno dello Stato. Un sostegno che in Svizzera tutto sommato non manca, ma che forse non basta. Infatti, tra le pieghe di un Paese ricco e prosperoso, si nasconde una realtà molto meno idilliaca. Degli 1,7 milioni di bimbi che vivono nella Confederazione, 103mila, il 6%, si trovano in situazione di povertà, insiste Caritas. Una responsabilità soprattutto del governo,  che “lascia in mano ai cantoni la lotta alla povertà, creando disparità di trattamento”. Decisamente meno pessimista Roby Noris, presidente di Caritas Ticino: “Non condivido questa analisi – spiega al Caffè -. Dal nostro osservatorio la situazione non è questa, non è così drammatica. Le statistiche vanno interpretate in un modo corretto”.
Una situazione non così drammatica ma che tuttavia presenta un alto rischio di emarginazione. “Questo sì è un reale problema che la Svizzera deve tenere in considerazione – riprende Roby Noris -. Lottando affinché le forme di emarginazione siano combattute concretamente. Penso a una persona che perde il lavoro e che rischia di finire esclusa, ai margini della società”. Un aspetto, il lavoro, su cui insiste anche Caritas Svizzera, sottolineando soprattutto una cattiva distribuzione del reddito. “Anche se la situazione economica della Confederazione è eccellente, ci sono persone che non guadagnano abbastanza per garantire la sussistenza di una famiglia. Sono lavoratori poveri”. 
La povertà è anche una questione di formazione, sempre secondo l’analisi di Caritas Svizzera. Non significa soltanto che i genitori non hanno una buona educazione. Significa che i cambiamenti nel mercato del lavoro la possano rendere inutilizzabile. Oggi un posto di lavoro non è per sempre. Si è costretti a cambiare più volte impiego, anche professione. E se la formazione di una persona non permette altri sbocchi è più  facile scivolare nella povertà. Così, senza l’aiuto dello Stato, molte famiglie non arriverebbero a fine mese, molti ragazzi non potrebbero accedere agli studi superiori. Il Ticino, in questo senso, con Vaud, Ginevra e Soletta, offre già ottimi strumenti che stanno dando ottimi risultati nella lotta contro la povertà, sottolinea Caritas. E a governo e cantoni chiede “di stabilire una legge quadro che definisca l’introduzione di prestazioni complementari per le famiglie in tutto il Paese”.