TUTTI BANCHIERI CON I SOLDI DEGLI ALTRI

estremeconseguenze.it 15.12.19

Ma ve lo ricordate Pinocchio? Quello di Collodi che, convinto dal gatto e dalla volpe, decise di andare a ‘piantare’ le sue monete con l’idea che ne sarebbe nata una pianta di monete? Che fossero come semi? Che come dalle mele nasce il melo e quindi altre mele, così accadesse al denaro?

Leggendo dell’ennesima crisi bancaria italiana, questa volta tocca alla Popolare di Bari, mi è venuto in mente il Paese dei Barbagianni con annesso il Campo dei Miracoli. Perché alla fin fine, facendola facile facile, sicuramente troppo facile, a noi Italiani è un po’ andata così.

Sono abbastanza vecchio da ricordare che fino a non molto tempo fa “tenere i soldi sotto il materasso”, non era un modo di dire per dileggiare qualcuno che ha un atteggiamento eccessivamente prudente, ma era la memoria di realtà appena passate. Di quando appunto i risparmi di famiglia, per lo più modesti, finivano sotto o nei materassi delle camere da letto.

L’alternativa, nell’Italia rurale o di prima industrializzazione, era la mattonella, che poi era una piastrella che veniva rimossa dal pavimento, si scavava un po’ e lì si serbavano i “tesori”. Piccoli e modesti tesori, che a essere rimossa era una mattonella, non un intero pavimento.

Casseforti improvvisate di famiglie sostanzialmente senza tesori o, meglio, così modesti da non giustificare certo una cassetta di sicurezza murata in qualche angolo di una casa che per lo più non possedevano e neppure potevano permettersi il sogno di possedere.

Proletari, quel termine che ora ci pare tanto desueto, o poco più che proletari. Coloro che, come da definizione classica, come ricchezza possiedono, appunto, solo la propria prole.

E i figli, prima di diventare un lusso come vengono spesso intesi oggi, erano il patrimonio familiare. Le braccia che avrebbero lavorato, animali da soma, che più ne avevi, meglio era. Gli italiani erano prolificissimi e quanti ne morivano di stenti e povertà di quei piccoli, quanti lavorando in miniere, fabbriche e campi.

Ma poi siamo diventati “ricchi” e i nostri “tesori” troppo grandi e preziosi per tenerli a casa, nel materasso o sotto una mattonella, alla mercé di un qualche topo di appartamento. Quindi i libretti di risparmio alle poste, quindi i conti correnti, sono diventati fenomeni di massa. Nei caveau delle banche sono finite le nostre modeste fortune e ci siamo abituati al tasso di interesse. Cioè al fatto che i soldi, generassero soldi. Le banche sono diventate dei Campi dei Miracoli. Mettevi 100 monete e pian piano, nelle loro capienti casseforti, diventavano 101 e via via così.

E da lì è stato un crescendo e presto nelle famiglie ci si trovò a parlare di BOT, BTP, CCT e via di sigle, che altro non significavano che immobilizzazione a tempo dei nostri risparmi, a fronte di una partenogenesi degli stessi. E così i 100 diventavano 110, 120 e via nella corsa al denaro che figliava da solo altro denaro.

Ma burattini di legno ci facemmo poi incantare dal mercato azionario. Lì era la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Mettevi 100 e diventavano 200, 300, 400, in tempi brevissimi. E ancora abbiamo fresco il ricordo della bolla di internet, che poi era la bolla delle società quotate in borsa, che poi erano le azioni che si deprezzavano in un baleno, che poi era la moltiplicazione inversa, cioè che mettevi 100 e ti trovavi 10 in un niente.

E ci furono i drammi, e ci furono i suicidi. Quindi si passò ai fondi. Che poi era una spolverata di azioni, una di obbligazioni, qualche buono del tesoro. In pratica i soldi facevano soldi, ma non troppi ed era calmierato il rischio di una perdita di tutto quello che si aveva risparmiato.

È così che i TFR sono finiti a nutrire fondi pensioni, fondi assicurativi, fondi di accantonamento. Indispensabili, avendo nel frattempo accettato che la pensione, quella maturata con decenni di contribuzione, fosse destinata a valer sempre meno. E allora un’integrazione in salsa privata. Finito di lavorare, saranno i fondi a garantirti l’anzianità serena.

Ora se si va in banca a depositar soldi, ti fanno una serie di domande, per capire se, quando ti propongono un qualche Campo dei Miracoli, tu stai capendo ben bene dove stai mettendo i tuoi risparmi.

Le banche, che in anni recenti ci hanno venduto di tutto, prodotti finanziari, ma anche televisori, auto e frullatori, hanno un bel problema di reputazione da un po’ di tempo a questa parte. Ormai, troppo spesso sono più assimilati al gatto e alla volpe, che a degli amici fidati a cui affidarsi e affidare i nostri risparmi.

Duole dire che è nei fatti e nelle cronache che le banche sono sempre meno una risorsa di crescita. Certo la “cattiva Europa” le ha obbligate a ricapitalizzazioni di garanzia, certo hanno in pancia un sacco di crediti inesigibili figlie della crisi economica, certo si sono fatte carico del debito nazionale, certo, certo, certo.

L’Europa ha stabilito, la dico male e troppo semplice, che se vengono giù, sono affari loro. Loro, cioè dei banchieri, e, ovviamente, di chi in loro ha investito e, a onor di cronaca, seppur in minima parte, anche di chi ha depositato nei loro contocorrenti.

Se la fabbrica dietro casa fallisce, di fatto va giù e, caso mai, ci sono modesti ammortizzatori sociali ed economici per gli operai rimasti senza lavoro. Se una banca fallisce però la situazione è un po’ più complessa perché i banchieri le ricapitalizzazioni le hanno fatte convincendo i correntisti a comprare proprie azioni e obbligazioni e l’Europa stabilisce che quei soldi, come per le vecchie azioni delle web company, possono andarsene in fumo.

Ammoniscono gli economisti che un ritorno al materasso o alla mattonella sarebbe la fine del sistema, perché le banche reggono il sistema. Destino vuole che, a chi più, a chi meno, a tanti tra noi insomma sia capitato almeno una volta nella vita di andare in banca a chieder soldi per comprare casa, per avere un prestito, per superare un momento di difficoltà e, chissà come mai, ma abbiamo come la sensazione, che tante siano le banche che oggi stanno venendo giù sulla eco delle maledizioni e degli improperi che hanno ricevuto dai tanti che non hanno ricevuto mutui, prestiti o un qualche finanziamento, perché non ritenuti abbastanza solvibili dagli istituti di credito.

“Non ha una situazione patrimoniale abbastanza solida”. “Non ha presentato abbastanza garanzie”. “Non rispetta i parametri detta da Basilea 2”. “Non soddisfa le caratteristiche previste dalla BCE”.

Il solito bue che dà del cornuto all’asino, asino che, in questo caso, siamo noi buoni Pinocchi reduci dall’illusione del Paese dei Balocchi e dalla comoda menzogna del Campo dei Miracoli.