DEBITI D’ORO / IL RICCO VALZER TRA AMCO, PRELIOS & MONTE PASCHI

28 Dicembre 2019 di: Cristiano Mais lavocedellevoci.it

Operazione Cuvèe”. 

Non si tratta di liquori o champagne, ma di una delle più grosse manovre sul fronte dei crediti deteriorati, oggi per l’occasione ridenominati UTP, ossia “Unlikely to pay”. Per mettere a segno il colpo e cercare di trasformare la monnezza in oro scende in campo la regina del settore, SGA, ribattezzata il 18 settembre 2019 come AMCO.

Attraverso il super fondo Prelios, Amcoacquisisce UTP per 450 milioni di euro, puntando a raggiungere ben presto quota 1 miliardo e mezzo.

Partiamo dalle news per poi capire cosa c’è realmente dentro AMCO-SGA.

Ecco le agenzie: “Amco e il gruppo Prelios hanno sottoscritto con MPS, MPS Capital Services per le Imprese, UBI Banca e Banco BPM un accordo per la creazione di una piattaforma multi-originator per gestire crediti UTP relativi al settore immobiliare”.

Tradotto in soldoni: una massa di crediti deteriorati, di difficile incasso, vengono ceduti da un gruppetto di banche come MPS, UBI Banca e Banca Popolare di Milano, ad AMCO, attraverso il fondo Prelios, che per l’occasione dà vita ad un neo Fondo che dovrà a sua volta gestire la stessa massa di sofferenze.

Descrivono gli operatori finanziari milanesi. “Il progetto partirà con una cartolarizzazione dei crediti conferiti dalle banche coinvolte, insieme ad Amcoe con l’intervento di un Fondo comune di investimento mobiliare chiuso gestito da Prelios sgr. Le quote saranno gestite da Amco e dalle banche. Una prima fase di conferimento riguarda le posizioni di 50 debitori per un totale di 450 milioni di euro. L’obiettivo è quello di raggiungere il totale di 1 miliardo e 500 milioni di euro”.

Scendendo in qualche dettaglio tecnico, vien fatto sapere che Amco avrà il ruolo di ‘master’ nonché ‘special servicer’ della maxi cartolarizzazione, mentre Preliosquello di partner Real Estate e gestore del neo Fondo attraverso Prelios sgr.

Prelios è uno dei primi fondi d’investimenti di casa nostra. Creato dal re del settore, Massimo Caputi, è adesso in mani americane. Sul ponte di comando Fabrizio Palenzona, per anni ai vertici di Unicredit.

Fabrizio Palenzona

SGA nasce oltre vent’anni fa, nel 1997, sulle ceneri del Banco di Napoli finito in crac, per via di una enorme mole di sofferenze, una montagna di crediti dichiarati inesigibili. SGA, quindi, viene creata come “Società Gestione Attività” per tentare la mission impossible, recuperare parte di quei crediti.

E ci riesce! Tanto che dopo una quindicina d’anni va addirittura in attivo, vero miracolo di San Gennaro. Un miracolo mai realmente chiarito e sul quale non è mai stata fatta vera luce. Come ha fatto, SGA, a recuperare quel gigantesco bottino da oltre 1 miliardo di euro, quando alcune grosse posizioni erano date per straperse?

Sta di fatto che SGA diventa la gallina dalle uova d’oro. Il governo Renzi, cinque anni fa, prende la palla al balzo e decide di far un sol boccone di circa 600 milioni che SGA ha in pancia. E poi la chicca. A SGA viene affidato un’altra missione impossibile, quella di ‘salvare’ la banca Popolare di Vicenza e Veneto banca, finite in una voragine da 18 miliardi di euro. 

SGA si accolla una patata che più bollente non si può. E due mesi fa si trasforma in AMCO.

Ma c’è un giallo nel giallo, e per capirlo bisogna tornare anche stavolta a vent’anni e passa fa. Al momento del crac del più grande istituto di credito del Mezzogiorno, il Banco di Napoli. Perché all’ombra del Vesuvio va in scena (o in sceneggiata) la più grossa operazione di “prestidigitazione” finanziaria mai inventata nel Belpaese.

Attenti ai numeri. Il Banco Napoli, dopo il clamoroso crac, viene venduto per un piatto di lenticchie alla Banca Nazionale del Lavoro, che in quel periodo naviga in bruttissime acque per via del maxi scandalo della filiale di Atlanta: una storiaccia sulla quale la magistratura non accenderà mai i riflettori, una storiaccia a base di crediti facili e traffici di armi con i paesi arabi. 

A questo punto BNL compra in super saldo, 60 miliardi di vecchie lire, il Banco di Napoli. Da rammentare che all’epoca tanto valeva Diego Armando Maradona.

Carlo Azeglio Ciampi

E cosa fa, dopo pochi mesi, la scaltra BNL, allora guidata dal ‘compagno’ rifondarolo Nerio Nesi? Fa l’affare del secolo, rivendendo lo stesso Banco di Napoli per 6.000 miliardi di vecchie lire, avete letto bene. Un miracolo che neanche San Gennaro si sarebbe mai sognato di azzardare. E chi è mai il Babbo Natale che compara il Banco Napoli per una cifra del genere? IL gruppo Imi-San Paolo. Ai confini della realtà.

Magicamente, così, BNL si risana, inghiottendo un boccone da 6.000 miliardi.

Ripetiamo, perché mai la magistratura ha chiuso gli occhi su uno scandalo di tali immani proporzioni? Forse perché negli Usa lavorava come responsabile della BNL di New York Claudio Ciampi, il figlio di Carlo Azeglio Ciampi? Per non disturbare i trafficanti d’armi? Per non dar fastidio ai sempre solidi rapporti tra Usa e Italia? 

Un giallissimo. Che la dice lunga sui Bankster di allora e di sempre. 

E oggi stappiamo i nostri Cuvèe!