Autostrade: anche Pd perde pazienza e appoggia revoca (Stampa)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Dopo l’ultimo episodio nella galleria dell’autostrada ligure A26, anche il Pd perde la pazienza con Autostrade. L’addio alla società del gruppo Atlantia sarebbe nel dossier il ministro dei Trasporti Paola De Micheli.

Lo scrive La Stampa aggiungendo che entro due settimane De Micheli chiuderà il dossier su Autostrade. Dentro ci saranno i report sulle manutenzioni, i procedimenti giudiziari aperti e i pareri dell’Avvocatura sui contratti stipulati con la società della famiglia Benetton. Sulla base di quello che ci sarà scritto, ad un anno e mezzo dal crollo di Ponte Morandi, il Consiglio dei ministri potrà prendere una decisione.

Giuseppe Conte sta monitorando passo dopo passo la procedura, eppure non è affatto sicuro della piega che prenderanno gli eventi. Tra Luigi Di Maio che continua a pressare gli alleati per revocare le concessioni e Matteo Renzi che frena, era il Pd ad aver trovato un possibile punto di caduta, ma la sera del 30 gennaio sui precari equilibri politici è crollata una parte del soffitto di una galleria dell’autostrada ligure A26. Una tragedia sfiorata che ha rimescolato tutte le carte. E

adesso, l’ipotesi della revoca sembra essere più avanti delle altre.

Resta in piedi un ultimo grande ostacolo, rappresentato dal pericolo per lo Stato di dover pagare delle penali monstre (si parla di 23 miliardi) in caso di rescissione unilaterale. Se queste penali saranno confermate, la revoca diventerà impossibile.

Il piano del leader pentastellato, Luigi Di Maio, prevede la revoca ad

Autostrade e l’assegnazione temporanea di quelle tratte ad Anas. Di Maio la considera ormai una battaglia identificativa per il suo Movimento e la famiglia Benetton viene ancora una volta attaccata frontalmente. Di Maio vorrebbe inserire la revoca delle concessioni all’interno del nuovo contratto di governo che verrà siglato in questo mese, quando tutte le forze di maggioranza si siederanno intorno a un tavolo per stabilire gli

obiettivi della legislatura. Difficile che Renzi dia mai il via libera, mentre nel Pd gli angoli si stanno smussando.

D’altronde, dal crollo sull’A26 del 30 gennaio, nel partito di Nicola Zingaretti hanno le mani nei capelli. Per la rabbia e la preoccupazione,

certo, ma anche perché la loro idea di rivedere l’intero piano di concessioni trattando con Autostrade (senza far perdere un solo euro allo Stato), adesso rischia seriamente di tramontare. E Aspi -assicurano i dem- avrebbe accettato ogni richiesta, o quasi, pur di sedersi al tavolo con il governo. Il tratto ligure sarebbe passato probabilmente ad Anas, lasciando il resto delle attuali tratte ai Benetton, e il Mit avrebbe imposto un ente terzo chiamato a ulteriori controlli sui lavori di manutenzione, mentre Aspi avrebbe abbassato le tariffe sui tratti più disagiati.

Ma dopo il Ponte Morandi è crollato il viadotto sull’A6 che collega Torino a Savona e poi, ancora, il soffitto della galleria dell’A26: “Davvero troppo”, sbottano dal Pd.

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(END) Dow Jones Newswires

January 02, 2020 03:07 ET (08:07 GMT)