Popolare di Bari: oltre Fusillo ecco tutti i grandi debitori e insolventi.Nomi

Ci sono il potente editore Mario Ciancio Sanfilippo, l’ex patron del Bari Antonio Giancaspro ma anche imprenditori del Nord

di Fabio Pavesi affariitaliani.it 4.1.20

C’è il potente editore, Mario Ciancio Sanfilippo, finito sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa e a cui sono stati sequestrati beni per 150 milioni di euro; c’è Cosmo Antonio Giancaspro l’ex patron della squadra di calcio della città, arrestato, finito ai domiciliari e di recente revocati, per una vicenda giudiziaria che lo vedeva coinvolto secondo l’accusa in un’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e alla bancarotta fraudolenta. Ma ci sono anche imprenditori del Nord come i Bosatelli e il gruppo Piantanida di Varese. Sono alcuni dei debitori eccellenti della Popolare di Bari che si aggiungono al gruppo Fusillo, i potenti costruttori protagonisti del fallimento di due delle loro società Maiora e Fimco esposte per centinaia di milioni di euro verso la banca che ora non può che conteggiare quei prestiti come sofferenze. Sofferenze e crediti inesigibili che hanno costituito la montagna da 2 miliardi di prestiti senza ritorno che hanno affossato l’istituto a gestione padronale della famiglia Jacobini.


LA PASSIONE DEGLI JACOBINI PER LA STAMPA

Oltre ai Fusillo sotto indagine per bancarotta fraudolenta insieme a tre manager della banca per concorso in bancarotta, l’ex ad Giorgio Papa; Gianluca jacobini e Nicola Loperfido, ecco spuntare il padrone dell’editoria meridionale, Ciancio Sanfilippo. La banca è esposta e azionista dell’Edisud, la società editrice della Gazzetta del Mezzogiorno che è di recente finita in concordato dopo le gravi perdite. La quota delle azioni di Edisud per il 69% in capo a Ciancio è finita sotto sequestro conservativo già un anno fa in coincidenza con le disavventure giudiziarie dell’editore siciliano. Il 30% del capitale è in mano a Denver consulting una società del gruppo Sorgente dell’immobiliarista Valter Mainetti già proprietario del Foglio. Tutta la quota è però in pegno oggi alla Bari per 37,7 milioni di euro. Per Edisud oggi in concordato e reduce da una perdita di 16 milioni solo nel 2018 difficile pensare a un rientro dell’esposizione creditizia.

GIANCASPRO, OVVERO IL CALCIO E ALTRO

Anche i crediti verso l’Apulia RE società dell’ex patron del Bari Calcio, Cosmo Giancaspro sono da considerarsi persi per la banca pugliese. Le azioni su cui c’è un pegno al 100% della banca sono sotto sequestro conservativo. Ma gli Jacobini non finanziavano solo la Bari del potere.

GRANDI PRESTITI FINITI IN SOFFERENZA ANCHE AL NORD

I prestiti sono volati anche verso il profondo Nord. Bergamo per l’esattezza a finanziare la Termigas Spa, azienda che ha tra gli azionisti di spicco Domenico Bosatelli, patron della Gewiss. La Termigas Bergamo Spa era in pegno per il 22,4% alla Popolare di Bari, come garanzia dei crediti. Ebbene l’azienda dei Bosatelli e soci è finita in procedura concorsuale il 20 settembre scorso dopo un buco di bilancio di ben 43 milioni di euro. Il conto salato lo paga anche la Bari sotto forma di sofferenza. Finita male anche un’altra impresa del Nord finanziata dalla banca di Bari. Si tratta della Scratch di Gallarate del gruppo Piantanida: la banca aveva in pegno il 100% delle azioni. Oggi risultano tutte pignorate.

LA PASTA DI MATERA E I TANDOI

Tornando al Sud la Bari è invischiata da anni nell’esposizione verso la Cerere srl di Matera. Pastificio finito nell’orbita del gruppo Tandoi a loro volta falliti nel maggio del 2018. La Popolare aveva a pegno il 35% del capitale dell’ex Cerere. Altri pegni altro giro. Agli Jacobini doveva piacere molto il consenso. SU quel consenso hanno governato per 40 anni pressochè indisturbati.

NON SOLO GIORNALI ECCO GLI AFFARI INCROCIATI CON TELENORBA

E allora ecco la partecipazione nella Edisud leggi Gazzetta del Mezzogiorno, oggi in concordato come si è visto e con le quote di Ciancio Sanfilippo sequestrate, ma anche la potente Telenorba, la tv simbolo della Puglia dell’editore Montrone. Lui Luca Montrone il fondatore dell’emittente era nel consiglio d’amministrazione della banca, mentre la Popolare di Bari era azionista con il 9% del capitale di Telenorba. Uno scambio di potere che nulla ha a che fare con la buona gestione del credito. Come azionista dell’emittente la banca dovrà fare attenzione ai conti. Traballanti. Telenorba ha chiuso i conti con una perdita per 2 milioni di euro su meno di 7 milioni di fatturato.

E POI EUROPA 7 PIGNORATA

L’informazione doveva piacere così tanto agli Jacobini da spingersi a finanziare l’avventura di Europa 7, il canale televisivo fondato dall’editore Francesco Di Stefano, al centro di una telenovela pluridecennale in merito all’assegnazione delle frequenze. Un contenzioso che nel 2012 ha visto soccombere il Governo italiano che ha dovuto ristorare la società di Di Stefano con 10 milioni di euro per la mancata assegnazione. Poco dopo la Centro Europa 7 srl, è finita in liquidazione. Era il lontano 2015, c’era una perdita a bilancio per 14 milioni e la popolare ha dovuto pignorare la quota del 29% della società su cui era iscritto pegno a fronte evidentemente di crediti.

IL LASCITO PESANTE DEI DEBITORI DI TERCAS 

Un altro pignoramento della banca riguarda il 50% delle quote di Mediterranea Plus, azienda di costruzioni di Pescara. Un cespite che Bari si è ritrovata in casa dopo l’acquisizione di Tercas. Da Chieti, quindi dalla disastrata Tercas arriva il pacco dei crediti persi sul gruppo Marrollo, la cui Smi la Società meridionale inerti è finita fallita anni fa.

BANCA AZIONISTA DELLA SOCIETà DEL SUO VICEDIRETTORE GENERALE

Quanto agli affari che vedono protagonisti i dirigenti della banca ecco spuntare la banca come socio al 13% dell’Immobiliare Oasi del Parco, società milanese che vede come presidente del Cda, il vicedirettore generale della stessa Popolare di Bari Gregorio Monachino. Monachino era nel Cda della Tercas.

IMMOBILIARISTI 

Alla Bari piacevano anche molto i grandi clienti. Uno degli ultimi in ordine di tempo è Salvatore Leggiero, immobiliarista rampante che ha fatto incetta in passato di immobili storici a Firenze e che ha puntato anche su Roma. A inizio del 2017 Leggiero ha acquistato con la sua Roma Trevi srl, un palazzo di pregio in via delle Muratte ex sede dell’Agcom e subito a ridosso della Fontana di Trevi. Prezzo d’acquisto 41 milioni cui si aggiungeranno le spese di ristrutturazione e cambio d’uso da uffici a un grande albergo di lusso. I soldi per larga parte li ha messi la Popolare di Bari. Un Mutuo da 35 milioni di euro con rate semestrali di soli interessi e saldo rata e intero capitale a dicembre del 2019. Non è dato sapersi se Leggiero ha rimborsato pochi giorni fa l’intero prestito. Di certo l’avrà fatto, sta di fatto che l’esposizione è alta per la banca che si è coperta con ipoteche pari al doppio del valore del mutuo. Leggiero compra e vende immobili di pregio. Il suo successo dipende dalle plusvalenze che incassa a ogni compravendita e per il resto dagli eventuali affitti. La banca può solo sperare che le plusvalenze passate siano tali da poter restituire in un colpo solo oltre 30 milioni di euro.

MEZZO MILIARDO DI CREDITI A SOLO 4 CLIENTI 

Ma la prassi dei grandi prestiti era di casa a Bari. Grandi prestiti, grandi rischi. Più per la banca che per il debitore. La Popolare di Bari già gravata di sofferenze oltre i livelli di guardia era arrivata ad avere esposizioni per mezzo miliardo di prestiti la metà del patrimonio netto solo su 4 clienti. Clienti importanti evidentemente, ma quando si concentrano troppo i crediti, e questo è il caso, allora il rischio sale a dismisura. Anche questo era tutto scritto nei prospetti informativi della banca quando bussava al mercato a caccia di soldi. Ma si sa quei prospetti chilometrici e ponderosi li leggono in pochi.