Autostrade: dopo viadotti sotto tiro gallerie e verifiche falsate (Rep)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Ma questo delle gallerie è un altro grosso problema che dovremo affrontare…”, scrivono i funzionari di Autostrade ai colleghi di Spea (società delegata al monitoraggio) che segnalano i pericoli di crolli all’interno dei tunnel tra Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia e Toscana. La corrispondenza, scrive Repubblica, risale ai mesi successivi al disastro del ponte Morandi che il 14 agosto del 2018 fece 43 morti, ed è stata acquisita dalla Guardia di Finanza: scovata dentro i computer delle due società del gruppo Atlantia.

I tecnici di Aspi e Spea, quando scrivono, non sanno che il 31 dicembre 2019 si verificherà il crollo dentro la galleria Bertè della A26, la Genova-Gravellona Toce: “Oltre due tonnellate di cemento che avrebbero potuto fare un’altra strage”, ripete il procuratore capo di Genova,

Francesco Cozzi. Che ha aperto il quarto filone di inchiesta sulle autostrade. Anche se al momento il fascicolo in mano al pm Marcello Maresca è contro ignoti, ma con una precisa ipotesi di reato: crollo colposo.

È chiaro che gli “ignoti” sono uomini delle due società. E però, secondo quanto riferisce il quotidiano, tra le carte sequestrate si legge che i controlli nei tunnel seguono le “orme” dei viadotti. Dei falsi report. Ai ponti si dava una valutazione senza visionarli. Con 50 si limita il traffico, con 70 si chiude. “Ma che sono tutti sti’ 50, dovete cambiarmeli -urlava però al telefono (intercettato) Michele Donferri Mitelli, direttore delle Manutenzioni di Aspi- sono entrati i tedeschi, i cinesi, è un problema di governance…”.

I tunnel come i viadotti. Tanto che adesso si scopre che la galleria

Bertè nell’ultima trimestrale di Autostrade aveva un 40, a basso rischio. E su questo versante nell’ultima settimana si sono spostate le attenzioni dei finanzieri del Primo Gruppo e del Nucleo Operativo Metropolitano di Genova.

Spulciando tra i documenti sequestrati, gli investigatori scoprono i falsi report su una dozzina di viadotti dell’Appennino, ma anche di altre regioni d’Italia, come il “Paolillo” sulla Napoli-Canosa, il “Moro” sulla Bologna-Taranto, nei pressi di Pescara. Ventuno gli indagati, che avrebbero reiterato il reato. Tutti accusati di falso.

Lo stupore dei magistrati, però, si manifesta lo scorso dicembre, quando sempre le Fiamme Gialle nella corrispondenza Aspi-Spea scoprono che pure i pannelli antirumore sono a rischio crollo, non omologati

dal Ministero delle Infrastrutture. Si lamentano difetti di fabbricazione e installazione lungo tutta la rete italiana. Sicché la Procura apre un nuovo fascicolo per frode e attentato alla sicurezza dei trasporti, Reati contestati a 4 dirigenti di Spea e Aspi.

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January 07, 2020 03:21 ET (08:21 GMT)