Dove andrà lo spread dopo il voto in Emilia Romagna

Roberta Castellarin milanofinanza.it 14.1.20

Nel caso di vittoria del Centrodestra in Emilia Romagna lo spread decennale tra Btp e Bund potrebbe salire a 200 punti base, mentre se si arrivasse a elezioni anticipate il differenziale è destinato a salire a 250 punti. Unicredit delinea i possibili scenari

Si avvicina la data del 26 gennaio, quando si terranno le elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria, e le banche d’investimento si interrogano su dove potrà andare lo spread a seconda dell’esito delle urne. In particolare una vittoria della candidata del Centrodestra in Emilia Romagna farebbe salire i timori di una possibile caduta del governo e questo avrebbe un impatto sullo spread. Come ricordano Loredana Federico, chief italian economist, e Chiara Cremonesi, strategist, di Unicredit. 

Federico e Cremonesi in uno studio intitolato “How to navigate Italian politics and Btp” tratteggiano quali possono essere i diversi scenari che si apriranno.  “Tutti gli occhi saranno puntati sulle elezioni regionali in Emilia Romagna, perché questo voto locale potrebbe destabilizzare i partiti al governo”, si legge nello studio, che aggiunge: “Crediamo che maggiori tensioni nella maggioranza non porteranno a elezioni anticipate, perché le motivazioni che hanno spinto i leader dei partiti al governo a creare la coalizione prevarranno. Tuttavia i rischi stanno salendo e questi possono avere delle implicazioni per i Btp”. In particolare Federico e Cremonesi stimano che nel caso di sconfitta del Centro sinistra alle elezioni in Emilia Romagna lo spread possa iniziamente salire a 200 punti base. “Al momento vediamo un livello di questo tipo come un’opportunità di acquisto nel caso in cui il governo resti in carica. Mentre se si andasse a elezioni anticipate lo spread potrebbe arrivare a 250 punti base”, si legge nell’analisi. 

La ricerca parte dall’analizzare come si collocano oggi sul mercato i Btp. “In un mondo di rendimenti negativi ed elevata liquidità in eccesso, lo spread offerto dai Btp sembra allettante. Questo, però,  deve essere letto insieme ai fondamentali macroeconomici deboli in Italia” dice lo studio, che  ricorda come lo spread decennale tra Btp e Bund sia attualmente scambiato nell’area di 155 punti base. “Al suo attuale livello, il nostro modello mensile di spread segnala che il il premio politico incorporato nei Btp è di circa 30 punti base, che è ancora ragionevolmente basso rispetto a il suo livello nell’ultimo anno e mezzo. Ciò indica che, se il Pd dovesse perdere le elezioni regionali in Emilia Romagna, molto probabilmente vedremmo un aumento del premio politico”. In particolare nella ricerca si spiega: “Non pensiamo che i mercati darebbero immediatamente scontate nuove elezioni, ma inizierebbero a scontare una maggiore probabilità che queste avvengano. Quanto accaduto con la caduta del governo ad agosto dell’anno scorso può dare un’indicazione di cosa potrebbe accadere. In quel caso lo spread si mosse intorno ai 200 punti base, con un picco a 238 punti base toccato solo il 9 agosto. Se il Pd perdesse le elezioni in Emilia Romagna  crediamo che lo spread possa salire a 200 punti base o anche leggermente sopra, perché i mercati inizierebbero a prezzare un rischio di elezioni anticipate. Se non si andasse a elezioni anticipate uno spread a 200 punti base rappresenterebbe una buona opportunità di acquisto”. 

Diversa la situazione se si arrivasse a una crisi di governo e alla scelta di andare a elezioni anticipate. In questo scenario, infatti, lo spread potrebbe salire a 250 punti base. “In questo scenario i mercati dovrebbero incorporare l’incertezza dovuta alle elezioni anticipate, ma anche l’alta probabilità che si formi un governo guidato dalla Lega. Anche se non crediamo che riapparirebbe una retorica anti-euro (questa è la ragione per cui non ci aspettiamo lo spread a 300 punti base come nel 2018), tuttavia potrebbero riemergere incertezze in termini di sostenibilità fiscale”, aggiunge lo studio. 

Nello studio si sottolinea che le possibili tensioni peserebbero di più sui titoli a scadenza medio-lunga (7-10 anni), “mentre ci aspettiamo che la parte a breve e quella extra lunga sovraperformi il resto della curva”, aggiunge la ricerca.