Mediobanca/Generali Ass.: D’Incà, Delfin non può nominare a priori Cda

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Le dimensioni dei pacchetti azionari detenute da Delfin” in Mediobanca pari al 9,9% e in Generali Ass. del 3,2% “non consentono a priori alla societa’- in assenza di accordi con altri azionisti o del loro consenso – di nominare in autonomia la maggioranza dei consiglieri di amministrazione e gli a.d. delle due societa’”.

Lo ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incá, durante il question time alla Camera rispondendo a un’interrogazione – rivolta al ministro dell’Economia e delle finanze – sulle iniziative del Governo per evitare che Mediobanca e Assicurazioni Generali perdano la loro identità azionaria nazionale, finendo in mano a investitori stranieri.

“Al 14 gennaio 2020, secondo dati Consob, Leonardo del Vecchio ha una partecipazione del 9,9% nel capitale di Mediobanca principalmente per mezzo della Delfin” e sempre tramite la società lussemburghese nel Gruppo Generali una quota del 3,2%. Il possesso di tali partecipazione nelle due societa’ sicuramente legittima del Vecchio a presentare una lista di candidati per le elezioni dei due consigli di amministrazione” ma “è del tutto diversa la circostanza di riuscire ad ottenere il voto favorevole da parte di un numero sufficiente di azionisti sulla lista di candidati presentata”.

“Ad oggi – ha proseguito – Delfin non ha presentato alcuna istanza formale alla competente Autorita’ di vigilanza volta volta ad accrescere la propria interessenza in Mediobanca sopra le soglie autorizzate vigenti pari al 10%”. D’Incà ha infatti ricordato che l’acquisizione di una quota sopra il 10% in una banca “e’ consentito solo dopo il rilascio preventivo delle autorizzazioni delle competenti Autorita’ di vigilanza”.

Nell’interrogazione parlamentare, Forza Italia scrive che “in qualità di azionista di Mediobanca e di Assicurazioni Generali, Leonardo Del Vecchio è in grado di presentare liste di maggioranza per l’elezione dei 2 Cda e incidere fortemente sulla nomina degli amministratori delegati. Ne consegue che con un investimento inferiore a 1 miliardo di euro, Leonardo Del Vecchio è oggi in grado potenzialmente di controllare la governance di due delle principali società italiane, che capitalizzano globalmente intorno ai 40 miliardi di euro. Il rischio concreto di tale situazione è che due società storicamente al centro della vita economica e finanziaria del nostro Paese, con un azionariato italiano stabile, diventino terra di conquista per investitori stranieri e società lussemburghesi e francesi”.

pev

(END) Dow Jones Newswires

January 15, 2020 10:20 ET (15:20 GMT)