La truffa del factoring ha fruttato 3 milioni

ANDREA STERN Caffe.ch 19.1.20

Restano in carcere i due uomini arrestati in settembre
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In pochi mesi avrebbero incassato quasi tre milioni di franchi. Semplicemente facendosi pagare fatture doppie o inesistenti. Ma la truffa era troppo banale per poter durare nel tempo. Così nel settembre scorso il giocattolo si è rotto e i due sono finiti in carcere, dove si trovano tuttora.
Protagonisti di questo nuovo tipo di truffa sono l’amministratore unico di una ditta di Cresciano, un 48enne italiano, e il suo dipendente, un 41enne italo-svizzero che fino al gennaio scorso era stato a sua volta amministratore unico della stessa ditta. Una piccola ditta specializzata nel recupero di pneumatici e nel trattamento di rifiuti speciali che aveva stipulato un accordo di “factoring” con una società di riscossione di crediti. L’anglicismo, che può sembrare complicato, in realtà nasconde un sistema piuttosto semplice: invece di occuparsi di incassare i propri crediti la ditta di Cresciano li cedeva a una società di riscossione, che in cambio le anticipava subito la liquidità. Quindi la società di riscossione si occupava di far pagare le fatture ai creditori, tenendo per sè una commissione. 
È un sistema, quello del factoring, che secondo la relativa associazione svizzera di categoria registra negli ultimi anni dei tassi di crescita a due cifre. A optare per il factoring sono soprattutto aziende di medie dimensioni o aziende orientate all’esportazione. In questo modo possono scaricare su altri il rischio di ritrovarsi con fatture impagate. Il sistema ha funzionato anche a Cresciano, per un certo tempo. Ma poi la ditta ha iniziato a presentare delle fatture false o già saldate. Sarebbe riuscita così a incassare indebitamente quasi tre milioni di franchi prima che la società di riscossione si accorgesse dell’inganno e ne denunciasse gli artefici. 
Era il settembre scorso. Poco dopo la procuratrice pubblica Chiara Borelli ha ordinato l’arresto del 48enne e del 41enne. Inizialmente è finito in carcere anche il fratello di quest’ultimo, un 35enne che in passato aveva lavorato per la ditta di Cresciano e che in Ticino è conosciuto come uno dei migliori allenatori nel calcio regionale. È però stato rilasciato già il giorno seguente.
È stata invece prolungata la carcerazione preventiva del 48enne e del 41enne. La procuratrice Chiara Borelli sta ricostruendo la truffa. Apparentemente è tutto semplice, ma solo apparentemente. Inoltre, stando a quanto filtra dall’inchiesta, gli inquirenti starebbero ancora cercando di capire dove siano finiti i soldi intascati indebitamente dai due indagati. Finora sarebbero stati ritrovati solo poco più di 350mila franchi, in contanti, in un’abitazione di Torricella-Taverne. 
Come non era stata trovata buona parte dei soldi spariti nell’unico precedente ticinese di truffa del factoring. Autore della truffa, in questo caso, un 69enne italiano titolare di una ditta di Muralto che vendeva materassi. L’uomo, condannato nel 2016 a tre anni di detenzione parzialmente sospesi, era riuscito a farsi versare 1,6 milioni di franchi. Oltre la metà deve ancora essere risarcita alla società di riscossione.