Il Green deal di Intesa Sanpaolo, al verde i lavoratori di Olisistem

Lospiffero.com 21.1.20

Per 150 lavoratori dell’azienda fornitrice della banca è prevista la riduzione salariale per mantenere il posto. Il ceo Messina decanta l’impegno sociale dell’istituto ma scarica i costi. Insomma, predica bene ma razzola male

Com’è verde la mia banca. Già, solo che mentre un Carlo Messina pellegrinante a predicare e magnificare il Green new deal di Intesa Sanpaolo, tenendo ben salda la curia in quel di Milano dopo aver ridotto Torino a parrocchia di campagna, c’è chi, anche in virtù di questo nuovo corso, rischia di restare al verde. Chiedere ai lavoratori di Olisistem, oggi nuovamente in piazza sotto il grattacielo e non meno disperati della volta scorsa. Preoccupa l’attuale situazione: per 150 lavoratori dello stabilimento di Settimo Torinese, infatti, è prevista la riduzione salariale pari a 100 euro netti al mese. Una condizione che ha creato non pochi malumori e ha spinto il sindacato Fim Cisl a indire la nuova manifestazione.

Immagine certo meno glamour e culturalmente accattivante di quella fornita da un po’ di settimane dal vertice del colosso creditizio. Prima la kermesse torinese, presente il gotha finanziario ùcon annesse autorità locali, per la presentazione delle Gallerie d’Italia di Torino a Palazzo Turinetti, subito dopo l’annuncio da parte di Messina con immancabile claque, della svolta ecologista della banca con un impegno da 50 miliardi destinato a rendere “Intesa Sanpaolo motore per lo sviluppo sostenibile e inclusivo”. Per l’occasione è stato preparato un “video commovente”, per usare le parole del Ceo, diventato immediatamente anche uno spot pubblicitario passato sulle principali reti nazionali, che decanta Intesa come banca leader per lo sviluppo sostenibile e modello di riferimento sociale e culturale. Mancava solo Greta.

Tuttavia, mentre si celebrava una liturgia in salsa milanese su quanto è grande la banca e quanto è impegnata nei confronti della società per rispondere ai bisogni delle persone, alla salvaguardia e alla valorizzazione dell’eredità storico artistica italiana e a costruire un futuro migliore per le prossime generazioni, sotto assai meno e meno potenti riflettori i lavoratori di Olisistem incrociavano nuovamente la braccia.

Nel trasferimento del personale sulle aziende alle quali la banca ha riassegnato i servizi, vengono attivate revisioni al ribasso delle retribuzioni, già basse, dei lavoratori adducendo problemi di compatibilità con le tariffe riconosciute finora. In più, a rendere ulteriormente critica la posizione dei lavoratori ci sarebbero le scelte, a detta di molti scellerate, del settore committenza e acquisti dell’istituto guidati da Riccardo Sfondrini e Alfonso Guido. Assegnazioni secondo i criteri del massimo ribasso che penalizza i lavoratori, evitando qualsiasi confronto con le parti sociali per la soluzione di una vicenda che coinvolge centinaia di persone che lavorano da anni per la banca con dedizione e impegno. Posti sacrificati o comunque messi ad altissimo rischio in nome del rapporto costi-ricavi.

Insomma la compressione dei prezzi determina un effetto a catena che costringe le aziende, pena il default, a ricercare soluzioni, anche le più fantasiose, per comprimere i costi sotto i corrispettivi risicati, e le principali componenti di costo in questi servizi sono le retribuzioni e le imposte insieme ai contributi. Alla faccia dello sviluppo sostenibile: qualsiasi sia la soluzione individuata la riduzione dei costi sotto il valore minimo di sostenibilità dei servizi, determina una rilevante perdita per l’erario, per quanto riguarda i contributi e, nel caso delle banche, Iva non detraibile. Non è un caso che in un mercato così deteriorato siano molte le aziende costrette a chiudere, o che incappano in guai giudiziari per problemi di natura fiscale, per poi chiudere anch’esse. L’impegno sociale decantato sembra, quindi, presentare qualche incrinatura, cui si aggiunge una ricerca di Goldman Sachs il cui esito continua a mantenere una valutazione sulle azioni di Intesa Sanpaolo “sell” e quindi da vendere, con previsioni di utili e rendimento del capitale al di sotto del consenso.

Insomma, sarà pure verde il futuro della banca presieduta da Gian Maria Gros-Pietro, ma quel colore potrebbe tingere altri futuri, incominciando da quello dei lavoratori dell’indotto, certo non con lo stesso risultato magnificato dal Ceo. Tutt’altro.