La cassaforte ticinese dei fedeli di Yanukovich

FEDERICO FRANCHINI Caffe.ch 26.1.20

Bloccati i milioni dell’ex Ceo di una società statale ucraina

È considerato uno degli acquisti più cari da parte dello Stato ucraino: due piattaforme petrolifere che avrebbero dovuto estrarre idrocarburi dai fondali del Mar Nero. Costo dell’operazione? Circa 800 milioni di franchi versati, tramite una filiale, dalla società pubblica Naftogaz. Una cifra spropositata, di cui la metà sarebbe finita a politici d’alto calibro e all’ex Ceo della stessa Naftogaz. Un affare di presunta corruzione che, come spesso accade, riaffiora in Ticino. 
Su questa vicenda indaga il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) che, come confermato al Caffé da un portavoce, ha aperto un’inchiesta penale per riciclaggio nei confronti di due cittadini ucraini. In totale, in Svizzera, sono stati congelati circa 60 milioni di franchi. Secondo il Tages Anzeiger, i soldi sarebbero depositati alla Rotschild di Zurigo e alla Efg di Lugano. 
In Ucraina, le indagini sull’acquisto delle due piattaforme sono iniziate dopo il cambio di regime,  nel 2014. Al centro della vicenda vi è  Yevgeny Bakulin, ex Ceo di Naftogas e deputato in Parlamento. Nel 2018, dopo la revoca della sua immunità parlamentare, Kiev ha inviato una rogatoria alla Svizzera. Per il procuratore generale ucraino, Bakulin era membro di un’organizzazione criminale guidata dall’ex presidente Viktor Yanukovich. Negli anni in cui questi era al potere, il suo clan si sarebbe arricchito sottraendo enormi quantità di denaro dalle casse delle varie aziende pubbliche, tra cui Naftogaz. In totale, il danno stimato per lo Stato è di 12 miliardi di dollari. Nel caso delle piattaforme, Bakulin è accusato di aver ricevuto 25 milioni di dollari di tangenti. Anche se, secondo alcuni articoli di stampa, una quota maggiore sarebbe finita nelle tasche dello stesso ex presidente. 
Kiev aspetta ora i documenti bancari svizzeri. I figli di Bakulin, a cui sono intestate le società offshore che controllano i conti bloccati, hanno provato ad opporsi all’invio di queste informazioni. La loro motivazione è che l’Ucraina è uno “Stato canaglia” e che l’indagine nei confronti del padre “ha lo scopo di screditarlo in quanto leader politico dell’opposizione”. Nel  2019, i tribunali svizzeri hanno respinto i ricorsi. 
La vicenda è solo una delle varie indagini penali aperte in Svizzera nell’ambito di vicende di presunta corruzione avvenuta in Ucraina. Lo scorso dicembre l’Mpc ha promosso l’accusa contro Mykola Martynenko, ex parlamentare: assieme ad un concittadino è accusato di aver riciclato quasi 3 milioni di franchi in Svizzera nell’ambito di una vicenda legata alla società elettrica statale Naek Energoatom. Un’altra inchiesta riguarda Yuriy Ivanyuschchenko, anch’esso ex parlamentare e fedelissimo di Yanukovich, a cui l’Mpc ha bloccato circa 90 milioni di franchi. Denaro che, in parte, sarebbe depositato in Ticino.