L’ipocrita Di Maio e la sua cravatta, che resta alla Farnesina

Libreidee.org 25.1.20

Una smentita è una notizia data due volte; Luigi di Maio lo sa, e affermando a mezzo stampa che col termine “pugnalatore” non si riferisse minimamente ad Alessandro di Battista, ha voluto inviare un messaggio agli attivisti, “Di Battista uguale cattivo”, ed a lui: “Ti distruggo, stai attento”. Purtroppo per Di Maio, credo che a nessuna persona matura sia sfuggito che l’attuale ministro degli esteri si sia mosso concretizzando una vendicativa ed infantile scenata (la “rabbietta”), tipica di quei bimbi a cui per troppo tempo sono state date tutte le attenzioni! “Il partito è mio e ora parlo male di te e ti metto gli altri bimbi contro”; mi si perdoni l’ironia, ma penso che a questi livelli la cosa politica non fosse mai scesa Oddio, riguardo il volgo cui si rivolge Di Maio, non parlerei nemmeno di “attivisti”, perché uno dei risultati del biennio di Luigi è che, sul territorio, di veri attivisti non se ne vedono più; nessuno si riunisce più e sono rimasti solo gli amici degli amici, per cui è meglio definirli “aspiranti poltronai”. Il ministro degli esteri ha ricordato quelle strategie che i sedicenti progressisti (Pd, Leu) mettono in pratica, capillarmente, quando si fanno le scarpe tra di loro (anche nei posti di lavoro, come i lettori sapranno), ma in una forma più imbarazzante e prepuberale o, al massimo, adolescenziale.

Vi sembra normale che la solidarietà, secondo me sincera, espressa dal romano verso Gianluigi Paragone (questa sarebbe una coltellata?) debba essere punita e magari con l’isolamento? Dibba dovrebbe di grazia mettersi in ginocchio? Intanto Di MaioAlessandro di Battista, elegantemente, non risponde. Durante la “cerimonia”, peraltro eccessiva, delle dimissioni, il responsabile della Farnesina non ha detto praticamente niente di programmatico o di vagamente “rivoluzionario” se non plausi ai cravattari europei (e italiani) ed un lodarsi continuo di fronte agli astanti: in pratica non sono state vere dimissioni ma una malcelata ricandidatura, per la carica di capo politico, in vista degli “Stati Generali”. A tal proposito, caro Di Maio, hai mai pensato che oltre il 5S, oltre la politica, potrebbe esserci la prospettiva di trovarsi un lavoro vero? Non credi ti farebbe più onore? Non credi che ostinarsi a non rassegnare le vere dimissioni (quelle da ministro degli esteri) e il mantenere il 5S col Pd al governo sia il peggio possibile?

Se non si termina in fretta questa assurda alleanza col sistema, i voti ignobilmente definiti “populisti” dai media(plauso a tal Buffagni, che lo ha compreso) non torneranno mai più: la gente capirà “questi hanno gettato la maschera, altro che cambiamento, sono stampelle dei progressisti del politically correct”, e questo significherà perdere la faccia definitivamente (altro che 15% in favore della Lega!), liquidare l’anima. Se tu Di Maio rinsavirai in fretta, insieme ai tuoi sodali, quel 15% finito alla Lega sarà recuperabile perché fluido; se invece qualcuno di voi penserà che il MoVimento potrà assorbire il Partito Democratico avrà di fronte a sé solo delusione. Gli attuali elettori del Pd (e pure un 10% circa del 5S) non sono fluidi, votano sempre e comunque nello stesso modo. Rimanendo coi “piddini” quindi, il 5S finirà leggermente sotto al 10% e da quel momento in poi sarà costretto ad allearsi obbligatoriamente con il Pd, fino alla totale assimilazione (come fu per l’Idv), fino al Di Battistatotale annientamento. Ricordo per l’ennesima volta che, a cose normali, il governo con la Lega avrebbe dovuto far fuggire elettori originariamente di sinistra, e invece sono fuggiti quelli di opposta origine!

Ciò significa che gli elettori “di sinistra” del MoVimento votano 5S sempre e comunque, mentre gli altri scappano se percepiscono inaffidabilità e ipocrisia. Sul tema migratorio i cittadini con un cervello non delegato e col giramento di palle costante, leggevano ogni giorno dichiarazioni radical chic da parte dei Fico, Lombardi, Nugnes, Gallo, Raggi e compagnia bella, e sono scappati a gambe levate! Tutti politici legati a doppio filo a quel Beppe Grillo ormai “signorsì signore” del Pd per ragioni ignote… Lo capisci, caro Luigi, che gli italiani vi votarono perché non volevano più vedere al governo i prezzolatissimi del Pd, non volevano vederli più a dare lezioni in Tv, a parlare di cazzate politically correct su migranti, arcobaleni, Europadei polli, eccetera, e ce li avete rimessi proprio voi? Ti sei tolto la cravatta, bravo, ma perché  a questo gesto, che a livello iconico, simbolico, equivale a “moVimentarsi”, al tornare nelle piazze, è seguito il continuare a fare il ministro, rimettendotela? Non deve essere la cravatta a finire nel museo ma al limite tu, se non poni fine alla tua smania di potere: ti sei perfino a scagliato ciecamente contro chi per il bene di tutti andrebbe valorizzato (Di Battista).

Vorrei ricordarti a tal proposito, mentre utilizzi anche frasi tipo “mentre ero con Putin”, se ti ricordi il “Caso di Quarto”… lì, la tua migliore qualità, i tuoi proverbiali nervi freddi, vennero meno e stavi per essere travolto, e fu proprio lì che si vide l’amico Alessandro. Amico…termine che, nella smentita, in bocca a te Luigi, non è suonato sincero ma ipocrita. Ammutolito, schiacciato dal fango mediatico (fango a dir poco) e visibilmente in preda ad un “nodo alla gola” (quello vero, non quello della cravatta) sprofondavi su un divano insieme a Robertino Fico: foste difesi solo da un grande Alessandro di Battista, la gente di norma dimentica ma non è il caso del sottoscritto (video). Non me ne volere, quindi, Luigi d’Avellino, per la definizione che ti ho dato, perché non va intesa come offesa, bensì come maschera di Goldoni. La maschera appare e svolge il suo ruolo nel palcoscenico in coerenza con le aspettative e con le regole del “gioco”. Il gioco della politica quindi ti si confà, ma ho una domanda: l’Italia non doveva fare a meno del politico in favore del “cittadino punto e basta”, del cittadino inserito nelle stanze che contano, come Gianroberto Casaleggio indicava?

(Marco Giannini, “Luigi di Maio l’Ipocrita”, Libreidee, 25 gennaio 2020. L’accenno al “caso di Quarto” di riferisce all’espulsione dal Movimento 5 Stelle di Rosa Capuozzo, prima cittina di Quarto, in provincia di Napoli, contestata per insufficiente trasparenza).