Svizzera ancora utile …alle mafie italiane

ANDREA BERTAGNI Caffe.ch 26.1.20

Da “lavatrice” a rifugio per latitanti, trafficanti e assassini

La ‘ndrangheta si è̀ estesa oltre la Calabria in tutta Italia e anche all’estero. Vi sono affiliati e locali in Svizzera, Germania, Stati Uniti, Australia e Canada”. Pesano come macigni le parole pronunciate nel febbraio 2019 dalla Corte superiore di giustizia dell’Ontario in Canada, condannando a 11 anni e mezzo di reclusione un appartenente alla cosca calabrese. Pesano perché la Svizzera non è immune alla criminalità organizzata italiana. Anzi. “È una delle destinazioni preferite dalle mafie per trasferire i capitali illeciti”, scrive la Direzione investigativa antimafia (Dia) nel suo ultimo rapporto semestrale al Parlamento di Roma. 
Capitali occulti e riciclaggio, dunque. Ma anche assassini. Il 21 aprile 2019 a Petilia Policastro in provincia di Crotone vengono freddati un 58enne e un 35enne, considerati i vertici di un potente “famiglia” locale. Pochi mesi dopo i sospetti si concentrano su tre persone. Uno di loro abita in Svizzera e viene estradato. 
È invece pregiudicato e latitante dal 2016 l’uomo affiliato alla mafia siciliana finito in manette sempre l’anno scorso, che dalla Svizzera, sostiene la Dia citando l’operazione “Stop an go”, gestiva un traffico internazionale di droga importata dal Sudamerica. “La sua permanenza in Svizzera – precisa la Dia – era finalizzata alla gestione del traffico di stupefacenti”.
Sono invece legati alla camorra campana le persone accusate nel gennaio 2019 di aver estorto, rapinato e ricettato nel settore edilizio nell’area di Casal di Principe. I proventi illeciti fa notare la Dia, che ha sequestrato beni del valore di 10 milioni di euro, venivano riciclati attraverso società e conti aperti anche in Svizzera. E sempre camorrista è l’uomo detenuto nel nostro Paese condannato per rapina, indagato nel febbraio 2019 dalla Polizia italiana per aver ripetutamente commesso lo stesso crimine a Torino in Piemonte. 
Sono stati invece trasferiti in una banca svizzera, da cui, per il tramite di una finanziaria di Ginevra, sono poi “spariti” nelle isole offshore di Jersey, i 7,8 milioni di euro di un noto contrabbandiere di origini napoletane messi sotto sequestro  in Gran Bretagna il 15 aprile 2019. 
Anche una parte dei 400 milioni di euro sequestrati dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria con l’operazione “Galassia”, che ha sgominato una pluralità di associazioni a delinquere operanti in tutta Italia nelle scommesse illegali, sono finiti nei forzieri svizzeri. 
Hanno toccato anche la Confederazione le indagini dell’operazione “Malapianta” che nel maggio 2019 hanno accertato un traffico di stupefacenti e un riciclaggio di denaro della ‘ndrangheta crotonese: 35 le persone accusate, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, usura, porto e detenzione illegale di armi e intestazione fittizia di beni. 
Un’altra inchiesta conclusa nel febbraio 2019, questa volta della Procura di Sondrio, ha stroncato un traffico internazionale di cocaina sull’asse Olanda, Svizzera, Italia gestito da un sodalizio italo-albanese. 
A dimostrare come le sostanze stupefacenti continuino a essere il “core business” delle organizzazioni criminali, sono state pure le indagini dell’inchiesta “Fiori di primavera” della Guardia di finanza del febbraio 2019. Che hanno svelato un’ingente fornitura di droga da destinare al mercato svizzero gestita dalla criminalità albanese assieme a quella calabrese.