CrC, Falco in picchiata su Genta

Lospiffero.com 31.1.20

L’ex presidente della fondazione cuneese fa le pulci alla gestione del suo successore: investimenti non equilibrati, diminuzione del capitale, cumulo di cariche, conflitti di interesse. E sulla riconferma, fino a ieri data per scontata, aleggia qualche incognita

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Il tempo scorre veloce, e a fine aprile scadrà il mandato triennale di Giandomenico Genta alla presidenza della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (CrC).  Molto legato, sul piano politico e professionale, al presidente della Fondazione Crt Giovanni Quaglia, attore di primissimo piano sulla scena bancaria e finanziaria nazionale, Genta era stato eletto di stretta misura (14 a 13) dall’assemblea del 2016, battendo l’albese Antonio Degiacomi, all’epoca vicepresidente di Ezio Falco, che aveva svolto due mandati e non era ricandidabile. In realtà, attraverso il suo vice Falco avrebbe  continuato a comandare per interposta persona. Di recente Degiacomi si è dimesso dal Cda e dal Consiglio, non condividendo le modalità di gestione di Genta.

Dopo anni di silenzio, Ezio Falco ha diramato un documento di durissima critica alla gestione Genta, nell’evidente intenzione di fornire argomenti a suoi avversari. La presidenza della Fondazione è stata cuneese per ben tre mandati consecutivi, e questa sarebbe la quarta volta. In teoria, ad Alba e Mondovì qualcuno potrebbe avere qualcosa da ridire, ma Genta ha dedicato molta attenzione alle richieste del territorio e può contare sulla riconoscenza di molti enti designanti, ai quali ha destinato importanti risorse. Inoltre, gli viene riconosciuta una gestione trasparente nell’erogazione dei contributi, nel quadro di una visione di lungo periodo e con programmi di settore concertati con gli enti locali, le istituzioni culturali, gli enti di assistenza. Uno stile opposto rispetto a quello accentratore di Falco, che nella Fondazione vedeva la cabina di regia della politica provinciale.

La penna di Falco è intinta nel veleno del rancore, ma propone argomenti oggettivi e documentati. Sotto i riflettori  le  strategie di investimento della Fondazione ed i conflitti di interesse che potrebbero essere rilevati a carico del presidente e di altri amministratori.

Molti sono i punti salienti nel testo redatto dall’ex presidente. “Dal 2000 al 2015 (presidenze Oddero e Falco), il patrimonio è sempre stato in crescita, pur in presenza, dal 2008 in poi, della più grave crisi economica e finanziaria. Nel 2016 è diminuito di 69,8 milioni di euro. Nel corso del 2015, tra le partecipazioni quotate, Atlantia non c’era. Dopo le due partecipazioni storiche Ubi e Enel, quella maggiore era Eni, pari al 4,7% del totale delle partecipazioni quotate. Nel 2016 [il primo bilancio firmato da Genta,ndr] ecco Atlantia: investiti 27.334.189 euro, la terza partecipazione per valore, il 5,7% del totale, l’11,1% dell’investimento nelle quotate, al netto di Ubi”.

Con riferimento al bilancio 2017, Falco sottolinea come su Atlantia la Fondazione abbia investito altri 22.660.945 euro, pari al 9,27% delle partecipazioni quotate, al netto di Ubi Banca. “Ad aprile 2018 Genta diventa presidente del collegio sindacale di Autostrade per l’Italia, posseduta per l’88,06% da Atlantia. Ma guarda un po’…”. Prosegue Falco: “La Fondazione Cassa di Risparmio di Torino risulta il quinto azionista di Atlantia, il secondo investimento nelle partecipazioni quotate, pari al 26,2% del totale, e al 35,5% al netto della partecipazione storica in Unicredit. Nel Cda di Atlantia siede Anna Chiara Invernizzi, vicepresidente della Fondazione, di area Palenzona-Quaglia. Atlantia possiede l’88,06% del capitale di Autostrade per l’Italia, e dal 2018 Giandomenico Genta è presidente del collegio sindacale. Casuale?”.

E ancora. “Nel 2017 la Fondazione CrC ha investito euro 2.665.565 euro in Ream Spa, di cui presidente è Giovanni Quaglia e del cui Cda fanno parte Giandomenico Genta e Antonio Miglio, presidente della Cassa di Risparmio di Fossano SpA, già presidente dell’Associazione politica Insieme, composta da ex democristiani della provincia di Cuneo facenti capo a Quaglia”.  Nel 2017 “la Fondazione CrC ha investito euro 45.626.112 in Equiter, partecipata dalle Fondazioni Crt e Compagnia di San Paolo e da Intesa San Paolo. Vicepresidente è Giovanni Quaglia, e Genta fa parte del Cda. C’è la Compagnia San Paolo, ma il suo presidente Profumo, già rettore del politecnico di Torino e ministro dell’Istruzione, non è nel Cda. Evidentemente… non all’altezza!”  In sintesi, gli incarichi ricoperti da Genta derivanti, direttamente o indirettamente, dalla presidenza della Fondazione CrC, sono: presidente del Collegio Sindacale di Autostrade per l’Italia, membro dei Cda di Ream, Equiter e F2i sgr, società di gestione del risparmio.

La nota si conclude con una serie di “domande (da rivolgere… agli spiriti liberi). “Questi incarichi sono dovuti all’eccellenza della persona (studi giovanili e qualità personali) o da altro, che nessuno, tra coloro che hanno responsabilità pubbliche, ha il coraggio di denunciare? È stato normale e prudente investire così tanto in Atlantia, in contrasto con gli orientamenti che negli anni della presidenza Falco, il Cda e il Consiglio Generale avevano deliberato? È normale e fisiologico che a seguito dell’investimento in Atlantia il nostro assuma la presidenza del Collegio Sindacale di Autostrade per l’Italia, controllata da Atlantia? Come mai non si è iniziato a disinvestire in Atlantia a seguito del crollo del ponte Morandi, con la spada di Damocle della revoca della concessione (tuttora di stretta attualità) che porterebbe al fallimento della società e, per la Fondazione Crc, all’azzeramento dell’investimento, con la conseguente perdita di 50 milioni di euro? Non sarà che abbia impedito ciò (che in altre occasioni in passato la Fondazione ha prudentemente attuato e che ogni investitore istituzionale farebbe) il fatto del doppio incarico del nostro? È prudente continuare a correre tale rischio, consentendo al nostro di mantenere entrambi gli incarichi? Non è che si configuri un evidente conflitto di interessi?

Falco asserisce di aver scritto “queste brevi note con la stessa consapevolezza (e facendo le dovute proporzioni) con cui Luigi Einaudi nel 1959, al termine del suo settennato di Presidente della Repubblica, scrisse le Prediche inutili. Sono passati 60 anni, ma gli italiani non sono come allora, sono peggio. E i cuneesi… sono peggiorati di più! (Forse non è un buon italiano, ma rende bene cosa penso)”.

Così parlò Ezio Falco, estromesso dal controllo della Fondazione in seguito alla bruciante sconfitta del 2016, al termine del secondo mandato, vittima anche della propria presunzione. Del resto, con finta modestia modestia, Falco si richiama a Luigi Einaudi. Come dire: statisti a confronto…

Come andrà a finire? I soliti bene informati dicono che Genta, forse con qualche ragione, non sarebbe sicuro al 100% della riconferma, che peraltro gli osservatori ritengono molto probabile,  anzi quasi certa, e tema insidie dell’ultima ora. Di certo le parole al vetriolo di Falco potrebbero danneggiarlo. Lavori e grandi manovre in corso, soprattutto per la scelta dei consiglieri da parte degli enti designanti. A fine aprile si saprà. Intanto, la Granda dei potteri forti è in subbuglio.