Crac Popolare Bari, l’ex presidente e la cimice a tavola: «La cosa seria è il falso in bilancio»

02 Febbraio 2020

MASSIMILIANO SCAGLIARINI lagazzettadelmezzogiorno.it

Crac Popolare Bari, l'ex presidente e la cimice a tavola: «La cosa seria è il falso in bllancio»

I due Jacobini intercettati con De Bustis: non abbiamo svalutato

L’accusa parla di un «metodo Popolare», che sarebbe consistito nel truccare i conti in maniera da tranquillizzare gli investitori continuando così a garantire emolumenti «fuori mercato» alla famiglia Jacobini. Un metodo di cui avrebbero fatto parte anche i manager della Bpb, tutti completamente asserviti ai vertici. Lo scrive il Procuratore aggiunto, Roberto Rossi, nella richiesta di misure cautelari firmata insieme ai sostituti Lidia Giorgio, Savina Toscani e Federico Perrone Capano, «L’ordine di scuderia è quindi realizzare un bilancio positivo; i funzionari eseguono aggiustando le poste contabili. L’utile sempre presente (amplificato dalla comunicazione sapientemente utilizzata) crea una fiducia in capo ai clienti della Banca che hanno sottoscritto le azioni Bpb inconsapevoli del rischio e tranquillizza il mercato». Clienti che non erano nemmeno messi in condizione di valutare i documenti.

IL RISTORATORE – L’accusa valorizza a questo proposito un’intercettazione del dirigente del bilancio, Elio Circelli, a tre giorni dall’assemblea del marzo 2017. Un socio della banca, il ristoratore Mauro Gaetano Durante, si presenta in sede per visionare il bilancio. Come sarebbe suo diritto. Soprattutto dopo aver letto dai giornali che i conti si sarebbero chiusi in utile «quando invece si rileva una perdita ante imposte, lamentando, quindi, una scarsa informazione al riguardo».

«Quello è il motivo – dice un collega a Circelli – e prima o poi verrà fuori e non sarà una cosa che non avrà ripercussioni anche per il fatto… per non avere correttamente evidenziato certe poste». Fatto sta che il ristoratore – definito «uno scassaminchia», per quanto «competente» – non ottiene le fotocopie dei documenti richiesti. Anzi – scrive il gip Francesco Pellecchia – nella sede della banca non c’era «una copia del bilancio completo, da mettere a disposizione dei soci», visto che Circelli chiede a un altro collega di portargli «una copia pulita» del documento da far visionare al socio, «termine – scrive il gip riferendosi alla “copia pulita” – che non si esclude possa intendere anche riferirsi ad esemplare “difforme” da quello che sarà poi sottoposto all’approvazione nell’assemblea».

«DA PEPPONE» – A inizio luglio 2017 la Procura fa notificare agli indagati un avviso di proroga delle indagini. La Finanza intercetta una telefonata di Luigi Jacobini a Vincenzo De Bustis per chiedere un incontro insieme al «capo», per pranzo, il giorno successivo a Roma. L’appuntamento è «Da Peppone», alle spalle di via Veneto, ed al tavolo ci sono le microspie che registrano la riunione a tre.

«La cosa seria è il falso in bilancio – dice Marco Jacobini -, perché questo poi fa… si porta dietro altre questioni, no, che sono l’ostacolo alla vigilanza e il prospetto. Quindi secondo me non ci sta…, lì l’unico problema è la congruità del prezzo». Appunto quella contestata dall’accusa, secondo cui i 9 euro ad azione (dell’aumento di capitale) sarebbero ingiustificati in quanto non rifletterebbero il reale valore della Banca Popolare di Bari.

Ma secondo l’allora presidente quella valutazione «dava ragione ai numeri, poi i numeri si sono modificati rispetto anche a un andamento di mercato, perché c’era la questione degli Npl (non performing loans, i crediti deteriorati, ndr), le svalutazioni uno decide di non farle, no, perché c’erano le svalutazioni da fare, può essere obbiettato questo, no, il tema è solo la credibilità sul prezzo, non vedo la…». Cioè, insomma, la colpa di quanto accaduto sarebbe del mercato. Ma per l’accusa quella frase dimostrerebbe «un interesse da parte dei vertici della Banca a ritardare l’emersione delle perdite».

I DATI TRUCCATI – In una registrazione diffusa nelle scorse settimane si può ascoltare l’ex ad De Bustis che accusa i responsabili delle filiali della banca di aver truccato i numeri. Una situazione di cui il manager romano parla anche negli atti dell’indagine, nella registrazione (anch’essa nascosta) fatta da un ex dirigente (Luca Sabetta) che ha accusato la banca di averlo mobbizzato. Ecco come risponde De Bustis quando Sabetta chiede di essere spostato a occuparsi di Pianificazione: «Ma in un’azienda come questa, dove tutto è truccato, i dati delle filiali sono truccati, cioè, io mi sono fatto portare, avevo capito, mi sono messo a analizzarli, sono truccati, è stato tutto inutile, allora le filiali fanno più commissioni del totale dell’istituto!».