Risiko bancario, l’inciampo (con scorno) di Quaglia

lospiffero.com 6.2.20 Stefano Rizzi

Passo falso sul rinnovo del cda di Banco Bpm: il suo candidato, a nome delle fondazioni, viene escluso per mancanza di requisiti. E così i piani del numero uno di via XX Settembre su Ubi si complicano. L’asse con Gente di Cr Cuneo

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Settimane importanti quelle a cavallo tra febbraio e marzo per capire quanto potranno incrociarsi i destini di Banco Bpm e Ubi Banca e se il probabile matrimonio ci sarà o, invece, la assai corteggiata banca guidata da Victor Massiah e partecipata dal 5,9% da Fondazione Cr Cuneodeciderà di fondersi con uno degli altri istituti di credito che mostrano interesse o, ancora, preferirà rimanere da sola. Il prossimo 17 il cda di Ubi presenterà il nuovo piano industriale, il 3 marzo toccherà a Banco Bpm che un mese più tardi vedrà l’assemblea riunita per approvare il nuovo cda presieduto da Massimo Tononi dopo la rinuncia a un ulteriore mandato da parte di Carlo Fratta Pasini.

E proprio nella composizione della lista di maggioranza che conferma l’amministratore delegato Giuseppe Castagna si è consumato un inciampo lungo il percorso tracciato da Giovanni Quaglia verso un blocco solido e compatto delle fondazioni all’interno dell’azionariato di Banco Bpm. Il presidente di Fondazione Crt, nei giorni a ridosso della composizione della lista aveva incontrato i suoi omologhi di Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, che detiene l’1,24%, Verona (0,4%), Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, la fondazione di Modena (0,3%) e Carpi (0,1%), ma anche una fondazione non di origine bancaria come l’Enpam, l’ente di previdenza dei medici e odontoiatri che in Banco Bpm pesa circa l’1 per cento.

Nei piani c’era l’inserimento di un candidato di questo fronte delle fondazioni nella lista di maggioranza. Il piano di Quaglia è però partito, oggettivamente in ritardo, i tempi sono stretti e questo si rivelerà fatale. Le fondazioni trovano, senza troppi problemi, la convergenza sulla figura del direttore di Enpam, Domenico Pimpinella, ma il vaglio della commissione nomine rileva che il manager non possiede tutti i requisiti richiesti e sottoposti al controllo della Bce.

Quando arriva il diniego non c’è più il tempo per rimediare con un’altra candidatura: un’ora dopo sarà approvata la lista. Per le fondazioni guidate da Quaglia si profilano due possibilità: incassare l’inciampo o presentare una lista di minoranza. Tra i vertici, nei giorni successivi, s’intrecciano telefonate e ragionamenti, poi la decisione di non assumere un atteggiamento che potrebbe essere letto in maniera conflittuale e che se porterebbe ad avere un consigliere non è affatto detto agevolerebbe quel disegno che il presidente della cassaforte di via XX settembre insieme ai suoi colleghi intende comunque portare avanti in quella sorta di patto di sindacato delle fondazioni in seno alla banca che potrebbe sposarsi con Ubi.

Quest’ultima, nei mesi scorsi, è stata oggetto di quello che è stato definito un piccolo ribaltone azionario e che si sostanzia nella nascita di un patto di consultazione che aggrega circa il 18% del capitale sociale e vede in prima fila la Fondazione CR Cuneo, insieme a Fondazione Banca del Monte di Lombardia, Polifin Spa, Next Investment Srl (della famiglia Bombassei), P4P Int, Radici Group , Scame Spa e Upifra della famiglia Beretta.

Un patto, quello guidato dalla fondazione presieduta da Gian Domenico Genta, che ha di fatto archiviato l’egemonia di Giovanni Bazoli in Ubi e che in una nota ufficiale spiega, tra l’altro, come “rappresenta da oggi una sede di confronto tra significativi soci istituzionali e industriali di Ubi Banca, anche in relazione a future scelte strategiche, disciplinato facendo riferimento ai modelli elaborati dalla miglior prassi internazionale”. Un avviso di sorveglianza speciale recapitato a Massiah? C’è chi ha letto la nascita del patto (anche) in questo senso.

Una lettura di questa iniziativa porta anche a rivedere la geografia della banca: il patto avrebbe in sostanza rotto gli equilibri territoriali che si erano formati in questi anni con un forte peso, portando ad aggregare una forte compagine bergamasca alle quote detenute dalla Fondazione Cr Cuneo e della Fondazione Banca del Monte di Lombardia, fino a ieri invece legata agli investitori bresciani rappresentati dal sindacato azionisti Ubi creato da Bazoli.

Mosse importanti nel risiko bancario che, pur con qualche inciampo come quello sulla lista di Banco Bpm, vede le due fondazioni piemontesi protagoniste e i suoi presidenti, legati da un patto di ferro oltre che un’amicizia di lunga data, prim’attori su uno scenario che continua a prospettare l’unione tra le due banche.

Anche in questa prospettiva, peraltro valutata con una certa cautela da Genta – prossimo alla scadenza del suo primo mandato e nei giorni scorsi bersaglio di pesanti critiche da parte del predecessore Ezio Falco – anche per via di un aumento di capitale stimato in circa 2 miliardi, si può leggere l’attivismo di Quaglia a capo del fronte delle fondazioni in Banco Bpm. Ha provato a fare il salto verso il cda, ma è partito tardi ed è inciampato.