I RISCHI DEL SISTEMA BANCARIO-OMBRA

7 Febbraio 2020

 di: RICCARDO REALFONZO lavocedellevoci.it

Pubblichiamo questo interessante saggio del professor Riccardo Realfonzo, professore ordinario di economia politica nell’Università del Sannio, dove presiede il Corso di laurea in Economia Aziendale ed è direttore scientifico e didattico della Scuola di Governo del Territorio. L’articolo, firmato con Rosa Canelli, è tratto dal periodico online Economia e Politica diretto dallo stesso Realfonzo.

 

Il sistema bancario ombra (shadow banking system) è cresciuto considerevolmente negli ultimi decenni, in posizione di complementarità e surrogazione al sistema bancario tradizionale e alimentando la sempre maggiore finanziarizzazione dell’economia, ovvero il predominio della finanza sull’economia reale. Le transazioni complessivamente realizzate dal sistema ombra hanno ormai raggiunto nel mondo l’impressionante valore di 52 mila miliardi di dollari. Comunemente definito come l’insieme delle istituzioni finanziarie non bancarie che operano al di fuori dei circuiti regolamentati, il sistema bancario ombraha progressivamente attratto l’attenzione della comunità accademica e le preoccupazioni delle istituzioni internazionali, soprattutto dopo lo scoppio della crisi economico-finanziaria del 2008.

Il suo sviluppo e il suo coinvolgimento nell’attività di intermediazione creditizia fu inizialmente accolto con favore dalle autorità di regolamentazione. Si riteneva, infatti, che la presenza di canali di finanziamento alternativi a quelli tradizionali e la canalizzazione di risorse verso investimenti e bisogni specifici avrebbero prodotto effetti positivi sia nel sistema finanziario sia nel settore reale, promuovendo una sana competizione nel mercato bancario, una tendenziale riduzione dei costi, una diversificazione del rischio e una efficiente allocazione delle risorse. Ed effettivamente, le “banche ombra”, considerate un prodotto spontaneo del mercato, hanno fornito strumenti alternativi per il finanziamento del sistema economico, sostenendo le decisioni di produzione delle imprese, concedendo credito ai consumatori e, di conseguenza, contribuendo a sostenere la domanda aggregata di beni e servizi. Tuttavia, espletando funzioni bancarie senza essere sottoposte ai limiti e alle restrizioni previsti della regolamentazione in termini di leva finanziaria (leverage[1]), liquidità e tipologie di investimento, e operando senza la possibilità di ricorrere alla Banca Centrale, lo shadow banking system rappresenta una potenziale fonte di rischio che mina la stabilità del sistema bancario e del settore reale. Sarebbe dunque indispensabile una intensa attività di monitoraggio da parte delle autorità di politica monetaria (FSB, 2011, 2018), che però ben difficilmente potranno da sole ridurre considerevolmente i rischi connessi alle banche ombra.

Questo studio esamina l’evoluzione del sistema bancario ombra, adottando l’“approccio funzionale” proposto dal Financial Stability Board[2](FSB). Evidenzieremo come gli stretti legami e le interconnessioni con il sistema bancario tradizionale e con il settore reale conferiscano allo shadow banking system un ruolo centrale nell’assetto economico globale. Attraverso un approccio deduttivo, rileveremo anche che, nonostante il suo rilievo nell’economia reale, il concetto di sistema bancario ombra non trova ancora una chiara trattazione nell’ambito del dibattito tra gli economisti. Infine chiariremo che l’affermazione delle banche ombra rafforza la tesi keynesiana sulla instabilità connaturata all’economia monetaria e la conseguente necessità di intervento coordinato di politica fiscale e politica monetaria.

Che cosa è il sistema bancario ombra

L’espressione shadow banking system (o sistema bancario ombra) fu coniata per la prima volta nel 2007 da Paul Mc Cully per sottolineare la progressiva diffusione di intermediari finanziari non bancari che operano al di fuori dei circuiti regolamentati. McCully (2007, 2009) osservò, infatti, il progressivo e rapido sviluppo di una forma di intermediazione incentrata su un insieme di veicoli di investimento non bancari caratterizzati da un elevato ricorso alla leva finanziaria che, a differenza delle banche tradizionali, si finanziano attraverso il mercato, esponendosi a una eventuale carenza di liquidità. In seguito alla prima definizione del fenomeno da parte di McCully, si è sviluppato un dibattito sulla definizione di shadow banking system. La letteratura sul tema è piuttosto recente ed evidenzia posizioni diverse che tuttora non convergono in una trattazione unitaria del fenomeno: alcuni autori si concentrano sulle entità che compongono l’universo bancario ombra; altri enfatizzano, invece, la necessità di spostare il fulcro dell’osservazione sulle attività svolte dalle banche ombra.

Il primo tentativo di tracciare un quadro dettagliato del settore bancario ombra è rappresentato dal lavoro di Pozsar (2008) che fornisce una complessa mappa che identifica tutti i veicoli e gli istituti non bancari che lo costituiscono e gli strumenti da quest’ultimi utilizzati (si vedano anche Pozsar et al., 2010, 2013). Tale linea di ricerca fu successivamente ampliata, portando all’identificazione dello shadow banking systemcome “l’insieme delle istituzioni finanziarie specializzate nell’intermediazione di fondi dai risparmiatori agli investitori attraverso una serie di tecniche di finanziamento e attraverso il processo di cartolarizzazione” (Adrian e Ashcraft, 2012, p.2). L’attenzione fu pertanto rivolta al tipo di attività svolte dalle banche ombra, rappresentate principalmente dal processo di cartolarizzazione del credito, dall’attività d’intermediazione creditizia e dall’individuazione di fonti alternative di finanziamento (Adrian e Shin, 2009, 2010; Adrian e Ashcraft, 2012, 2016; Gabor, 2014; Ban e Gabor, 2016; Gorton e Metrick; 2011, 2012; Mehrling et al., 2013; Nesvetailova e Palan, 2013; Claessens et al., 2012; Moe, 2012; Muller et al., 2012).

Sulla scia di tale letteratura, si inserisce il contributo del Financial Stability Board che, di fronte alla impetuosa crescita del fenomeno e all’infittirsi delle relazioni intessute con il sistema bancario tradizionale e con il settore reale, istituì una task-force con l’obiettivo di delineare una macro mappa del sistema finanziario per rafforzare la supervisione e la regolamentazione dell’universo bancario ombra. La logica delle analisi condotte dal FSB è quella di chiarire il ruolo dello shadow banking system, comprendere i rischi derivanti dai suoi stretti legami con gli intermediari bancari e finanziari e identificare i meccanismi e i canali di trasmissione e di contagio attraverso i quali eventuali shockspossono essere amplificati e trasmessi ad altri istituti finanziari e, conseguentemente, al settore reale. In tale ottica, il sistema bancario ombra viene inteso come “intermediazione creditizia che coinvolge entità e attività che operano fuori dal sistema bancario tradizionale” (FSB, 2011, p.1).

La metodologia utilizzata dal FBS (2019) per l’identificazione dello shadow banking system si snoda attraverso un percorso identificativo ad imbuto, caratterizzato da due fasi[3]. La prima fase consente di individuare una macro-mappa, una misura aggregata del fenomeno di intermediazione finanziaria non bancaria (MUNFI)[4]che comprende gli intermediari finanziari non bancari, assicurazioni, fondi pensione, OFI[5] e ausiliari finanziari (ad esempio, autorità centrali di controllo dei mercati finanziari e società di gestione dei fondi). La seconda fase individua la misura “ristretta” dello shadow banking system (narrow measure), restringendo l’attenzione sulle entità finanziarie non bancarie coinvolte in specifiche attività di intermediazione finanziaria e creditizia che potrebbero rappresentare una fonte di rischio sistemicoconnesso, nello specifico, al rischio di trasformazione della liquidità e della maturità, al rischio di credito e all’accumulo di leva finanziaria elevata.

Il passaggio dalla definizione MUNFI all’identificazione dello shadow banking system in senso stretto (narrow measure) viene effettuato secondo una classificazione funzionale, la cui applicazione consente diindividuare il sistema bancario ombra sulla base delle funzioni e delle attività che vengono svolte dalle entità nel mercato finanziario (FSB, 2013, 2015)[6]. La relazione tra il MUNFI e il sistema bancario ombra è mostrata con la Figura 1[7].

Figura 1: Processo identificativo del sistema finanziario ombra (migliaia di miliardi di dollari)

Fonte: Elaborazione dati FSB (2019)

Come mostrato dalla Figura 1, gli assets delle entità inglobate dalla misura aggregata MUNFI ammontano, nel 2019, a $185mila miliardi, di cui $117 mila miliardi riconducibili a OFI, $32 mila miliardi alle imprese assicurative e $33,6 mila miliardi ai fondi pensione. Il sistema bancario ombra in senso stretto, categorizzato secondo le attività economiche, ammonta a $51,6 mila miliardi e viene individuato rimuovendo dalla macro-mappa MUNFI: 1) fondi pensione, assicurazioni, OFI e ausiliari finanziari non coinvolti nell’attività di intermediazione creditizia, che non pongono rischi per la stabilità economico finanziaria ($122,3 mila miliardi); 2) entità consolidate in gruppi bancari, sottoposti alla regolamentazione prudenziale e supervisione, e le entità che fanno ricorso alla auto-cartolarizzazione[8] ($9 mila miliardi); 3) residuo statistico (derivante da differenze metodologiche nella raccolta e classificazione dei dati dei conti finanziari nazionali di alcune giurisdizioni per un valore di $2,1 mila miliardi).

Il trend evolutivo dello shadow banking system nei Paesi che partecipano all’attività di monitoraggio è piuttosto diverso. La Figura 2 cattura l’ampiezza del fenomeno, confrontando le componenti della misura MUNFI e le banche ombra (narrow measure), entrambi calcolati come percentuale degli assets finanziari totali nazionali.

Figura 2: Sistema finanziario ombra nelle diverse giurisdizioni (% assets finanziari totali nazionali)

La consistenza dello shadow banking system è, quindi, molto variabile nei diversi Paesi, con percentuali che oscillano tra il 4,7% e il 67%, registrate rispettivamente in Olanda e nelle Isole Cayman. Negli Stati Uniti, lo shadow banking system è pari al 15,4% mentre in Cina e Australia si registrano percentuali pari al 14,5% e 12,2%, rispettivamente.  In Europa, invece, i tassi più elevati vengono riscontrati in Irlanda (45,3%), Lussemburgo (19,9%) e Germania (11,3%). In Italia, il sistema bancario ombra si attesta al 7,9%, sempre come percentuale degli assets finanziari totali nazionali.

Le attività svolte dalle banche ombra

Nel suo ultimo rapporto del 2019, il FSB individua cinque attività-funzioni economicheche consentono di restringere il concetto di intermediazione finanziaria non bancaria e di individuare e categorizzare il sistema bancario ombra in senso stretto. Nel dettaglio, le funzioni economiche si concretizzano nella: 1) gestione di veicoli di investimento collettivo del risparmio, caratterizzati da una elevata leva finanziaria ed esposti al rischio legato alla trasformazione – e quindi all’eventuale disallineamento – delle scadenze; 2) concessione di prestiti che dipende dalla raccolta a breve termine; 3) intermediazione di attività di mercato che dipende da finanziamenti a breve termine o da finanziamenti garantiti dagli assets dei clienti; 4) concessione di garanzie che facilitano l’erogazione del credito; 5) intermediazione creditizia basata sull’attività di cartolarizzazione e finanziamento di entità finanziarie.

La Tabella 1 sintetizza le funzioni economiche, fornendo degli esempi delle entità che appartengono alle stesse.

Tabella 1: Funzioni economiche dello shadow banking system

I dati forniti dai reports del Financial Stability Board (2019) consentono di evidenziare la magnitudo delle cinque funzioni sopraelencate e di comprendere la rilevanza delle connessioni che tale sistema intesse con il settore bancario tradizionale e con l’economia reale.

La funzione economica 1 è la più ampia, inglobando più della metà degli assets dello shadow banking system ($36,7mila miliardi, nel 2017). Sono annoverati in tale funzione i veicoli di investimento collettivo come fondi a reddito fisso (29% degli assets EF1), fondi misti (19%), hedge funds (13%), fondi immobiliari che operano attraverso la leva finanziaria, fondi fiduciari e fondi del mercato monetario (16%). Disallineamenti di liquidità, richieste di rimborso, ricorso alla leva finanziaria espongono tali entità a vulnerabilità strutturali potenzialmente significative per la stabilità finanziaria.

La funzione economica 2 rappresenta il 7% del sistema bancario ombra ($3,5mila miliardi) e include società finanziarie, società di leasing, società di factoring e altri tipi di società di credito al consumo. Tra queste, le società finanziarie rappresentano il 79% degli assets della funzione economica 2. Fornendo credito per diverse finalità (prestiti ipotecari, credito al consumo, finanziamento per l’acquisto di automobili, prestiti agli studenti, carte di credito), tali entità competono con le banche tradizionali. La loro raccolta finanziaria è essenzialmente a breve termine, esponendo tali attività al rischio legato alle caratteristiche temporali delle risorse finanziarie raccolte e al leverage. Pur offrendo servizi analoghi al settore bancario, le entità spesso si concentrano in settori di nicchia non serviti dalle banche, intensificando rischi ed effetti pro-ciclici.

La funzione economica 3 rappresenta l’8,2% del sistema bancario ombra ($4,2mila miliardi). Tale funzione ha sperimentato un notevole declino negli ultimi anni in quanto, in seguito alla crisi economico-finanziaria, un numero sempre maggiore di broker-dealers(che ne rappresentano il 71%) è stato progressivamente consolidato in gruppi bancari, soggetti a regolamentazione e pertanto esclusi dallo shadow banking system. Nell’erogare servizi di brokeraggio, tali entità sono esposte al rischio di liquidità, di rollovere a corse al rimborso da parte degli investitori. Tali rischi sono esacerbati dalla loro dipendenza dalla raccolta a breve e dal ricorso a strumenti repo.

La funzione economica 4 è pari a 0,3% dell’universo bancario ombra ($173 miliardi), prevalentemente presente nei paesi avanzati. Si tratta di entità che forniscono garanzie e protezione contro i rischi del mercato del credito, facilitandone pertanto l’erogazione da parte di banche e intermediari finanziari non bancari. Rappresentano un esempio le imprese di assicurazione, i garanti finanziari, gli assicuratori ipotecari e le società di investimento che fanno uso di titoli derivati. Nello svolgimento di tali attività, le entità che compongono la funzione economica 4 possono aumentare la possibilità di imperfetto trasferimento del rischio di credito, contribuendo all’instabilità del sistema finanziario e alimentando i cicli di espansione e recessione.

Infine, la funzione economica 5, che rappresenta il 9,6% dello shadow banking system ($5 mila miliardi), è costituita da tutte le entità che sono coinvolte nell’attività di intermediazione creditizia basata sul processo di cartolarizzazione. Attraverso il finanziamento di assets illiquidi di lungo termine con la raccolta di breve periodo, tali società-veicolo finanziano il sistema bancario tradizionale o gli altri intermediari finanziari, operando come strumenti per ridurre o aggirare la regolamentazione in termini di capitale bancario. Tali attività contribuiscono ad incrementare il livello di indebitamento e il rischio derivante dalla trasformazione delle scadenze e dalla gestione della liquidità.

Le Figure3 e 4 mostrano le funzioni economiche e la loro dettagliata composizione.

Figura 3:  Funzioni economiche (% sistema finanziario ombra)

Fonte: Elaborazione dati FSB (2019)

Figura 4: Composizione delle Funzioni Economiche (% sistema finanziario ombra)

Fonte: Elaborazione dati FSB (2019)

I rischi delle banche ombra, l’endogeneità della moneta, la crisi

La crescita esponenziale dello shadow banking system preoccupa perché tende ad accentuare l’instabilità dell’economia di mercato. Le banche ombra, infatti, attraverso la creazione di strumenti finanziari sempre nuovi e la forte leva che sfruttano, accrescono nelle fasi espansive del ciclo la fragilità dell’intero sistema finanziario e degli operatori (imprese e famiglie) che entrano in relazione – come debitori o creditori – con loro. Il punto di fondo è che il sistema bancario ombra tende ad accentuare il principale fattore di instabilità dell’economia capitalistica, costantemente chiamato in causa dagli economisti di formazione keynesiana, che consiste nel carattere endogeno dell’offerta di moneta. Con ciò si intende il fatto che la quantità di moneta in circolazione, e la velocità stessa a cui essa circola, non sono stabili bensì dipendono dalle dinamiche della domanda di moneta stessa, senza che la banca centrale possa riuscire ad operare un controllo efficace sulla quantità. L’idea di fondo è, dunque, che l’operare dello shadow banking system accentui, in vario modo, la capacità dell’offerta di moneta di adattarsi a ogni mutamento della domanda, sfuggendo ad ogni controllo e sfruttando effetti leva che, cumulativamente, espongono l’intero sistema economico-finanziario a grande rischio. Insomma, la crescita di questa tipologia di intermediari finanziari esaspera l’endogeneità della moneta, tende a rendere più fragile l’intero sistema finanziario e gli operatori che operano con esso (imprese e famiglie), e rende più probabile l’innesco di crisi finanziarie e la rapidità della sua diffusione mediante effetti-contagio.

L’accentuazione del carattere endogeno dell’offerta di moneta prodotta dalle banche ombra a cavallo della crisi del 2008 è con ogni probabilità uno dei fattori che ha indotto un crescente numero di studiosi appartenenti al filone teorico mainstream più liberista, spesso sulla scorta di argomentazioni esclusivamente empiriche, a ripiegare su una visione più keynesiana del mercato monetario (Fontana, Realfonzo e Veronese Passarella 2020; Borio e Disyatat, 2011; Sheard, 2013; McLeay, Radia e Thomas, 2014). È noto che lo spartiacque tra le principali scuole di pensiero economico in materia di moneta e banche è proprio la rappresentazione dell’offerta di moneta (Lavoie, 2014; Realfonzo, 1998). Da un lato, la teoria economica liberista ha sempre prediletto l’idea di una offerta di moneta esogena, controllata dalle autorità monetarie, in cui le banche si comportano come intermediari che raccolgono il risparmio sotto forma di depositi, a fronte dei quali concedono prestiti a favore delle imprese e dei consumatori (teoria dei fondi prestabili). Dall’altro lato, il pensiero economico keynesiano ha chiarito che la moneta fa ingresso nel circuito economico perché creata dal sistema bancario che, in questo modo, soddisfa la domanda del mercato (Bertocco, 2006; Dow, 2006; Fontana, 2004; Lavoie, 1996, 2006, 2014; Rochon, 1999; Wolfson, 1996; Graziani, 2003). La tesi liberista conduce alla conclusione che le variabili monetarie, tendenzialmente, non influenzano l’economia reale; viceversa, l’opinione keynesiana è che il capitalismo sia una economia intimamente monetaria e che la moneta e le banche siano in grado di influenzare le variabili reali, nel breve e nel lungo periodo, sia permettendo lo sviluppo sia innescando la crisi. Nella visione keynesiana, l’introduzione della moneta nell’economia, attraverso il credito bancario, e la velocità a cui essa circola dipendono dalla dinamica della domanda aggregata, nella quale un ruolo di guida è svolto dagli imprenditori e dai loro capricciosi animal spirits (Eichner and Kregel, 1975; Parguez, 1984; Moore, 1988; Graziani, 1989).

La crescita impetuosa del sistema bancario ombra ha avuto un impatto prepotente nel dibattito tra gli economisti, spostando con decisione l’ago della bilancia dalla parte keynesiana. Con la diffusione del sistema ombra diviene ancora più ardito per gli studiosi mainstream che aderiscono al cosiddetto “nuovo consenso” continuare a sostenere l’idea di una offerta di moneta stabile e controllata dalla banca centrale (Figuera, 2012). Sotto questo aspetto il tentativo più importante di modificare il modello del “nuovo consenso” per tenere conto dell’endogeneità della moneta, respingendo esplicitamente la teoria dei fondi prestabili, è stato prodotto da Jakab e Kumhof  nel 2015 (Fontana, Realfonzo e Veronese Passarella 2020).

Dal punto di vista teorico è possibile sostenere che le banche ombra accentuino il carattere endogeno dell’offerta di moneta attraverso: la continua creazione e distruzione di strumenti di pagamento che fungono da moneta o quasi-moneta; l’incremento e decremento del moltiplicatore monetario (ossia della relazione tra base monetaria controllata dalla banca centrale e il volume complessivo della massa monetaria), anche indirettamente, attraverso gli impatti sulla adeguatezza patrimoniale delle banche commerciali; la variazione della velocità di circolazione della moneta.

A riguardo, la ancora ridotta letteratura scientifica si è concentrata principalmente sul concetto di gerarchia della moneta, che viene modificata dall’intervento dello shadow banking system. In effetti, il volume complessivo della massa monetaria in circolazione può essere illustrata come una piramide a più livelli in cui le diverse stratificazioni rappresentano le promesse di pagamento aventi diversi gradi di liquidità/accettabilità, cioè moneta vera e propria e varie forme di quasi-moneta (Bell, 2001). Affinché una promessa sia accettata, è necessario che essa sia convertibile alla pari (cioè senza perdita di valore) con la moneta emessa dalla banca centrale o da un ente di livello superiore nella gerarchia. Alcuni studiosi sostengono che gli strumenti emessi dalle banche ombra siano a tutti gli effetti moneta (Ricks, 2011 e Pozsar, 2014), grazie all’immediata possibilità di essere convertiti in mezzo di pagamento. Altri sostengono che soltanto i contratti pronti contro termine (repo) presentano caratteristiche distintive, rispetto agli altri strumenti finanziari (come quote di fondi di investimento o carta commerciale), tali da consentire la loro convertibilità at par. Tale convertibilità è garantita dalla presenza di collaterale, negoziabile sul mercato (Gabor e Vestergaard, 2016).

Nell’ambito del dibattito sulla endogeneità degli strumenti emessi delle entità shadow è possibile anche sviluppare il concetto di liquidità fittizia di Kregel (2014), chiarendo il ruolo attivo svolto nel processo gerarchico di creazione della moneta da parte dell’entità finanziarie non bancarie. Sotto questo aspetto, la partecipazione delle banche ombra al processo di creazione di liquidità si concretizzerebbe nello scambio di passività meno liquide, che occupano cioé un livello inferiore nella piramide della moneta (Nersisyan e Dantas 2017). Dunque, le banche tradizionali non deterrebbero il ruolo esclusivo di creatrici di moneta: tale ruolo può essere ascritto anche alle entità finanziarie non bancarie che, collocandosi in un livello sottostante le banche tradizionali, partecipano attivamente al processo di creazione di moneta attraverso un meccanismo gerarchico di leveraging, che richiama in causa il vecchio concetto di moltiplicatore monetario, definito come la capacità del sistema bancario – ora comprendente anche le banche ombra – di assicurare una offerta di moneta che è un multiplo della base monetaria emessa dalla banca centrale. Viene di conseguenza che la capacità delle entità finanziarie non bancarie di creare liquidità dipende dalla possibilità di accedere alla liquidità delle banche commerciali: le prime creano liquidità fittizia, le seconde liquidità reale. La piramide dell’offerta di moneta includerebbe, quindi, il livello della base monetaria (moneta legale) emessa dalla banca centrale, il volume dei depositi bancari (emessi dalle tradizionali banche commerciali) e gli strumenti emessi dalle banche ombra (Nersisyan e Dantas 2017).

L’effetto dello shadow banking systemsull’endogenità dell’offerta di moneta può essere presentato anche sotto forma di effetto indiretto, attraverso l’impatto sulla adeguatezza patrimoniale delle banche commerciali e dunque sulla loro capacità di espandere il credito. In altri termini, anche chi critica l’idea che le banche ombra creino moneta (o quasi-moneta), può giungere alla conclusione che il loro intervento tenda ad accrescere l’instabilità dell’offerta di moneta. Consideriamo l’esempio proposto da Bouguelli (2018)[9], relativo a una banca di investimento che intenda espandere le sue attività (Tabella 2). Per attrarre fondi necessari a finanziare lo svolgimento della propria attività, la banca di investimento può stipulare un contratto pronti contro termine (repo) con una grande impresa, la IBM nell’esempio, che detiene depositi presso una banca commerciale. Inizialmente, attraverso lo strumento repo si assiste alle seguenti operazioni: la banca di investimento entra in possesso di depositi bancari, utilizzati per acquistare nuovi assets(MBS) presso la banca commerciale; l’impresa, invece, beneficia di un tasso di rendimento più elevato rispetto a quello pagato sui depositi. Tale operazione, come mostrato dalla riga 2 della Tabella 2, non condurrebbe alla creazione di liquidità addizionale. Si noti, però, che la vendita di MBS migliora il coefficiente di adeguatezza patrimoniale della banca commerciale, concedendo alla stessa ulteriori margini di manovra nel processo di creazione di extra liquidità. Solo nel caso in cui la banca sfruttasse questi margini, come illustrato dalla riga 3, si assisterebbe alla creazione di liquidità da parte della banca commerciale attraverso l’eventuale concessione di credito ad una società di investimento. La conclusione è, dunque, che le banche ombra non influenzerebbero direttamente l’offerta di moneta bensì indirettamente, sempre attraverso il canale delle banche commerciali (su questa posizione anche Michell 2017).

Tabella2: Processo di creazione della liquidità

Fonte: Lavoie (2014) e Bouguelli (2018)

Infine, l’amplificazione della endogeneità della moneta può essere descritta in termini di velocità di circolazione della moneta. In letteratura è, infatti, presente anche la tesi secondo cui lo shadow banking systemaumenti la velocità di circolazione della liquidità all’interno del sistema economico, senza però aumentare la quantità di moneta, a meno che la banca commerciale non si inserisca nel processo di creazione della liquidità attraverso gli strumenti repo(Caverzasi, Botta e Capelli 2019).

Lasciando un esame teorico-analitico delle diverse argomentazioni a uno studio successivo, appare indiscutibile l’impatto del sistema bancario ombra sull’offerta di moneta e sulla solidità finanziaria degli agenti, nonché le sue strette interconnessioni con il sistema bancario tradizionale. L’evoluzione del fenomeno conferma la teoria della moneta di matrice keynesiana. Il tradizionale circuito monetario esaminato da Keynes nel Trattato sulla moneta del lontano 1930 e successivamente ripreso e sviluppato dalla letteratura internazionale – con il decisivo contributo della scuola italiana fondata da Augusto Graziani (1984, 1989, 1994, 2003) – va certamente arricchito e sviluppato per includere i canali di attivazione delle banche ombra. E tuttavia il principio cardine di quella teoria viene confermato e anzi esaltato: l’offerta di moneta è un risultato spontaneo del mercato e, in particolare, della domanda di moneta stessa. Questa, a sua volta, dipende dai capricci della domanda aggregata di merci e servizi e dalle mutevoli propensioni alla detenzione di liquidità degli agenti. L’instabilità dell’economia di mercato è quindi pericolosamente accentuata dall’intervento delle banche ombra che risultano ben scarsamente controllabili dalle autorità di politica monetaria.

Conclusioni

Nel corso degli ultimi decenni i mercati sono stati progressivamente trasformati dal processo di finanziarizzazione dell’economia, che ha profondamente mutato il rapporto tra produzione e finanza. Con il ventunesimo secolo, l’ascesa dello shadow banking system ha prodotto una accelerazione vistosa, contribuendo alla creazione di un sistema finanziario sempre più complesso, strettamente interconnesso con l’attività bancaria tradizionale e con il settore reale, attraverso entità, processi e strumenti in continua e tumultuosa trasformazione. Si tratta di un fenomeno così rapido e imponente che la letteratura ancora non è stata in grado di produrre una formalizzazione chiara, sistematica e condivisa. Appare evidente che, a differenza delle banche tradizionali – già così difficili da controllare e monitorare da parte delle autorità di politica monetaria, come la storia economica dimostra – le shadow banks non sono assoggettate alle restrizioni fissate dalla regolamentazione e dalla vigilanza prudenziale, e costituiscono un fattore di rischio molto rilevante per la stabilità di lungo periodo del sistema economico. La rapida ascesa del sistema bancario ombra pone pertanto la necessità di intensificare l’attività di monitoraggio globale, in modo da adottare adeguate misure di intervento volte a ridurre i potenziali rischi sistemici e i conseguenti effetti negativi sull’economia reale. Tuttavia, poiché, come abbiamo mostrato, lo shadow system esalta il carattere di endogeneità dell’offerta di moneta, risulta evidente che le autorità di politica monetaria hanno, in ogni caso, un potere di controllo limitato e solo parzialmente efficace. E tutto ciò non può che restituire allo Stato e alle politiche fiscali che esso può realizzare, in assetti istituzionali che consentano la piena collaborazione con le banche centrali, un ruolo chiave anticiclico e di controllo del mercato.