Il clan vicino a Gheddafi e i conti occulti a Berna

FEDERICO FRANCHINI Caffe.ch 9.2.20

Dopo 8 anni si conclude una inchiesta partita dalla Norvegia

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Tenete a mente questi nomi: Chokri e Mohamed Ghanem. Il padre e il figlio. Il primo ha diretto la National Oil Company (Noc), la compagnia nazionale del greggio libico ai tempi di Gheddafi. Una posizione che faceva di lui l’ufficioso ministro del petrolio del regime. Nel maggio 2011, in piena rivoluzione, volta le spalle al Rais e si rifugia a Vienna. Il 29 aprile 2012 il suo cadavere è ritrovato nel Danubio. Il secondo, il figlio, è il Ceo di una banca del Bahrein legata agli ex dignitari libici rifugiatisi nel Golfo. Qualche settimana prima della sua misteriosa morte, Chokri Ghanem viene a sapere che suo figlio è oggetto di un’inchiesta in Svizzera e che i suoi conti sono bloccati. Otto anni dopo, la giustizia elvetica sta per scrivere la parola fine a questa vicenda.
La storia parte dalla Norvegia. Nel 2012 le autorità scandinave chiedono aiuto alla Svizzera. Oslo indaga su Yara, leader mondiale dei fertilizzanti, sospettata di aver pagato tangenti per facilitare la costruzione di una fabbrica in Libia. La multinazionale aveva costituito una joint venture con la Noc e con la Libyan Investment Authority (Lia), il fondo sovrano che gestisce il “tesoro” generato dalle esportazioni di greggio. Il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) scopre un pagamento di 1,5 milioni di franchi effettuato dalla basilese Nitrochem su un conto aperto all’Ubs dalla società Golden Petal. Quest’ultima ha sede alle Isole Vergini ed è controllata da Mohamed Ghanem. L’indagine rivelerà che la società di Basilea ha effettuato il trasferimento per conto di Yara, la quale rimborserà Nitrochem attraverso un pagamento sovraprezzo di un carico d’ammoniaca. Nel 2016, Nitrochem e due suoi dirigenti verranno condannati in Svizzera per complicità in corruzione di funzionari pubblici. 
Da quanto trapela da Berna, presto sarà il turno di Mohamed Ghanem. Lo scorso settembre l’Mpc ha condannato l’uomo tramite un decreto d’accusa. Colpevole di complicità in corruzione, ciò che gli vale una condanna di 6 mesi (sospesi) e una confisca di 1,5 milioni di dollari. La condanna, però, non è passata in giudicato per l’opposizione di Ghanem. Il dossier è ora sul tavolo del Tribunale penale federale che ha deciso di sospendere la procedura in attesa di evadere la domanda di ricusazione del procuratore chiesta dall’accusato.
Ma l’affare non riguarda soltanto la mazzetta norvegese. Indagando sui conti del figlio del dirigente libico gli inquirenti federali si sono accorti di altre operazioni bancarie poco chiare. Questa volta in direzione dell’Olanda. Dai conti svizzeri di Ghanem sono partite diverse transazioni a favore di un hedge fund di Amesterdam, il Palladyne International Asset Management, già additato dall’Ong Global Witness per essere un’entità che gestisce in maniera dubbia i milioni del fondo sovrano libico. Le relazioni bancarie tra Palladyne e Ghanem sono sospette. Tanto più che il fondo olandese è amministrato da Ismael Abudher, marito di Ghada Ghanem, sorella di Mohamed e figlia di Chokri. Un affare di famiglia, insomma. Tra il 2007 e il 2011, 25,8 milioni di dollari sono stati trasferiti su conti detenuti da società delle Isole Vergini e i cui beneficiari sono del clan Ghanem. Il sospetto è che il figlio dell’ex patron del greggio abbia creato un sistema di società offshore per riciclare commissioni occulte ricevute da Palladyne. Il filone olandese, oggetto di un’inchiesta separata, è ancora in corso.