Visco si difende sulla Pop di Bari: «Nessun favore»

Rosario Dimito il messaggero.it 9.2.20

BRESCIA Bankitalia respinge con fermezza le insinuazioni sul crac della Popolare di Bari (BPB). Dal palco del 26° Congresso del Forex, davanti a una platea di banchieri, Ignazio Visco pronuncia un’arringa insolitamente dura per respingere le ipotesi della procura del capoluogo barese che vorrebbe imputare all’Autorità di Vigilanza un conflitto di interesse e un’accondiscendenza nella vicenda Tercas. Nelle parole del governatore sembra però anche di leggere un anticipo della linea che verrà perseguita per fronteggiare gli attacchi che probabilmente verranno dalla Commissione d’inchiesta sulle banche nata da pochi giorni. «L’azione di vigilanza sugli istituti di piccole dimensioni è intensa», chiosa Visco, a metà della sua relazione dominata dal caso BPB, «ed è condotta nell’ambito dei poteri assegnati all’autorità di controllo, senza volontà dirigistiche nè connivenze».

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Anche nel linguaggio Visco è puntuto, ma soprattutto, abbandonando il testo scritto, a braccio si esprime con incisività. Rispetto alla funzione di supervisione «abbiamo letto di recente ricostruzioni che segnalerebbero cose come un’estrema accondiscendenza dei vertici dell’Istituto nei confronti della BPB, o conflitti d’interesse nell’autorizzare acquisizioni nell’ambito di operazioni di estinzione dell’esposizione debitoria della banca oggetto di acquisizione, in questo caso Tercas, verso la Banca d’Italia per operazioni di liquidità d’emergenza (ELA)». Visco si riferisce al finanziamento d’emergenza di 660 milioni, garantito da Bot e Btp, erogato il 20 dicembre 2012 da Via Nazionale alla banca abruzzese, in regime di asfissia e rimborsato il 5 novembre 2013 contestualmente a un’iniezione di liquidità della BPB a Tercas. «Le operazioni in discorso sono effettuate nel pieno e assoluto rispetto di regole emanate dall’Eurosistema, che ci siamo dati proprio per evitare rischi quali quelli che si potrebbero leggere sui giornali, e rappresentano funzioni essenziali di ogni Banca centrale», prosegue il capo di Bankitalia. «Si tratta di uno strumento di intervento doveroso a favore di banche con tensioni di liquidità, ma non insolventi. Queste operazioni sono assistite da garanzie, non rappresentano perciò un rischio significativo, anzi rischio di controparte praticamente nullo per la Banca centrale, hanno durata limitata. «Nel caso di specie – si accalora il governatore nonostante una fastidiosa raucedine («non il ancora il coronavirus ma siamo vicini» si lascia andare tra l’ilarità della platea) – queste garanzie sono state trasferite alla Popolare di Bari che ha fornito finanziamento verso Tercas senza alcun aggravio in termini di rischio». Visco ribadisce che «la BPB ha acquisito Tercas sulla base di una propria autonoma scelta imprenditoriale, come già è stato precisato dalla Banca d’Italia, mentre la Vigilanza ha autorizzato l’operazione nell’esercizio di funzioni istituzionali di supervisione e nel pieno rispetto del relativo quadro normativo». Ed ecco l’affondo: «Quanto all’estrema accondiscendenza dei vertici, altrettanto francamente considero una tale insinuazione non solo del tutto priva di fondamento, ma altamente offensiva».
In generale la Vigilanza «promuove il rafforzamento degli assetti» scongiurando «governance autoreferenziali e poco trasparenti». Fin qui l’arringa, quindi l’autocritica: «in ogni caso dai prossimi mesi verrà rivista la struttura organizzativa di Bankitalia».
L’APPELLO
Il governatore ha ribadito che l’attività economica in Italia ristagna sulla scia dell’Europa con «una crescita ancora contenuta quest’anno» dove dominano incertezze e rischi, ai quali «si sono ora aggiunte le possibile ricadute della diffusione del nuovo coronavirus, specie sulla Cina che è stato uno dei principali motori di crescita mondiale». Appello quindi al governo ad investire per spingere la crescita. Fermo invito, infine, alle banche alle aggregazioni e ad affrontare le sfide dell’innovazione, sebbene a livello europeo servirebbe più integrazione: a questo fine, in sintonia con l’avvio del dibattito sul nuovo Patto di Stabilità, ecco nuovamente la proposta di «un titolo di debito comune senza rischi».