Unicredit, Mustier se ne va verso Hsbc

Ilgazzettino.it 21.2.20

LA SVOLTA
ROMA Proprio mentre la prima banca italiana, Intesa Sanpaolo, si lancia nel valzer delle acquisizioni con Ubi, la seconda banca italiana, Unicredit, rischia di perdere il suo amministratore delegato, Jean Pierre Mustier. Il banchiere è in prima fila per andare a guidare Hsbc, dice Bloomberg. Due scosse telluriche destinate, insieme, a cambiare gli equilibri del sistema bancario italiano.
Eppure c’è chi non sembra per niente sorpreso delle indiscrezioni che arrivano da Londra tra chi conosce bene il clima che si respirava da mesi nell’istituto di Mustier. Il blitz di Intesa Sanpaolo non ha fatto altro che risvegliare certe mire per l’estero da parte del numero uno di Unicredit, pragmatico quanto basta e con una certa voglia di raccontare una storia nuova per il gruppo. Perché non c’è dubbio che in meno di quattro, alla guida a giugno 2016, sia cambiato molto in Unicredit.
La rotta avviata con il maxi-aumento di capitale da 13 miliardi, il più corposo mai visto in Europa, è passata poi anche da operazioni non prive di critiche come le cessioni (all’estero) del risparmio gestito targato Pioneer, di Fineco, della polacca Pekao, della turca Yapi, di un importante portafoglio immobiliare, oltreché della partecipazione in Mediobanca. Alle spalle c’è anche una maxi-operazione di alleggerimento degli Npl e di posizioni difficilmente esigibili, eredità del passato. Mentre il futuro, dice il piano Team 23, ci sono servizi più evoluti, con un maggior contenuto digitale e un approccio consulenziale alle esigenze della clientela, la giusta dose di sostegno all’economia reale ma anche 5.500 tagli.
Ma di là delle smentite di rito, rinnovate negli anni ogni volta che si presentava una nuova indiscrezione sul deal di turno allo studio, da quella con Lloyds a quella con Deutsche Bank, dalle avances a Commerzbank, alle ipotesi con Bbva e Société générale, Mustier ha creduto davvero di poter guidare la banca verso un’operazione europea. In alcuni casi ha giocato contro lo stop dei governi esteri, in altri la congiuntura borsistica o l’incertezza politica combinata con il rischio-Italia.
LE TAPPE
Di qui la cautela nel parlare di acquisizioni. Unicredit guarderà all’M&A quando le valutazioni delle banche in Europa inizieranno a salire; perché più è alto il valore del titolo, meno necessità c’è di fare aumenti di capitale nelle fusioni, diceva lo stesso Mustier a novembre scorso respingendo per l’ennesima volta ogni ipotesi di fusione all’orizzonte. Lo ha ripetuto anche presentando il piano industriale a dicembre. E lo ha ribadito in un’intervista a Les Echos a fine gennaio per dire che «in un orizzonte di breve medio termine non sono immaginabili aggregazioni». Le fusioni transfrontaliere, diceva, «funzionano se permettono di tagliare i costi, non se si vuole accrescere la dimensione o soddisfare l’ego dei manager». E ancora due giorni fa il banchiere ha scritto ai dipendenti, dopo l’annuncio dell’Ops di Intesa su Ubi, per dire che la banca non ha «alcun interesse a fusioni e acquisizioni e rimarrà concentrata sulla trasformazione».
In realtà, secondo Bloomberg, Mustier è da tempo in trattativa con Hsbc per la poltrona di ceo. Sia Unicredit che il colosso bancario inglese hanno preferito non commentare, ma non è la prima volta che si ipotizza un trasloco dell’ad, se si pensa alle indiscrezioni su Deutsche Bank e Soc Gen. A quanto pare, il board di Hsbc è ancora indeciso sul nome del successore di John Flint, costretto alle dimissioni lo scorso anno. E tra i candidati sta ancora valutando anche il capo ad interim dell’istituto, Noel Quinn, lo stesso che ha appena annunciato un maxi piano con tanto di ridimensionamento miliardario degli asset e taglio di 35.000 dipendenti. La scelta potrebbe non essere imminente. Anzi. La svolta potrebbe arrivare anche ad agosto, dicono da Londra. Ma intanto ieri il titolo Unicredit ha perso il 2,9%.
Roberta Amoruso