Atlantia, pressing Tesoro-Fondazioni su Cdp

Ilmessaggero.it 23.2.20

Atlantia, pressing Tesoro-Fondazioni su Cdp

Governo e fondazioni in campo per spingere la costruzione di un’operazione di sistema che risolva il nodo-concessioni del gruppo Atlantianuovamente oggetto di braccio di ferro. Qualche giorno fa, secondo quanto ricostruito dal Messaggero presso fonti bancarie, ci sarebbe stato un colloquio fra il presidente di Cdp Giovanni Gorno Tempini e il numero uno di F2i Massimiliano Cesare, frutto delle sensibilizzazioni pervenute dal Mef, azionista con l’82,77% della Cassa e dagli enti di origini bancarie che detengono il 15,93% di via Goito e il 25% del fondo infrastrutturale dove il 20% è in mano alle banche e il 15% al braccio finanziario di via XX Settembre.

Le fondazioni esprimono cinque consiglieri nel cda di F2i e tre in quello di Cassa e assieme al Tesoro stanno esercitando una pressione a tenaglia per costringere i due rispettivi ad (Fabrizio Palermo e Renato Ravanelli), tra i quali ci sono diversità di vedute, a sedersi attorno al tavolo assieme al gruppo Atlantia per imbastire il progetto avviato attraverso gli advisor JpMorgan, Mediobanca per Atlantia-Aspi; Banca Imi e Goldman Sachs per F2i, mentre nelle prossime ore anche Cdp dovrà dotarsi di un advisor. Su Progetto Italia, Cdp Equity ha avuto Lazard.

Atlantia si è detta disposta a scendere sotto il 50% di Aspi per favorire il disgelo con il governo che negli ultimi giorni, però, sarebbe nuovamente tornato in alto mare dimostrando di condividere una soluzione pubblico-privata attraverso il coinvolgimento di F2i e Cdp (si veda Il Messaggero del 15 febbraio).

Il piano che si vorrebbe costruire punta a togliere al gruppo Benetton la gestione di Autostrade attraverso la creazione di un veicolo. Alcune indiscrezioni parlano di costituire un fondo anche se alcune valutazioni tecniche non escludono il vantaggio di mettere una holding nella forma di spa nella quale la quota di Atlantia scenderebbe al 30%. In questa newco entrerebbero F2i e Cdp con quote paritetiche mentre nei calcoli si deve tener presente che il 7,5% è posseduto da due anni da un consorzio guidato da Allianz Capital Partner e un altro 5% è di Silk Road Fund.

LE VARIANTI
F2i e Cdp potrebbero sottoscrivere una quota di circa il 28,5% a testa con un investimento che dovrà essere negoziato rispetto alla valutazione complessiva del gruppo autostradale. Il fondo guidato da Ravanelli potrebBe pagare la quota in parte cash e in parte attraverso il conferimento di asset affini a una parte del business di Atlantia. In particolare, considerando che nel portafoglio della holding dei Benetton c’è la partecipazione in Adr (Fiumicino), F2i potrebbe conferire le partecipazioni contenute in 2i, la subholding di controllo degli aeroporti di Napoli, Torino, Milano, Alghero, Bologna. In 2i il fondo ha il 51% mentre il 49% è in mano ad Ardian, fondo infrastrutturale francese guidato in Italia da Stefano Mion, figlio di Gianni, presidente di Edizione, la cassaforte a monte di Atlantia. Tra Ravanelli e Mion ci sono rapporti consolidati e, infatti, la trattativa finora ha visto i due come interlocutori privilegiati.

Tutto dipenderà ovviamente da come si evolverà la trattativa con l’esecutivo. Che, a quanto pare, dovrà fare la prima mossa dopo che Atlantia ha ribadito la volontà a negoziare. Non a tutti i costi comunque visto che il dibattito sulla sorte della concessione, con la minaccia della revoca, ha di fatto ridotto il valore di Autostrade, rendendo complesso, anche per gli analisti, immaginare il futuro e, sopratutto, la traiettoria delle tariffe. Del resto le agenzie di rating hanno già ridotto a spazzatura i titoli del colosso delle infrastrutture e attendono dalla politica un segnale chiaro. Difficile dire quando il negoziato ripartirà effettivamente anche alla luce della nuova emergenza coronavirus che sta monopolizzando l’attenzione dell’esecutivo. E’ probabile comunque che in settimana vengano riavviati i contatti per tentare di trovare una mediazione. Prima di procedere andrà però sciolto il nodo dell’articolo 35 del Milleproroghe, quello che tagli gli indennizzi ad Atlantia e trasferisce la concessione all’Anas, che pesa come un macigno sul dialogo.