Il “mondo di mezzo”del finanziere milionario

FEDERICO FRANCHINI Caffe.ch 23.2.20

Si apre a Bellinzona uno scottante processo sulle tangenti


Ha riciclato in Svizzera oltre 60 milioni di dollari. Ma, con ogni probabilità, non farà neanche un giorno di carcere. B.F., operatore finanziario svizzero-brasiliano, comparirà al Tribunale penale federale la prossima settimana. La lettura del suo atto d’accusa svela il suo ruolo chiave nei meccanismi finanziari che hanno fatto arrivare nei forzieri elvetici milioni di mazzette ai dirigenti della Petrobras, la società petrolifera statale brasiliana. B.F. era l’uomo di mezzo. Da un lato i corruttori (la multinazionale Odebrecht), dall’altro i corrotti (i dirigenti di Petrobras). E lui lì, lì nel mezzo. L’uomo, un ex banchiere diventato indipendente, ha messo a disposizione le sue relazioni con varie banche svizzere per le quali era diventato “agente d’affari”. Sono ventuno i conti che B.F. farà aprire tra Ginevra e Lugano a due massimi dirigenti della Petrobras, Paolo Roberto Costa e Pedro Barusco. Sulle rive del Ceresio, ad esempio, i due direttori brasiliani avevano aperto conti presso la Pkb e la Cramer. L’atto d’accusa precisa come B.F. abbia contribuito a fare arrivare in Svizzera 35 milioni di dollari di tangenti. E come, di milioni di dollari, ne abbia contribuito a riciclare oltre 60.
L’uomo ha ammesso i fatti e ha collaborato con il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc). Per questo la Procura federale ha chiesto una pena lieve: 16 mesi di detenzione con la condizionale. Il 26 febbraio, un giudice unico dovrà validare il contenuto dell’atto d’accusa firmato dalla procuratrice Cinthia Beauverd. L’imputazione è di complicità in corruzione di pubblici ufficiali stranieri e riciclaggio di denaro. Il processo non dovrebbe creare sorprese, ma riveste un’importanza particolare: si tratta del primo dibattimento in Svizzera nell’ambito della vicenda Petrobras-Odebrecht. La probabile condanna di B.F., potrebbe anche essere rilevante nell’ambito di altri incarti aperti in merito alle eventuali responsabilità penali degli attori della piazza finanziaria elvetica. L’uomo è già stato sentito anche nell’ambito di altre procedure e, come specificato nell’atto d’accusa, “ha fornito spiegazioni circostanziate sulle implicazioni di terzi, tra cui degli intermediari finanziari svizzeri”. Sono nove le banche elvetiche citate per avere ospitato il denaro ai due dirigenti Petrobras. Tra queste Safra Sarasin e Pkb, entrambe oggetto di un’inchiesta penale da parte dell’Mpc. “La sua condanna sarà molto importante per la piazza finanziaria elvetica”, spiega al Caffé una persona che conosce da vicino le indagini, ma che preferisce restare anonima: “Il segnale inviato con una richiesta di pena così leggera è devastante”.
Il dibattimento sarà seguito anche in Brasile: “C’è molta attesa”, spiega Jamil Chade, giornalista brasiliano da anni a Ginevra, dove ha seguito la vicenda sin dagli inizi. Per Chade gli elementi emersi dall’indagine nei confronti di B.F. hanno un grande valore: “La lettura dell’atto d’accusa permette di spiegare il meccanismo scientifico con cui il denaro veniva trasferito in Svizzera”. Il giornalista ribadisce poi un altro elemento chiave: “L’indagine fa luce sulle faglie del sistema finanziario internazionale e svizzero”. Un sistema che, malgrado gli interventi normativi degli ultimi decenni, non è riuscito ad evitare che milioni di dollari della corruzione trovassero rifugio in riva al Lemano e al Ceresio.