Corsa per la Compagnia, Vietti tenta lo sgambetto

Lospiffero.com 28.2.20

Il piano della vecchia volpe democristiana: farsi cooptare assieme a Profumo nel prossimo consiglio e contendergli la presidenza. Manovre che allarmano l’ex rettore del Poli. La Lega chiede alla Poggi l’iscrizione al partito “senza darne pubblicità”

Che non sia una passeggiata, lo ha compreso da tempo, così come occorra evitare inciampi. Adesso dicono che Francesco Profumo, contando giorni e passi verso l’agognata riconferma alla presidenza della Compagnia di San Paolo, faccia molta attenzione agli sgambetti. E se il polpaccio che potrebbe frapporglisi all’improvviso è quello allenato di un passista esperto, pronto alla volata, come Michele Vietti, l’ex ministro del governo col loden ha ben più di una ragione per essere guardingo.

Navigazione sempre accorta nelle acque della politica, evitando tempeste e, anzi, conquistando approdi d’altissimo rango come la vicepresidenza del Consiglio Superiore della Magistratura o, strategicamente importanti come l’attuale vertice di Finlombarda, l’avvocato torinese dal solido ceppo democristiano è, per l’ex rettore del Politecnico, uno di quei competitor che se uno potesse eviterebbe volentieri. Ma così a quanto si racconta nei salotti della città non sarà. Vietti pare abbia già incominciato, con discrezione e lungimiranza, a lavorare per un suo ingresso nella fondazione di corso Vittorio Emanuele in virtù di quell’istituto della cooptazione che probabilmente è nelle mire dello stesso attuale presidente. Profumo, infatti, conscio delle difficoltà di poter contare sulla golden share nelle mani di Chiara Appendino, ha aspettato fino all’ultimo a rispondere al bando del Comune e, sebbene ora il suo nome compaia tra gli aspiranti componenti del futuro Consiglio della fondazione, i due che saranno designati da Palazzo civico, non mostra grande fiducia di essere indicato. Il pollice verso della sindaca alla riconferma del professore nominato da Piero Fassino in articulo mortis del suo mandato, appare quasi impossibile che possa volgere in senso positivo. Al massimo, potrebbe contare su una sorta di non belligeranza, purché siano altri a indicarlo.

Al contrario, sono proprio i buoni rapporti della prima cittadina con Vietti a motivare uno sguardo ulteriormente preoccupato di Profumo verso il municipio. Se poi si aggiunge l’assenza di ostracismo del centrodestra nei confronti dell’ex parlamentare per tre volte sottosegretari,o chiamato da Roberto Maroni alla presidenza della finanziaria della Regione Lombardia e confermato da Attilio Fontana, il cerchio sembra chiudersi. Come una tagliola per Profumo.

Entrare nel consiglio generale per poi salire rapidamente le scale verso la presidenza. Ci (ri)prova l’ex ministro sperando che la guida di Acri, la potente associazione tra le Casse di Risparmio e le Fondazioni di origine bancaria, che dovrebbe lasciare dopo appena un anno nel caso di mancata riconferma gli valga come polizza, insieme all’endorsement del ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina. E ci prova pure l’ex inquilino di Palazzo dei Marescialli che di quella finanza con accento lombardo, di cui è stato e per molti versi è ancora monarca l’ex presidente di Acri Giuseppe Guzzetti, conosce meandri e coltiva relazioni da una posizione privilegiata come quella affidatagli dal Pirellone.

Che la guida della Compagnia sia nelle mire del sessantaseienne politico torinese, con un curriculum fitto di incarichi, non è un mistero. Né lui lo ha mai negato. Così come è innegabile il suo standing e la sua familiarità con il mondo delle fondazioni. E non solo per la presenza della sua storica compagna, Caterina Bima, nel consiglio di indirizzo della Fondazione Crt e prima ancora, dal 2008 al 2012 nel parlamentino del San Paolo. I prossimi due mesi, forse solo qualche settimana, potranno dire se lo sgambetto ci sarà o, meglio ancora, se quella che già non è una passeggiata per Profumo diventerà un percorso ripido e accidentato rispetto al cammino imboccato da Vietti.

Nel frattempo, in uno scenario in cui si profila sempre più potenzialmente rilevante l’asse tra il governatore Alberto Cirio e il sindaco di Genova Marco Bucci, non stupiscono le manovre in vista della nomina del consigliere spettante al consiglio regionale. La precedente legislatura, main sponsor l’allora capogruppo e segretario regionale del Pd Davide Gariglio, mandò nella fondazione di corso Vittorio Anna Maria Poggi. Cambiata la maggioranza, potrebbe non cambiare la figura espressa dalla Regione. La costituzionalista si è riposizionata (è stata avvistata al Lingotto in fila per il comizio di Matteo Salvini) trovando un nuovo supporter nell’assessore leghista Fabrizio Ricca, il quale secondo rumors ricorrenti avrebbe addirittura suggerito a Poggi l’iscrizione alla Lega, pur garantendo di tenere la cosa riservata, “vista la delicatezza del ruolo”. Una sorta di iniziazione all’orecchio del Gran Maestro, come si direbbe in altri consessi. Basterà questo sostegno per far digerire al centrodestra e alla stessa Lega, pur con qualche eccezione, la riconferma della professoressa cui non si perdona il sostegno aperto e di alto livello al referendum voluto da Matteo Renzi?

Gran parte del partito di Matteo Salvini pare assai più propenso a mandare in Compagnia una figura meno compromessa con quel “sistema” di potere cittadino che tradizionalmente gravita attorno al centrosinistra. Ci sarebbe, tanto per dire, l’avvocato Mauro Anetrini, trascorsi liberali e radicali e approdo vicino al Carroccio, anche se la sua fregola di riconoscimenti gli ha alienato qualche simpatia nel gruppo dirigente del Carroccio subalpino. Inoltre, c’è, sempre nella Lega, chi guarda con favore a Paolo Damilano, l’imprenditore delle acque minerali e dei vini di pregio che gode dell’appoggio di Giancarlo Giorgetti, il quale lo avrebbe voluto alla presidenza della Regione e certo gli fornirebbe tutto il suo sostegno nel caso dovesse essere lui il candidato sindaco per il centrodestra. Una possibilità che sarebbe ovviamente esclusa nel caso di un suo ingresso nella fondazione di corso Vittorio Emanuele. E anche questo conta nel gioco di mosse e contromosse nella coalizione al governo della Regione e, ancor più, all’interno del suo azionista di maggioranza.