Coronavirus: Pil a rischio recessione (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Parafrasando Mark Twain la notizia dell’Italia a rischio recessione perché vittima del coronavirus alla prova dei fatti rischia di essere esagerata. E non per eccesso di allarmismo sullo stato di salute dell’economia nazionale. 

Il rischio di crescita zero per il Paese o di appena qualche decimo di punto percentuale, scrive Milano Finanza, esisterebbe anche senza i contraccolpi dell’emergenza sanitaria scoppiata nei focolai del Lodigiano e del Padovano. Alla fine del 2019 l’economia italiana era in flessione dello 0,3%, ricorda Lucio Poma, responsabile scientifico industria e innovazione di Nomisma. Per capirsi, l’Emilia-Romagna, locomotiva d’Italia secondo i numeri diffusi a dicembre da Unioncamere, è cresciuta nel 2019 dello 0,5%. Leggermente inferiori i ritmi tenuti dalla Lombardia e dal Veneto le due Regioni più colpite dal diffondersi di Covid-19. “Questo Paese era già in recessione. In questo quadro parlare di 0,1% o di -0,1% non fa molta differenza, se non si decide un cambio di direzione”. 

Come per gli esseri umani, anche per le imprese saranno i più deboli a fare le spese dell’epidemia. “Nei servizi, nella ristorazione, nel settore dei trasporti e nella fieristica gli stop ci saranno perdite nette. Chi non è andato in ristorante nell’ultima settimana non ordinerà due piatti di tortellini la prossima volta che andrà a mangiare fuori da casa”, mette in chiaro Poma. Nella manifattura invece occorre fare distinguo. “I contraccolpi della crisi possono essere fatali per le imprese già debilitate, che soffrono maggiormente gli shock esterni e per le quali il problema non sarà soltanto di flussi di cassa», aggiunge, “Chi invece fa bene, e in Italia sono molte le imprese in buone condizioni, sarà solo una brutta parentesi che non inficerà le loro dinamiche strutturali”. Anche fare previsioni, per Poma, è al momento difficile. Molto più complicato che calcolare le ricadute dello scontro sui dazi che ha caratterizzato il 2019. Neppure i precedenti storici aiutano. La Sars fu nel 2003. Soltanto negli ultimi cinque anni la catena di valore globali sono mutate e si sono fatte più strette e così il ruolo della Cina. “Passata la crisi, potrebbe esserci l’occasione di aprire una riflessione su come oggi l’economia sia completamente interrelata e interagente. Al pari di una frusta i movimenti da una parte si riverberano a velocità incredibili su tutta la catena del valore…”. Alcune stime sono state comunque già avanzate. Prometeia calcola una contrazione dello 0,3% nel primo trimestre dell’anno. Arriva addirittura allo 0,4% del pil il colpo che, per Confcommercio, il coronavirus potrebbe infliggere all’economia nazionale se la crisi dovesse protrarsi oltre aprile-maggio. 

red/lab 

(END) Dow Jones Newswires

March 02, 2020 02:11 ET (07:11 GMT)