Eni: Descalzi, il lungo addio al barile (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Un Eni senza petrolio. Quello che oggi può sembrare un ossimoro, è invece il punto d’arrivo della strategia che porterà il gruppo al 2050; tanto è lungo l’orizzonte del piano appena presentato al mercato dall’amministratore delegato Claudio Descalzi, in aggiunta a quello 2020-2023 e ai conti 2019. Una roadmap con due obiettivi: massimizzare i profitti e minimizzare l’impatto sull’ambiente. New Eni avrà un portafoglio produttivo che si reggerà per l’85% sul gas e incrementerà le rinnovabili, e dal 2025 inizierà il lungo addio al barile. Il piano 2020-2023 diventa così “il primo passo di un lungo viaggio”, spiega Descalzi a MF-Milano Finanza. 

Domanda. Partiamo dai conti 2019: per illustrarli al mercato ha utilizzato spesso il termine “resilienza”. 

Risposta. Il 2019 è stato come il 2015, uno degli anni peggiori per i prezzi: quello del gas è sceso del 34% rispetto al 2018 e addirittura del 42% nell’ultimo trimestre. Il Brent ha perso il 9%. Aver mantenuto, a parità di scenario, lo stesso flusso di cassa è un successo incredibile. Quindi sì: Eni ha decisamente mostrato resilienza. 

D. Ora si è aggiunto il coronavirus a complicare il quadro. Si spiega così il calo di Eni in borsa? 

R. C’è un rumore di fondo dovuto anche alla paura di questo nuovo virus, oltre che il calo del prezzo del petrolio, a pesare sul corso dell’azione. Per questo è importante dare un segnale di fiducia al mercato ed è quello che abbiamo fatto annunciando per il 2020 un dividendo in aumento del 3,5% a 89 centesimi dagli 86 maturati sul 2019 e confermando il piano di buyback per 400 milioni. Sono proposte che fanno capire la solidità patrimoniale ed economico-finanziaria di Eni. Quindi si tratta di un messaggio molto positivo che mandiamo agli azionisti. 

D.Come si ricalcola la cash neutrality nel prossimo arco di piano? 

R. Nel 2019 il livello di prezzo del Brent che ci ha consentito di finanziare costi, capex e dividendo è stato 59 dollari al barile. A parità di condizioni, la cash neutrality migliora ancora. Al 2023 è prevista scendere a 45 dollari al barile perché la produzione continuerà a salire ma i costi saranno più bassi e questo è un altro elemento che va a sostenere la resilienza di Eni. Per il portafoglio di asset convenzionali significa mantenere un basso breakeven, accelerare il time-to-market e limitare l’esposizione oltre il medio termine. 

D. Perché la decisione di presentare un piano che arriva addirittura al 2050? 

R. Per dare evidenza del viaggio verso New Eni. Siamo l’unica società ad aver presentato un piano così a lungo termine, illustrando non solo gli obiettivi di decarbonizzazione ma un progetto industriale con i dettagli che ci porteranno a ridurre l’impronta carbonica, e questa è una prima assoluta. Abbiamo adottato una metodologia che comprende tutte le filiere, con un approccio estremamente conservativo per non lasciare spazio ad alcun punto debole. L’obiettivo è portare al cliente finale un prodotto decarbonizzato e staccarci dalle fluttuazione del mondo idrocarburi. Dimostreremo la nostra capacità di produrre idrogeno, bioelettricità, biometano eccetera, arrivando ad abbattere le emissioni dell’80%, oltre il target del 70% indicato dalla Iea per il 2050 nello scenario compatibile con gli obiettivi dell’accordo di Parigi. 

D. Sta delineando un Eni senza petrolio? 

R. Sì, un Eni che nel lungo termine non avrà più petrolio. Nel 2019 abbiamo raggiunto una produzione record di 1,87 milioni di barili al giorno, che ci ha consentito di rimpiazzare il 117% delle riserve prodotte. La crescita della produzione upstream proseguirà a un tasso annuo del 3,5% fino al 2025, considerando che al 2023 ci siamo posti l’obiettivo di scoprire 2,5 miliardi di barili. Poi comincerà il declino, principalmente nella componente oil. La produzione gas al 2050 costituirà perciò l’85% della produzione totale del gruppo. 

D. Oltre a Zohr è determinante allora anche l’apporto dei giacimenti super-giant del Mozambico. Quando andranno a regime? 

R. Coral partirà nel 2022. Considerando anche i progetti onshore a guida Exxon e Total, di cui sono state assunte le decisioni finali di investimento, si dovrebbe arrivare al 2025-2026, ma per il momento si tratta solo di mie stime. 

D. La quota di rinnovabili invece quanto crescerà? 

R. Al 2050 ci attendiamo una capacità installata di oltre 55 Gigawatt. 

red 

(END) Dow Jones Newswires

March 02, 2020 02:31 ET (07:31 GMT)