PEDEMONTANA LOMBARDA / GENERAL CONTRACTOR CERCASI

5 Marzo 2020 di: Cristiano Mais lavocedellevoci.it

Pedemontana Lombarda, dopo continui stop and go, sperperi colossali e manifesta inutilità dell’opera, riprende l’iter burocratico per la realizzazione della tratta autostradale da 96 chilometri complessivi, in funzione solo 22.

Sono infatti aperte le domande di partecipazione alla fase di prequalifica per quanto riguarda il bando di gara per l’individuazione del “general contractor”. Nel frattempo si sono persi oltre tre anni, visto che è stato bruscamente interrotto il precedente accordo stipulato con l’austriaca Strabag ed il contenzioso è terminato due anni fa.

Ora la macchina dovrebbe riprendere a camminare, ma ovviamente solo sotto il profilo burocratico-amministrativo.

Il bando è da 1 miliardo e 400 milioni di euro e concerne la realizzazione delle tratte B2 e C.

Nel frattempo Autostrade Lombarde ha provveduto ad aumentare di 350 milioni di euro il suo capitale.

Da rammentare gli anni travagliati della gestione di Autostrade Lombarde, praticamente finita in crac, tre anni fa, quando arrivò last minute l’ennesimo aiuto della Regione Lombardia, uno degli ultimi anni della giunta guidata dal leghista Roberto Maroni.

Si evitò, in quel modo, di dover portare i libri in tribunale e veder avviare un procedimento che avrebbe provocato non pochi “alti” grattacapi. Sia sul fronte politico, per il coinvolgimento negli anni passati della Regione, sia per la “non felice” gestione aziendale, per un anno addirittura affidata all’ex pm Antonio Di Pietro.

Perché quel nome? Per una serie di motivi. In primo luogo Di Pietro è stato il “padre” della Pedemontana: la volle fortemente quando era ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti del governo guidato da Romano Prodi, nel 2007. Poi per gli ottimi rapporti sempre intercorsi con Maroni, che ha visto in lui il “salvatore della patria”.

Ma così non è stato, perché quell’anno di gestione griffata Di Pietro ha portato i conti economici al baratro. E per fortuna è arrivata la “dea bendata” travestita da Maroni, che ha evitato il crac e conseguenze penalmente rilevanti per chi ha, quantomeno, portato la barca alla deriva.