Crac Veneto Banca, Consoli: «Ho perso 7 milioni, sono stato io il primo truffato»

LAtribunatreviso.it 6.3.20 GIORGIO BARBIERI

L’ex ad in tribunale per l’interrogatorio con i pm De Bortoli e Cama Costabile: «Abbiamo dimostrato quanto basta per far archiviare l’accusa»

TREVISO. È durato poco più di tre ore il secondo faccia a faccia tra Vincenzo Consoli e i sostituti procuratori Massimo De Bortoli e Gabriella Cama che stanno coordinando tutte le indagini sul dissesto di Veneto Banca. L’ex amministratore delegato è arrivato in Procura ieri mattina alle 10.30 accompagnato dall’avvocato Ermenegildo Costabile. Questo secondo interrogatorio era relativo all’inchiesta sulle truffe, chiusa dalla Procura lo scorso mese di gennaio.

L’interrogatorio

«Se ho truffato il primo truffato sono io». È stata questa in buona sostanza la linea tenuta da Consoli per dimostrare che, in relazione alla vendita delle azioni dell’ex popolare di Montebelluna, non c’è stata alcuna truffa. «Abbiamo dimostrato quanto basta per far archiviare un’accusa che giudichiamo del tutto infondata», ha spiegato al termine dell’interrogatorio l’avvocato Costabile, «Vincenzo Consoli non ha mai inteso truffare nessuna persona che abbia investito in titoli della banca, essendo stato sempre profondamente convinto della solidità dell’Istituto e, quindi, del valore del titolo. Non ha mai pensato che il prezzo delle azioni Veneto Banca potesse subire l’andamento che poi in effetti ha subito, perché è sempre stato valutato secondo una precisa procedura che veniva avvalorata da esperti del settore e garantiva la corretta correlazione ai valori patrimoniali dell’istituto». E qui arriva il vero punto. «Tanto era certo di ciò», ha aggiunto Costabile, «che ha investito la quasi totalità dei risparmi personali e della sua famiglia, circa sette milioni di euro, in azioni e obbligazioni subordinate Veneto Banca, acquistate per 2 milioni di euro anche nel corso del 2014, 2015 e 2016. Nell’incolpazione è scritto che l’aver truffato gli azionisti sarebbe stato correlato alla volontà di realizzare un ingiusto profitto per la banca. Vincenzo Consoli ha evidenziato che anche questa ipotesi si scontra con le regole basilari dell’economia: l’obiettivo della banca di incrementare il proprio patrimonio attraverso l’aumento del capitale sociale, assecondando le richieste delle autorità di vigilanza, prescindeva dal prezzo stabilito per le azioni di nuova emissione: bastava emettere più azioni ad un prezzo minore. Non cambiava nulla per l’emittente. Ma ribassare il prezzo delle azioni di nuova emissione rispetto al valore che scaturiva dalle metodologie avrebbe pregiudicato gli interessi dei soci che erano già azionisti di Veneto Banca. Consoli ha anche spiegato le ragioni che hanno portato al progressivo crollo di Veneto Banca, che sono di tipo reputazionali e vanno individuate nella perdita di fiducia nei confronti della Banca e nella conseguenza fuga dei capitali. Consoli ha risposto a numerose domande che i Pubblici Ministeri gli hanno rivolto per chiarire i fatti oggetto d’indagine, che coinvolgono complessi meccanismi aziendali».

L’inchiesta

Una truffa da oltre cento milioni di euro con oltre duemiladuecento vittime. È quella che secondo la Procura di Treviso è stata realizzata dai vertici di Veneto Banca tra il 2012 e il 2015 ai danni dei risparmiatori che in quegli anni decisero di investire in azioni dell’ex popolare di Montebelluna poi finita in liquidazione. Gli indagati, a cui vengono contestati i reati di associazione a delinquere e truffa, sono in tutto sei tra cui l’ex amministratore delegato e direttore generale Consoli. Insieme a lui sono indagati i dirigenti Mosè Fagiani, all’epoca condirettore generale e responsabile area commerciale, Renato Merlo, responsabile della “Direzione centrale Pianificazione – Controllo”, Stefano Bertolo, prima responsabile della Direzione centrale Amministrazione e successivamente dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, Massimo Lembo, responsabile della Direzione centrale “Compliance”, e Cataldo Piccarreta, direttore area “Mercato Italia”. Secondo la Procura i sei avrebbero messo in piedi «una associazione per delinquere finalizzata alla commissione, mediante induzione in errore del personale dipendente di Veneto Banca, Banca Apulia e altre società del gruppo, di una serie indeterminata di truffe aggravate concernenti la vendita, a condizioni inique, di titoli azionari e obbligazionari… avvalendosi della struttura organizzativa delle società che veniva di fatto asservita alle finalità illecite perseguite dagli aderenti al sodalizio criminoso». In particolare Consoli viene descritto come «promotore e capo dell’associazione per delinquere», mentre gli altri «agivano quali organizzatori in funzione delle funzioni apicali rivestite». —