Coronavirus: Cassese, e’ l’ora degli eurobond (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Unione Europea, Stati centrali, Regioni, enti locali. L’epidemia da coronavirus ha messo a nudo, come mai prima d’ora, sovrapposizioni e contraddizioni del sistema di governo europeo. Un intreccio di poteri che rischia di bloccare, o perlomeno di rallentare molto, la reazione politica ed economica a un’emergenza con pochi precedenti. Per dipanare questa matassa MF-Milano Finanza ha chiesto aiuto a Sabino Cassese, ministro della Funzione Pubblica nel governo Ciampi, giudice emerito della Corte Costituzionale, professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa e oggi professore alla School of Government della Luiss di Roma. 

Domanda. Qual è il suo giudizio sull’impianto normativo adottato dal governo per contrastare la diffusione dell’epidemia? Ritiene le limitazioni compatibili con la Costituzione? 

Risposta. Premetto in questo momento occorre rispettare con la massina attenzione le prescrizioni e non è l’ora di abbandonare l’atteggiamento unitario e coeso che la società italiana ha dimostrato di saper seguire. Le osservazioni critiche che seguono quindi sono promemoria per il futuro, inviti a riflettere quando sarà tutto terminato. Fatta questa premessa, penso che l’impianto normativo sia errato e che le limitazioni non rispettino i criteri costituzionali fissati dalla Corte Costituzionale fin dal1956. 

D. L’emergenza coronavirus ha mostrato la fragilità della struttura dei rapporti fra Stato, Regioni ed enti locali: quale assetto sarebbe opportuno assumere in un’emergenza che non è solo sanitaria? 

R. Gli interventi in materia di epidemie sono riservati allo Stato. Non si vede perché le Regioni siano intervenute nella materia. Quando sarà finita occorrerà ripensare la distribuzione delle competenze tra Stato e Regioni in materia di sanità. Non è possibile che anche nelle emergenze emergano divari tra una parte e l’altra dell’Italia con riguardo al diritto alla salute. Il diritto alla salute di un calabrese non è diverso da quello di un veneto. Posso fare una proposta? Smettiamola di chiamare governatori i presidenti regionali. Sono solo presidenti delle giunte regionali. Chiamarli governatori, scimmiottando il federalismo americano, fa sorgere aspettative fuori luogo. 

D. Che ruolo potrebbe avere Cdp in questa fase di emergenza e nella prossima fase di rilancio? 

R. Cdp ha una pluralità di compiti. In questo caso potrebbe contribuire alle esigenze finanziarie del Servizio Sanitario Nazionale nelle zone in cui è carente. 

D. L’emergenza ha riportato in auge la discussione su eurobond sia come strumento generale per mettere in comune il debito dell’Eurozona sia come strumento più limitato per sostenere gli investimenti per contrastare l’impatto sanitario ed economico del coronavirus. Qual è la sua posizione? 

R. C’è unanimità nel riconoscere quella che Ciampi chiamava «zoppìa» del sistema europeo. L’Unione è un gigante regolatorio, ma un nano finanziario. E nel settore finanziario controlla la finanza pubblica statale e la finanza privata – le banche, principalmente -, ma non ha una sua capacità fiscale, nel senso che le sue entrate e spese sono piccola parte, in termini percentuali, di quel che fanno gli Stati. Dunque ben vengano strumenti obbligazionari che diano garanzie come solo l’Unione può darne. 

D. Quale ruolo dovrebbero giocare le istituzioni europee in questa emergenza e di quali poteri dispongono? 

R. Nonostante la sanità non sia tra le competenze primarie dell’Ue, questa ha un enorme spazio in presenza di pandemie. L’articolo 168 del Trattato Ue dispone che «l’azione dell’Unione, che completa le politiche nazionali, si indirizza al miglioramento della sanita` pubblica, alla prevenzione delle malattie e affezioni e all’eliminazione delle fonti di pericolo per la salute fisica e mentale. Tale azione comprende la lotta contro i grandi flagelli, favorendo la ricerca sulle loro cause, la loro propagazione e la loro prevenzione., nonche´ la sorveglianza, l’allarme e la lotta contro gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero. L’Unione incoraggia la cooperazione tra gli Stati membri nei settori di cui al presente articolo e, ove necessario, appoggia la loro azione. In particolare incoraggia la cooperazione tra gli Stati membri per migliorare la complementarità dei loro servizi sanitari nelle regioni di frontiera. Gli Stati membri coordinano tra loro, in collegamento con la Commissione, le rispettive politiche ed i rispettivi programmi. La Commissione puo` prendere, in stretto contatto con gli Stati membri, ogni iniziativa utile a promuovere detto coordinamento, in particolare iniziative finalizzate alla definizione di orientamenti e indicatori, all’organizzazione di scambi delle migliori pratiche e alla preparazione di elementi necessari per il controllo e la valutazione periodici. L’Unione e gli Stati membri favoriscono la cooperazione con i paesi terzi e con le organizzazioni internazionali competenti in materia di sanita` pubblica”. Inoltre “Il Parlamento Europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, possono anche adottare misure di incentivazione per proteggere e migliorare la salute umana, in particolare per lottare contro i grandi flagelli che si propagano oltre frontiera, misure concernenti la sorveglianza, l’allarme e la lotta contro gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero, e misure il cui obiettivo diretto sia la protezione della sanita` pubblica in relazione al tabacco e all’abuso di alcol, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri”. 

D. Come giudica l’assetto attuale dei rapporti fra la politica economica nazionale e quella dell’Unione Europea? È d’accordo con quei giuristi, come Giuseppe Guarino, che giudicano illegittimo il Fiscal Compact? Quale dovrebbe essere l’ampiezza di un’eventuale Golden Rule? 

R. L’attuale assetto dei rapporti è legittimo. C’è bisogno però di due passi avanti. Primo: dare potere di bilancio, ossia di entrata e spesa, all’Unione. Secondo: passare altre competenze dal Consiglio alla Commissione, cioè dal lato intergovernativo a quello comunitario dell’Unione. 

D. Più in generale, che giudizio dà della prassi di procedere nell’integrazione europea a suon di accordi intergovernativi piuttosto che tramite modifica dei trattati? 

R. Non è il mezzo con cui si procede quello che importa, ma il risultato che si ottiene. 

D. Ritiene opportuno rimandare la firma del Mes a dopo il 16 marzo per l’emergenza coronavirus? Qual è il suo giudizio sulla cosiddetta «logica di pacchetto» che mira ad armonizzare gli elementi della riforma dell’Unione economia e monetaria? 

R. Faremmo male a rinviare, visto che si è già rinviato, e penso che la logica delle decisioni «a pacchetto» sia l’unica possibile per far avanzare i governi sovranazionali, non solo quello europeo. Bisogna mettere insieme troppi interessi contrastanti e lo si può fare solo cosìa. 

D. Quali conseguenze avrà l’attuazione della Brexit sul mercato unico dei capitali? E sull’assetto proprietario di Borsa Italiana? Come giudica la nuova disciplina del golden power? 

R. Ritengo perniciose le barriere che si stanno introducendo con le cosiddette golden rules e penso che alla fine il Regno Unito starà con un piede fuori e uno dentro l’Unione, mentre ieri era con un piede dentro e l’altro fuori; si pensi a Schengen, all’Eurozona e alle clausole di «opt-out»… 

D. Ritiene necessaria l’introduzione di una legislazione ad hoc per le nomine nelle quotate pubbliche adottando magari una forma quasi-concorsuale? Come tutelare altrimenti le esigenze del mercato e quelle dello Stato nel rinnovo dei vertici delle partecipate? 

R. Maggiore conoscenza dei curricula e dei candidati sarebbe utile, anche se credo illusorio introdurre vere e proprie forme concorsuali per quelle cariche 

red 

(END) Dow Jones Newswires

March 16, 2020 03:44 ET (07:44 GMT)