“Gli aiuti? Dallo Statoe non dalle banche”

ANDREA BERTAGNI Caffe.ch 22.3.20

Dodici anni fa il Consiglio federale e la Banca nazionale svizzera (Bns) hanno aiutato con 60 miliardi di franchi Ubs per salvarla dal fallimento. Oggi che l’economia mostra i primi segnali di difficoltà e si moltiplicano i gesti di solidarietà tra i cittadini, anche tra i più benestanti, che fanno donazioni milionarie agli ospedali, non è giunto il momento di ricambiare il favore? Tanto più che, ha annunciato il direttore del Dipartimento finanze ed economia (Dfe), Christian Vitta, settimana scorsa, BancaStato scenderà in campo con 50 milioni di franchi a sostegno del mondo economico ticinese. “Se ci sarà solidarietà dalle banche private ben venga – dice l’economista e docente di economia aziendale alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi) Amalia Mirante – ma mi aspetto che in prima battuta sia lo Stato a intervenire”. Mirante si spiega meglio. “Spero che in Ticino e in Svizzera non si arrivi ad avere bisogno di una raccolta fondi tra privati per riuscire a costruire un ospedale d’emergenza per il coronavirus. Sarebbe davvero una situazione drammatica”. Per il momento dunque, secondo Mirante, deve essere lo Stato a tendere una mano alla società. Anche se, l’economista ne è cosciente, gli effetti della pandemia in Svizzera si stanno verificando in ritardo rispetto all’Italia, dove i gesti di solidarietà sono all’ordine del giorno. “Se tra qualche mese la situazione dovesse invece davvero peggiorare allora bisognerà sicuramente chiamare in causa anche il settore bancario”. A non credere a un possibile scambio di favori e aiuti tra banche e società, è invece l’economista Giovanni Barone-Adesi, professore di teoria finanziaria all’Università della Svizzera italiana (Usi). “Oggi il settore finanziario non è in grado di aiutare – sottolinea – del resto basta guardare l’andamento delle borse per accorgersi delle difficoltà che stanno vivendo. In questo senso siamo ancora fortunati che non dobbiamo aiutare noi le banche”. Barone-Adesi insomma scarta completamente l’idea di possibili donazioni o gesti di solidarietà provenienti dal mondo bancario in soccorso alle imprese o alle istituzioni che stanno combattendo contro le conseguenze negative del Covid-19. “Non diciamo schiocchezze”, taglia corto.
Scettico è anche Angelo Geninazzi, economista, già segretario di Aiti ed Economiesuisse. “Gli strumenti di aiuto all’economia vanno messi a disposizione dallo Stato e in questo senso Confederazione e Cantoni lo stanno già facendo – spiega -. Il sostegno pubblico dovrà diventare sempre più importante nei prossimi mesi, quando la crisi di liquidità delle aziende si farà sempre più profonda”. Devono dunque essere le istituzioni e non le banche private, secondo Geninazzi, a intervenire a sostegno delle imprese, ma anche della società. “Gli istituti bancari non fanno beneficienza – precisa l’economista – non hanno neanche la possibilità di essere enti filantropici. Però possono giocare un ruolo importante nei confronti delle aziende, soprattutto dal punto di vista della concessione dei crediti”. L’emergenza coronavirus, secondo Geninazzi, dovrebbe quindi spingere gli istituti di credito a guardare le imprese non soltanto dal punto di vista delle cifre nude e crude. “Siamo confrontati con una situazione straordinaria, di conseguenza anche il settore bancario dovrebbe adattare il ruolo nei confronti del mondo economico”.