L’economia malatacambierà la società

LORETTA NAPOLEONI Caffe.ch 29.3.20

Inevitabile una massiccia contrazione mondiale ma…

Ormai è chiaro che la quarantena imposta a quasi tutto il pianeta non sarà breve e ci si comincia ad interrogare sul futuro dell’economia. Il dibattito verte intorno al concetto di recessione e depressione. Il primo fenomeno è limitato nel tempo, si parla di trimestri, mentre il secondo perdura e quindi viene misurato in anni. L’esempio più vicino di depressione che abbiamo è quella prodotta dal grande crollo del 1929. Il collasso simultaneo della produzione e del consumo ed il suo perdurare nel tempo è infatti raro e spesso, come nel caso del 1929, la depressione avviene perché si usano gli strumenti sbagliati o si perseguono le politiche errate per combattere una semplice recessione.
Al momento la Banca centrale americana ha agito nel modo giusto, ha tagliato i tassi d’interesse portandoli a zero, ha ricominciato a stampare moneta, rilanciando il quantitative easing ed ha riesumato le misure finanziarie d’emergenza che aveva già usato durante la crisi del 2007/2008. Anche la Banca centrale europea, dopo un momento di titubanza, ha tirato fuori il vecchio bazooka di Mario Draghi, ed ha confermato che farà qualsiasi cosa per salvare l’economia dell’Eurozona. Tutti gli altri Paesi, inclusa la Cina, si stanno muovendo nella stessa direzione, che secondo economisti, analisti e politici è quella giusta.
Ciononostante la contrazione massiccia dell’economia mondiale non potrà essere evitata. Impossibile a questo punto fare una previsione realistica poiché non è mai successo che nel giro di poche settimane il mondo si fermasse non per un crollo in borsa ma per una pandemia. Il vero problema però non è tanto la contrazione dell’economia mondiale ma il crollo dell’occupazione. E vediamo perché.
La crisi del 1929 ridusse l’occupazione di un quarto, del 25 per cento, quindi. Oggi negli Stati Uniti si parla di un crollo del 30 per cento che corrisponderebbe ad una caduta del Pil del 50 per cento. Ma nel 1929 l’impatto della caduta dell’occupazione fu molto più violento di quello che sarà oggi perché non esisteva la social security, il fondo di disoccupazione nè tantomeno quello delle pensioni o l’intervento corretto dello Stato. Se lo Stato interviene con gli helicopter money, e cioè stampa moneta e la distribuisce tra la popolazione, allora la contrazione dell’occupazione non porterà al collasso dei consumi, fenomeno che a sua volta nella crisi del ’29 produsse fallimenti a catena.
La chiave di volta è dunque l’occupazione ed in particolare quella nei settori dove la tecnologia non può permettere il telelavoro. Pensate ai ristoranti, ai cinema, alle palestre e piscine, alle linee aeree, alle estetiste, alle parrucchiere, alle agenzie di turismo a qualsiasi tipo di attività che richiede il contatto diretto tra persone e che non può essere rimpiazzata virtualmente. Questi settori avranno bisogno di aiuti diretti immediati per evitare che chi vi lavora non sia più in grado di sopravvivere.
Anche se si riesce in questa impresa difficilissima non è detto che tra qualche mese o anche alla fine dell’anno torneremo a vivere come abbiamo vissuto fino alla fine del 2019. Sebbene anche per la pandemia l’esempio più recente è quello della grande influenza del 1917-1920, la cosiddetta Spagnola che uccise intorno a 50 milioni di persone, la globalizzazione e l’aumento della popolazione rendono queste epidemie oggi più probabili. Il mondo insomma dovrà difendersi da future pandemie e per farlo l’economia dovrà cambiare. Qualsiasi attività economica che può essere svolta a distanza e virtualmente difficilmente tornerà ad essere umanamente interattiva. Alla protezione della salute si aggiungerà il risparmio dei costi fissi, perché pagare per spazi comuni, gli uffici, quando si può lavorare da casa con la stessa, se non maggiore efficienza? Tutto ciò, naturalmente, cambierà anche la nostra socialità, e forse questo, non l’economia, sarà il cambiamento più duro da digerire.