Italia: alla sfida del rating (MI.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Non si sa ancora quanto durerà l’emergenza sanitaria, ma una cosa è già evidente: oltre al sostegno senza precedenti messo in campo da tutte le banche centrali, i Paesi stanno varando imponenti misure fiscali e di spesa pubblica per evitare una lunga depressione economica. L’Italia, senza alcuna mutualizzazione in ambito comunitario dell’ingente copertura finanziaria, rischia di agire in misura inadeguata perché deve fare i conti con un debito pubblico già elevato e costantemente in crescita, che ha condotto i rating del Paese vicino ai livelli critici che separano l’area investment grade da quella speculativa. Fino a che punto l’Italia potrà fare nuovo deficit per contrastare l’emergenza? Come reagiranno le agenzie di rating in questa situazione senza precedenti? Su questi temi MF-Milano Finanza ha chiamato a intervenire Carlo Capuano (vicepresidente Global Sovereign Ratings di Dbrs Morningstar), Dennis Shen (direttore di Scope Ratings) e Giulia Branz (analista associate di Scope Ratings). 

Domanda. Per mantenere gli attuali rating dell’Italia è corretto ritenere che sia più importante assicurare chance di ripresa all’economia piuttosto che guardare al livello del deficit? 

Capuano. In questa fase è importante che il governo fornisca stimoli adeguati e tempestivi all’economia. Stimoli di carattere temporaneo, accompagnati da un impegno credibile di ritorno alla prudenza fiscale quando le condizioni lo permetteranno. Non fare abbastanza in questa fase potrebbe danneggiare il tessuto economico e quindi il gettito fiscale e le metriche di bilancio. 

Shen. Ripresa e deficit impatteranno entrambi sul giudizio BBB+ oggi assegnato da Scope Ratings all’Italia. La velocità e l’ampiezza del recupero dell’economia nei prossimi mesi saranno prioritarie per i mercati finanziari rispetto al livello del deficit. D’altronde la sospensione dei vincoli del Patto di Stabilità fa sì che nel 2020 l’Italia non rischierà procedure di infrazione e il Quantitative Easing della Bce mette momentaneamente il Paese al riparo da tensioni finanziarie sui rendimenti dei titoli di Stato. Tuttavia, allargando l’orizzonte temporale, la profondità della recessione – al qual proposito stimiamo tra -5 e -10% di pil per il 2020 – e la il deficit di quest’anno avranno ripercussioni sulla sostenibilità del debito pubblico, che si rifletteranno sul livello del rating. Anche perché, seppur connotabili come elementi di negatività ciclica, si riverbereranno anche sui fattori più strutturali dell’economia: la maggiore debolezza di aziende, banche e bilancio pubblico rallenterà gli investimenti nel 2021 o perfino nel 2022, aumentando la probabilità di assistere ad altri deficit straordinari nel prossimo biennio. 

D. Anche l’Italia dovrebbe quindi adottare un «whatever it takes» nella politica fiscale, con misure analoghe a quelle Germania e Francia in proporzione al pil, senza badare all’ammontare del deficit aggiuntivo necessario a sostenere l’economia? 

Capuano. Ci sono Paesi che hanno meno margini di bilancio di Gemania e Francia per dimensionare il sostegno governativo. e l’Italia è tra questi. Al momento la Bce potrebbe indirettamente accogliere una parte della maggiore emissione di titoli di Stato puntellando la fiducia degli investitori, ma la necessità di indebitamento potrebbe aumentare. Utilizzando tutti gli strumenti fiscali in essere e mettendone in campo di nuovi, l’Italia ne trarrebbe vantaggio se questi giungessero direttamente all’economia senza passare dal canale bancario. Ma occorre oculatezza e massima efficacia, accompagnate dall’impegno a tornare a un atteggiamento prudente appena possibile. Per limitare il danno economico occorre identificare correttamente i settori e le aziende che dovrebbero rimanere aperti, dotandoli delle necessarie misure di sicurezza sanitaria. Più in generale, altre attività potrebbero proseguire se aumentasse il numero di tamponi e si introducessero misure tecnologiche per contenere la diffusione del virus. Ci sono infatti aziende, ben integrate nella catena produttiva, che rischiano di perdere quote di mercato se verranno mantenute ferme per un periodo troppo lungo, danneggiando economia e gettito fiscale. Questo potrebbe rappresentare un punto di partenza per fornire stimoli fiscali adeguati e proporzionati. 

Branz. Il «whatever it takes» è necessario sia in politica monetaria e sia in quella fiscale o di bilancio. Con o senza un’azione comunitaria guidata da Bruxelles. In assenza, i governi nazionali dovrebbero necessariamente procedere da soli sobbarcandosi interamente le conseguenze del nuovo debito che saranno costretti a emettere: ci aspettiamo che il deficit strutturale italiano, inizialmente previsto all’1,1% del pil, cresca ora oltre il 5% nel 2020, alzando il debito pubblico dal 135% di fine 2019 a oltre il 145% del pil. Alla luce di ciò è improbabile che l’Italia possa adottare misure di stimolo analoghe, in proporzione al pil, a quelle della Germania senza avere un impatto molto più significativo sul grado di sostenibilità del debito nel lungo termine e quindi sui rendimenti richiesti dal mercato. Ciò impone l’adozione di misure più mirate e finalizzate alla massima efficacia delle risorse straordinarie che verranno messe in campo, anche se proporzionalmente inferiori rispetto a quelle della Germania. Va comunque considerato che maggiori sono gli interventi degli altri partner europei con più spazi di manovra in bilancio e maggiori sono i benefici indotti sui altri Paesi con meno possibilità di manovra, che potranno quindi limitare i rispettivi interventi. 

D. In quali casi i rating dell’Italia, già a un passo dalla zona rossa speculativa, sarebbero a rischio di downgrade? 

Capuano. In simili circostanze c’è una certa tolleranza e comunque un adeguato stimolo fiscale è un fattore-chiave, ma deve essere limitato alla durata della crisi sanitaria. Se l’emergenza sanitaria prolungasse il periodo di lockdown, ciò impatterebbe più profondamente e più a lungo sull’economia, limitando la futura flessibilità dell’Italia nel rispondere a eventuali crisi. E ciò avrebbe implicazione più negative sul rating. 

Shen. Benché ad oggi si possa ipotizzare una ripresa a partire da fine estate, in Italia ci sarà un grande danno economico che renderà il settore pubblico e quello privato più vulnerabili a eventuali shock futuri. Tuttavia questa crisi non ci fa cambiare idea su alcune fondamenta che hanno sempre sostenuto il nostro giudizio sull’Italia e che continueranno a farlo anche in questa crisi. L’Italia è un Paese d’importanza sistemica per l’Eurozona e lo ha dimostrato anche la Bce tramite l’attivazione del nuovo Quantitative Easing che negli ultimi giorni ha già guidato al ribasso il rendimento dei titoli di Stato tricolori. (riproduzione riservata) 

red 

MF-DJ NEWS 

3008:21 mar 2020 

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March 30, 2020 02:23 ET (06:23 GMT