Tracollo finale di Intesa Sanpaolo (-7,5%), è buio pesto per le banche del Ftse Mib con Unicredit ai minimi storici

Finanzaonline.com 3.4.20

Intesa Sanpaolo maglia nera tra le banche

Tracollo a fine giornata per Intesa Sanpaolo che ha ceduto il 7,55% a quota 1,392 euro, sui nuovi minimi a quasi 7 anni e con un saldo Ytd di oltre -41%. Martedì 31 marzo il cda di Intesa ha sospeso il dividendo a seguito della raccomandazione Bce a tutte le banche europee. L’intento dela banca guidata da Carlo Messina è però di riproporlo entro fine anno in subordine alle indicazioni che arriveranno dalla Bce.

Prosegue la striscia negativa del titolo Unicredit  (-3,52% a 6,54 euro) che con il calo odierno si riporta sui minimi storici. Solo nell’intraday del 16 marzo scorso era stato toccato un livello più basso (6,42 euro). Da inizio anno le quotazioni del titolo sono scese del 51%, tra i peggiori performer di tutto il Ftse Mib. Ieri intanto è arrivato l’accordo con sindacati per 5.200 uscite attraverso pensionamenti anticipati volontari nei prossimi 4 anni con accesso al Fondo di Solidarietà di settore. “Sebbene le uscite volontarie siano inferiori alle aspettative (5.200 contro 6.000 previsti), consideriamo positivamente la conclusione dei negoziati con i sindacati in Italia, Germania e l’Austria con un risultato coerente con gli obiettivi del piano aziendale Team 23, che sono già integrati nelle nostre stime”, commentano gli analisti di Banca IMI.

ENI in affanno dopo grande abbuffata

Tra i singoli titoli spicca il tonfo di oltre il 5% diENI dopo il balzo della vigilia in scia al rally record del petrolio sotto la spinta delle parole di Donald Trump. Il dietrofront ha coinvolto tutto il settore che nelle ultime settimane aveva recuperato con forza sovraperformando nettamente il mercato. Jp Morgan oggi ha confermato il giudizio underweight sul titolo ENI rivedendo al ribasso le stime sull’utile per azione (-5,8% quelle per il 2020 e -17,6% per il 2021). Il prezzo obiettivo indicato dalla banca d’affari Usa, che nel report odierno sul settore oil si interroga sulla sostenibilità delle politiche di dividendo alla luce del nuovo scenario, è di 9,5 euro, ossia sostanzialmente sui livelli a cui si è riportato il titolo nelle ultime sedute.

Tra gli altri titoli continua il momento difficile per FCA (-1,35% a 6,2 euro) con il mercato che continua a guardare con timore allo shock che colpirà i volumi del mercato auto in questi mesi e anche al rischio che la fusione con PSA slitti e si decida di rimandare o tagliare il dividendo ordinario (2,2 mld) e quello straordinario (5,5 mld).

Unipol rinuncia al dividendo, Ferrari cede oltre il 6%

Male  Unipol scesa di oltre il 3%. La compagnia assicurativa bolognese ha deciso di attenersi strettamente alle richieste dell’IVASS, sospendendo la proposta di distribuzione del dividendo per l’esercizio 2019 (pari a 0,28 euro per azione). Il cda del gruppo ha deciso inoltre di proporre all’adunanza assembleare convocata per il 30 aprile prossimo l’assegnazione a riserva dell’utile d’esercizio 2019.

Giornata difficile anche per Ferrari (-6,62%).Pesa il newsflow negativo per la Rossa con il mercato che guarda alle ripercussioni del prolungato stop produttivo e anche agli sviluppi sul fronte F1, con l’emergere di disaccordi sul ‘budget cup’ per le scuderie. La Rossa sarebbe contraria a nuovi tagli che potrebbero obbligarla a ridurre il personale della propria squadra di F1. Ferrari ha inoltre sospeso il piano di buyback dallo scorso 30 marzo, rinviando quindi l’acquisto dei residui 46 milioni di euro della terza tranche (che era di complessivi 200 mln). Da novembre Ferrari aveva investito 153,5 mln (di cui 117 mln nel 1Q20) acquistando 1.062mn di azioni proprie (0.5% del capitale) ad un prezzo medio di circa 145 euro per azione. Ad oggi detiene 9,17 milioni di azioni proprie ordinarie, pari al 4,7% del capitale.

Atlantia non si ferma

Tra i pochi segni più spicca ancora una volta Atlantia (+3,85% a 13,2 euro) che nel corso della seduta si era spinta fino a +11% e ha inanellato la quarta seduta consecutiva in forte rialzo. A sostenere le quotazioni sono sempre le attese per una possibile fumata bianca nelle trattative con il governo per evitare la revoca della concessione autostradale. Trattative che potrebbero sfociare in un riassetto nel capitale di Autostrade per l’Italia (Aspi) con Atlantia che scenderebbe sotto il 50% (intorno al 40% secondo La Repubblica) e Cdp e F2i entrerebbero con quote importanti e paritarie e potrebbero essere interessati anche fondi infrastrutturali esteri.

Tra i pochi titoli a salire spicca poi Fineco (+4,68%) con la sponda delle indicazioni dal boom di volumi nel trading online a inizio anno. Finecobank nei primi 2 mesi del 2020 ha registrato nel brokerage ricavi per 33 milioni di euro, +70% rispetto ai 19,5 mln dello stesso periodo del 2019, registrando a febbraio il nuovo record storico sia in termini di ordini che di volumi. Il brokerage per Fineco rappresenta il 20% dei ricavi “ed è un elemento di importante diversificazione della società che le consente di fronteggiare anche contesti difficili”, rimarcano gli esperti di Equita SIM.