MISURE ANTI-CRISI/ Quei “pagherò” che non aiutano imprese e famiglie

Pubblicazione: 10.04.2020 – Natale Forlani il sussidiario.net

Stampare moneta e fare debito non è una vera soluzione alla crisi, specie se le risorse vengono usate per misure di stampo assistenzialista

Devo confessarvi che leggendo molti post e le prese di posizione riguardo gli interventi che dovrebbero essere adottati per contrastare gli effetti sull’economia del coronavirus, e per favorire una rapida ripresa delle attività, rimango stupito dalle derive che sta assumendo la discussione. Per farla breve, ho l’impressione che nell’opinione pubblica si stia insinuando l’idea che di fronte a noi non ci sia una prospettiva di lacrime e sangue, almeno nel breve periodo, bensì che abbiamo trovato il modo di risolvere tutti i problemi dell’umanità e che basterebbe sconfiggere la ritrosia di qualche tedesco od olandese per approdare al meraviglioso destino.

Tali convinzioni, confortate persino da autorevoli studiosi, fanno leva sulle decisioni assunte dalle principali banche centrali del mondo, e da numerosi governi, di adottare provvedimenti per incrementare la liquidità finanziaria, e gli interventi pubblici, stampando moneta e aumentando i debiti, per rimediare il rischio di un collasso dell’economia e dell’occupazione dovuto a origini non economiche. Provvedimenti straordinari, persino indispensabili, ma destinati comunque a produrre conseguenze per l’onorabilità futura degli impegni che si stanno assumendo.

Le definisco derive, perché si manifestano in due varianti, macro e micro, degli interventi economici. La variante macro mette al centro l’idea che basti stampare carta moneta per risolvere tutti i problemi. Talmente vero che il popolo si esalta quando il presidente del consiglio Conte minaccia il proverbiale “altrimenti faremo da soli”. Cioè stamperemo noi carta moneta, riportando ai fasti la geniale intuizione dell’onorevole della Lega Claudio Borghi (i famosi mini-Bot). Sfugge agli interessati che l’aumento della quantità di moneta generata della Bce per acquistare titoli di debito emessi da pubbliche amministrazioni e dai privati assomiglia a una gigantesca diffusione di “pagherò” dall’incerto destino, messi in capo ai contribuenti e agli attori economici privati. Con garanzie di varia natura per consentire loro di accedere a dei crediti altrimenti indisponibili.

Ma siccome tale promessa la fanno tutti, senza sapere se poterla onorare, si diffonde l’idea che, male che vada, tutti i guai verranno inevitabilmente condivisi. Una versione che fa assimilare la presa di posizione di Conte a una sorta di “muoia Sansone, l’Italia, con tutti i filistei, gli altri Paesi europei”.

Esiste poi una versione microeconomica del futuro Bengodi, che prende spunto da una teoria che sta riscuotendo un grande successo, “l’helicopter money”, ovvero la distribuzione dal cielo della carta stampata come soluzione estrema per combattere la deflazione e per consentire alla gente di spendere e sostenere la domanda di prodotti e servizi.

Una teoria messa in campo dal guru storico del neoliberismo Milton Friedman, e riproposta in una versione più appropriata alla situazione attuale da Mario Draghi, per la finalità di assicurare risorse straordinarie alle imprese e ai lavoratori. Dato che i debiti risolveranno il problema facciamone il più possibile per soddisfare bisogni di ogni tipo. Infatti, in Italia è partita la corsa per mettere in campo una sorta di versione neosocialista della teoria: sussidi di ogni genere, redditi di cittadinanza, emergenza, soccorsi al lavoro sommerso da offrire a residenti apolidi e nuovi arrivati, e possibilmente senza condizioni. In buona sostanza, diffondendo l’idea che non valga la pena lavorare, e tantomeno di pagare regolarmente le tasse (e non è che in Italia se ne avvertisse il bisogno). Tutto finanziato con l’emissione di “pagherò” a carico dei contribuenti con l’esplicito desiderio di associare a quelli italiani anche i cittadini degli altri Paesi aderenti all’Ue.

Il sospetto che ci sia qualcosa che non quadra è già affiorato ai milioni di piccoli imprenditori verso i quali viene garantito l’accesso al credito, e un rinvio di due mesi del pagamento delle imposte che dovranno essere comunque pagate, senza una realistica possibilità di riprendere l’attività. Di certo non ci sarà alcun soccorso europeo per i debiti che i contribuenti e gli attori economici italiani dovranno onorare nel futuro. Salvo una liquidazione coatta disposta a livello europeo con buona pace dei nostri, tantissimi, sovranisti nazionali. Una cosa è rivendicare le condizioni per rendere sostenibile il rientro dei debiti, altra quella di mutualizzarli.

Questo significa che non si devono fare interventi straordinari? Che dobbiamo rinunciare alla prospettiva di costruire un’Europa forte economicamente e solidale? Al contrario, è proprio questa esigenza che dovrebbe suggerire agli italiani di diventare più rigorosi ed esigenti nel gestire le risorse. Per salvare noi stessi, non solo per convincere i tedeschi e gli olandesi.