Le 5 bufale di questi giorni su Mes, Eurobond, Olanda e Germania

Econopoly.ilsole24ore.com 23.4.20

Post di Costantino De Blasi, risk manager e fondatore di Liberi, Oltre Le Illusioni –

In un momento così grave per il mondo intero e per l’Italia in particolare, il dibattito è inquinato da un profluvio di bufale e inesattezze senza fine che per quanto riguarda la posizione italiana rispetto alla riunione del Consiglio europeo può mettere i nostri rappresentanti in una posizione di imbarazzo e debolezza.

Ho provato a individuare quelle più in voga e più clamorose.

Le condizioni della linea di credito erogata dal MES possono cambiare ex post
L’Eurogruppo ha trovato infine il 9 aprile la convergenza su una linea di credito del Meccanismo Europeo di Stabilità denominata Pandemic Crisis Support capace di erogare agli Stati che ne chiedessero l’attivazione emissioni pari al 2% del Prodotto interno lordo del 2019. Queste risorse avrebbero come unica condizionalità l’utilizzo per spese dirette e indirette in spesa sanitaria.

Chi critica la decisione dell’Eurogruppo contesta la possibilità di variare quella condizione, rendendola più stringente, a prestito avvenuto a norma dell’art. 7 del regolamento n. 472/2013.

Sulla norma vanno fatte 2 considerazioni.

La prima è che l’articolo 7 del regolamento fa riferimento alle possibili modifiche dei programmi di aggiustamento degli squilibri macroeconomici nel caso in cui ci siano scostamenti significativi fra gli obiettivi programmati e quelli raggiunti (comma 5). Inoltre lo stesso articolo (comma 7) precisa che la Commissione deve valutare se le deviazioni sono dovute a cause che non sono nel controllo dello Stato (e il Covid non lo è). Infine per l’attivazione del PCS, come sappiamo, non è prevista la presentazione di alcun piano di aggiustamento.

La seconda è che le condizioni, in ogni contratto o trattato, si negoziano prima e vengono di norma escluse le clausole vessatorie la cui accettazione va sottoscritta espressamente. Nessuno sano di mente, meno che mai uno Stato, accetterebbe o imporrebbe all’altra parte clausole vessatorie.

Il MES ha impoverito la Grecia e imposto tagli alla sanità
La Grecia ha ricevuto prestiti per 61,9 miliardi dal MES cui si sommano 52,9 miliardi di prestiti bilaterali da altri Paesi dell’area euro, 141,8 dall’EFSF e 33,1 dal Fondo Monetario Internazionale. Il 20 agosto 2018 la Grecia ha concluso con successo il programma di finanziamento col MES. Già nel 2017 l’economia greca aveva ricominciato a crescere. I tassi di crescita reale del Pil sono stati 1,4%, 1,9% e 2,3% nel triennio 2017-2019.

Il già citato comma 7 dell’art. 7 del Regolamento 472/2013 recita “gli sforzi di consolidamento del bilancio indicati nel programma di consolidamento macroeconomico tengono in conto l’esigenza di assicurare mezzi sufficienti a politiche fondamentali come l’istruzione e l’assistenza sanitaria.”

Gli Eurobond non rientrano nel debito pubblico, il MES sì
Nulla si sa al momento degli Eurobond perché sono una fattispecie di emissione che non esiste e deve ancora, eventualmente, essere deliberata.

Se il Consiglio dovesse arrivare a una decisione positiva essa non potrà però essere diversa da:

1. Emissione di debito postato nel bilancio europeo con quota di attribuzione pari al criterio di partecipazione alla sua formazione, quindi in misura proporzionale al PIL del singolo euromembro;

2. Emissione di debito da parte di un ente terzo (Recovery Fund o altro) e allora avremmo sotto il profilo del debito sovrano lo stesso identico risultato dei prestiti MES.

Insomma il debito è debito in qualunque forma lo si voglia vedere. Solo una monetizzazione (acquisto della BCE dei debiti e/o helicopter drop) non produrrebbe nuovo debito.

L’Olanda è un paradiso fiscale
I ripetuti e fastidiosi attacchi alla legislazione fiscale di un Paese alleato sono una strategia poco lungimirante prima di un incontro in cui si discutono aiuti alle economie e molto orientata a soddisfare l’opinione del proprio elettorato di riferimento.

L’Olanda è accusata di essere un paradiso fiscale e di sottrarre risorse agli altri euromembri.

Premesso che nello spazio comune c’è libertà di stabilimento e quindi le imprese vanno dove trovano condizioni a loro più favorevoli, i Paesi Bassi non sono inseriti in alcuna black list. Non sono considerati Stato non collaborativo e le informazioni fiscali vengono regolarmente scambiate.

Le imprese che hanno sede legale in Olanda scontano corporate taxes simili a quelle italiane (20% fino a 200.000 euro di utili e 25% oltre) e IVA al 21%. La principale differenza sta nella non applicazione di imposta sui dividendi e sulla vendita di partecipate. Nelle sue Country Specific Recommendations la Commissione ha richiamato l’Olanda ad applicare imposte anche su questa fattispecie di ricavi e l’Olanda ha accettato di rivedere nel 2021 la sua normativa fiscale sui redditi d’impresa.

La Germania viola i trattati con il surplus della bilancia dei pagamenti e non viene punita
Questa affermazione è stata ripresa dal premier Conte nella sua intervista al Süddeutsche Zeitung del 19 aprile.

L’assunto è che la Germania violerebbe l’art. 126 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea. Negli squilibri macroeconomici elencati dall’articolo tuttavia non si fa riferimento ad avanzo di bilancio e bilancia commerciale ma solo a disavanzo di bilancio e debito pubblico. Allo stesso modo i Regolamenti 1174/2013 e 1176/2013, che fanno parte del 2 Pack, quando fanno riferimento a squilibri macroeconomici potenzialmente nocivi per il buon funzionamento dell’Unione si riferiscono sempre espressamente a deficit e debito.

Del surplus della bilancia commerciale si trova traccia ancora una volta nelle Country Specific Recommendations che invitano la Germania ad usare il surplus eccedente il 6% per implementare gli investimenti sia centrali che regionali che sono inferiori alla media UE. Solo raccomandazioni a cui la Germania ha risposto aumentando nel periodo 2016-2018 gli investimenti pubblici del 9% (dal 2,19% al 2,38% del PIL).

Quindi la Germania non viola alcun Trattato Europeo.