La giustizia e i direttigestiti attraverso Skype

LINDA DORIGO Caffè.ch 26.4.20

Il dibattito sui processi online per far fronte all’emergenza

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S.Z. ha ricevuto la condanna a tre anni di detenzione direttamente in carcere, collegato via Skype con il giudice, il procuratore e l’avvocato assegnatogli d’ufficio. Il caso di S.Z. non è isolato in Serbia, come lui oltre quaranta persone sono state condannate via Skype per aver violato il regime di auto quarantena imposto dal presidente Aleksandar Vučić. Nel Paese è stato proclamato lo stato di emergenza e sono state adottate misure tra le più rigide in Europa, tra queste quella del ministro della Giustizia che ha incentivato i processi a distanza sollevando dubbi tra gli esperti sulle garanzie di un giusto processo.
“Abbiamo chiesto di monitorare questi processi via Skype e alcune corti ce l’hanno permesso – spiega Milena Vasić, Legal advisor and Project coordinator at lawyers Committee for human rights-yucom – tuttavia è troppo presto per dire se la Serbia stia violando il diritto a un giusto processo poiché le sentenze non sono definitive e stiamo aspettando i pareri della Suprema Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale. Non è solo una questione di giusto processo – precisa Vasić – bensì di garanzie sul divieto di tortura poiché l’accusato non può parlare direttamente con il proprio avvocato. Siamo sicuri che violazioni di questo genere non mancheranno”. Il caso serbo ha fatto emergere un dibattito che da tempo mette a confronto studiosi, sociologi e giuristi sull’impiego dell’intelligenza artificiale e di strumenti di video conferenza nella giustizia.
Sul fronte italiano dal 9 marzo scorso è stato adottato un provvedimento di sospensione generalizzata dei procedimenti civili e penali. “Per i processi penali – spiega Maria Grazia Civinini, presidente del Tribunale di Pisa – si è previsto che chi è detenuto o arrestato può partecipare al processo attraverso una video conferenza, senza necessità di spostamenti da e verso il luogo di detenzione con impegno della scorta del personale di polizia e polizia penitenziaria. Queste misure sono a volte difficili da attuare oppure incontrano l’opposizione degli avvocati, in particolare dei penalisti che affermano il diritto dell’imputato di apparire di persona davanti al giudice, oppure si scontrano con realtà giudiziarie in cui si è ritenuto che la tutela della salute fosse al primo posto e che i servizi giudiziari dovessero essere ridotti ai minimi termini”. Civinini, come altri colleghi magistrati, sostiene che l’uso della tecnologia e dell’informatica possa contribuire a migliorare il funzionamento della giustizia “purché si pongano dei limiti. L’udienza a distanza può essere uno strumento efficace, in particolare per la rapida trattazione di procedimenti civili e penali minori, ma non può essere una regola generalizzata”.
La privacy e la sicurezza dei modelli predittivi applicati alla giustizia sono fattori importanti tanto quando l’impatto psicologico che l’impiego del video nei processi può avere sulle decisioni e i comportamenti umani. “Sappiamo molto poco su come il video influisca sul comportamento di giudici, giurie e imputati – spiega Burkhard Schafer, professore di Teoria giuridica computazionale all’Università di Edimburgo -. Come possono essere distorti il contegno, il linguaggio del corpo attraverso il video? Come si può confortare o incoraggiare qualcuno attraverso uno schermo? Mi preoccupa – conclude Schafer – che una volta che tale sistema verrà implementato, ci sarà una pressione per continuare ad utilizzarlo anche dopo la crisi, nonostante non sia di gran lunga migliore rispetto al sistema attuale”.