Sarà “Grande depressione”e nessuno potrà salvarsi

LORETTOA NAPOLEONI Caffè.ch 26.4.20

Gli scenari economici futuri dopo la crisi sanitaria

Immagini articolo

Una cosa è certa: la crisi economica che stiamo vivendo è assolutamente sui generis. L’economia mondiale è in recessione non per motivi economici ma per motivi sociali, e cioè a causa della pandemia e delle politiche per limitare la diffusione dell’epidemia. A questo punto ci si interroga sull’andamento di queste due variabili piuttosto che su quello dei fondamentali di economia. E non è certo facile fare previsioni per gli economisti quando in ballo c’è un virus.
Recentemente il Fondo monetario (Fmi) ha pubblicato le tendenze per il 2020 che non sono certamente ottimiste: nei prossimi due anni il Pil mondiale potrebbe perdere 9 mila miliardi di dollari, ciò equivarrebbe ad una contrazione del 3 per cento dell’economia internazionale nel 2020. Ma nel 2021 ci sarà una ripresa e possibilmente una crescita del 5,8 per cento. Naturalmente queste previsioni ruotano intorno ad una premessa, che la durata della pandemia sia limitata a due trimestri, in altre parole che nella seconda metà del 2020 il contagio calerà al punto tale che le politiche anti pandemia saranno progressivamente abbandonate durante il terzo e quarto trimestre. Ma sarà vero?
In assenza di una risposta valida a questo quesito si lavora su modelli ipotetici. Se davvero nella seconda metà del 2020 si tornerà ad una certa normalità, l’impatto della chiusura globale dell’economia sarà in ogni caso enorme, simile a quello della Grande Depressione sia per le economie avanzate che per quelle in via di sviluppo. Nessuno insomma si salverà e la ripresa sarà lenta per tutti, anche per le nazioni ricche dove la crescita non tornerà ai livelli antecedenti al 2020 almeno fino al 2022-2023.
A differenza della crisi del 2007-2008, anche l’economia cinese subirà una contrazione crescendo di appena l’1,2 per cento, il tasso di crescita più lento dal 1976. Anche l’Australia, sfuggita dall’inizio degli anni Novanta a tutte le crisi economiche, subirà la sua prima recessione dal 1991.
Nonostante gli interventi tempestivi a sostegno dell’economia anche quella americana dovrebbe contrarsi del 5,9 per cento quest’anno, il maggior declino annuale dal 1946. Il Fmi prevede poi l’economia del Regno Unito si ridurrà del 6,5 per cento nel 2020, rispetto alle previsioni di gennaio dello stesso Fondo monetario che anticipavano una crescita del Pil dell’1,4 per cento. Un declino di questa portata non si vedeva dal 1921.
Ma anche il Giappone, la terza più grande economia del mondo, che finora ha evitato di imporre dure restrizioni a livello nazionale ai viaggi, al lavoro e alla vita pubblica, misure che hanno congelato l’attività economica in altre parti del mondo, subirà una contrazione del Pil del 5,3 per cento.
Secondo l’Economic Institute di Basilea, il crollo della domanda e della spesa privata mondiale produrrà una seria recessione anche in Svizzera. Il Pil si dovrebbe contrarre del 2,5 per cento contro l’aumento dell’1,3 per cento previsto alla fine del 2019. Se l’economia riesce a tornare alla normalità nella seconda metà del 2020, allora le previsioni sono per una ripresa nel 2021 con una crescita del Pil intorno al 4,3 per cento. La contrazione avrà anche un impatto negativo sull’occupazione, nonostante le politiche di sostegno all’economia già introdotte, la disoccupazione dovrebbe aumentare dello 0,8 per cento arrivando al 3,1 per cento nel 2020 ed iniziare a scendere verso il 2,7 per cento nel 2021.