Dl liquidità: prestiti avanti adagio, Abi non cede su scudo (Mess)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Cominciano ad andare a regime le misure varate dal governo per garantire liquidità alle imprese durante il blocco delle attività dovuto all’emergenza coronavirus. Anche se da parte delle aziende più piccole, scrive Il Messaggero, si continuano a lamentare difficoltà nell’accesso ai finanziamenti straordinari fino a 25 mila euro previsti dai provvedimenti messi in campo per fronteggiare la crisi. 

I dati diffusi nel fine settimana dalla task force costituita dai ministeri dell’Economia e dello Sviluppo, dalla Banca d’Italia e dall’Abi per assicurare un rapido utilizzo degli aiuti – segnalano 1,3 milioni di domande di moratoria sui prestiti per un valore di 140 miliardi (considerando sia le misure previste dai decreti Cura Italia e Liquidità che le iniziative volontarie degli istituti). 

Per quanto riguarda le richieste di sospensione delle rate sui prestiti, poco più della metà delle domande provengono dalle imprese (a fronte di prestiti per 101 miliardi). Oltre 600 mila sono invece arrivate dalle famiglie e riguardano una esposizione di 36 miliardi. Circa 42.500 sono richieste di stop alle rate del mutuo sulla prima casa, per un importo medio di circa 99.000 euro. Si può stimare che circa il 70% delle domande relative alle moratorie sia già stato accolto, mentre solo l’un per cento circa è stato rigettato e il resto è ancora in fase di esame. 

Sono invece oltre 20 mila le richieste giunte al Fondo di garanzia (5.200 nell’ultima settimana) per i nuovi finanziamenti fino a 25mila euro garantiti dallo Stato per un totale di 115 milioni. 

Intesa Sanpaolo ha reso noto che per le richieste di prestiti fino a 25.000 euro per l’emergenza ha già effettuato 1.000 accrediti in conto corrente e altre 7.000 pratiche sono in erogazione, con tassi che partono dallo 0,04% (le norme prevedono che il tasso di interesse applicato dalla banca debba tenere conto solo della copertura dei costi di istruttoria e di gestione dell’operazione). Ma l’istituto ha poi puntualizzato che sono oltre 104 mila le richieste ricevute, di cui 32 mila nell’ultima giornata della settimana, e che circa un quarto delle domande sono incomplete e richiedono ulteriore lavorazione. Banco Bpm la settimana scorsa ha ricevuto oltre 28mila domande per un ammontare stimato di 450 milioni di euro. 

Ma sono decine di migliaia le richieste arrivate agli istituti fin dai primi giorni di operatività delle nuove norme. A completare la gamma di strumenti varati per andare in soccorso delle aziende in difficoltà per lo choc coronavirus, questa settimana andranno a regime anche i finanziamenti agevolati con la garanzia di Sace. 

Nei giorni scorsi molti istituti – fra cui Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm e Bper – hanno siglato i protocolli con la società pubblica necessari per far partire l’operazione destinata ad andare in soccorso delle imprese più grandi in crisi per l’emergenza Covid-19. L’operazione – del valore complessivo di 200 miliardi – ha l’obiettivo di assicurare la necessaria liquidità alle imprese per tutto il 2020. La garanzia fornita da Sace copre finanziamenti di importo non superiore al 25% del fatturato realizzato l’anno scorso dall’azienda o se più alto al doppio del costo del personale. La durata dei finanziamenti è di massimo 6 anni e il provvedimento prevede che le commissioni delle banche siano limitate al recupero dei costi e il tasso del prestito inferiore a quello che si avrebbe in assenza di garanzia. 

Pressante intanto è la richiesta, che arriva anche dal mondo bancario, di semplificare ulteriormente le procedure per concedere la liquidità necessaria alle imprese. Anche alla task force arrivano segnalazioni di titubanze e difficoltà ad avere il credito. Il tema di un ulteriore snellimento del percorso per arrivare alla concessione del credito resta 

quindi sul tavolo. Il decreto liquidità approvato dal governo 

all’inizio di aprile con le misure straordinarie a favore delle imprese deve ancora essere convertito in legge ed è possibile che durante il percorso si possa studiare una ulteriore velocizzazione delle procedure. Anche se, si fa notare, la normativa è già stata semplificata al massimo e le società devono presentare alle banche solo un’autocertificazione 

sui danni subiti dalla propria attività a causa del coronavirus. 

C’è un altro punto su cui insiste l’Abi: la tutela legale. “È necessario definire soluzioni che dando certezza ai profili di responsabilità della banca possano accelerare l’erogazione della liquidità. Questo per evitare che sugli istituti siano trasferiti i rischi nel caso in cui le imprese cadessero in stato di insolvenza. Una richiesta già respinta però dal viceministro dello Sviluppo economico Stefano Buffagni: “Non credo che lo scudo penale sia la risposta”. Alle banche dunque non resta che proseguire con le tradizionali procedure 

di controllo in attesa di novità. 

vs 

(END) Dow Jones Newswires

April 27, 2020 03:18 ET (07:18 GMT)