SCUDI FISCALI, MESSINA SGRIDA BONOMI.

andreagiacobino.com 26.4.20

Carlo Bonomi, presidente designato di Confindustria, non ha fatto ancora tempo a insediarsi ai vertici di Viale dell’Astronomia, e già viene redarguito da uno dei maggiori “poteri forti” del Paese, Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Proprio il banchiere ieri, in una chilometrica intervista al “Sole 24 Ore” controllato proprio da Confindustria, aveva lanciati l’idea di bond sociali per far ripartire il paese accompagnati da uno scudo penale per chi trasferisce capitali dall’estero. Oggi però Bonomi, invece, intervenendo a “Mezz’ora in più”, Bonomi ha spiegato che “il rientro dei capitali dall’estero, con uno scudo per chi ha evaso le tasse, per comprare i titoli di Stato – osserva – non è la strada che mi piace”. Gli scudi fiscali varati in passato da tanti governi, primo fra tutti quelli a guida di Silvio Berlusconi con Giulio Tremonti ministro dell’Economia, hanno – last but not least – consentito alle banche italiane che li hanno gestiti (anzitutto Fideuram Ispb, la private bank di Intesa Sanpaolo) – di fare affari d’oro. La sanatoria per gli evasori, che ad esempio non piace ai Cinque Stelle, non piace nemmeno a Bonomi.

Ma il presidente designato di Confindustria è stato subito redarguito dallo stesso Messina che poche ore fa, tramite Ansa, ha detto: “Condivido, ovviamente, l’affermazione di Carlo Bonomi: le  tasse vanno pagate da tutti, Resta il fatto  che il rientro in Italia di capitali detenuti all’estero, anche  lecitamente, e il loro investimento nelle aziende per ridurre il  ricorso alle garanzie statali, o la sottoscrizione di titoli di  stato che sostengano progetti sociali che contrastino l’aumento  della povertà, darebbe un importante contributo al Paese”. Messina ha poi rincarato la dose: “quanto ai titoli di stato detenuti dalle banche – ha aggiunto – toccando un altro tema trattato dal presidente designato di Confindustria – per quanto riguarda  il Gruppo Intesa Sanpaolo siamo il principale investitore  privato, con titoli in portafoglio per complessivi 85 miliardi  di euro: confermiamo il nostro impegno nei confronti del debito  pubblico del Paese”.

Insomma, Bonomi è avvisato: meglio non contraddire il banchiere più potente d’Italia.