LUCA PARNASI & C – STADIO ROMA / A UNA SVOLTA LA MAXI SCENEGGIATA? ( York Capital Management, che entra in campo intenzionato a chiudere la partita.)

26 Maggio 2020 di: Andrea Cinquegrani lavocedellevoci.it

Ennesimo colpo di scena nella super sceneggiata dello stadio della Roma a Tor di Valle.

Incredibile ma vero, tornano alla ribalta alcuni protagonisti della piece realizzata sotto l’albero di Natale a fine dicembre 2016, con “memorandum d’intesa” perfettamente infiocchettato e sottoscritto dal maxi fondo di investimenti IDeA Fimit Sgr spa e la Eurnova del mattonaro capitolino Luca Parnasi.

Adesso, al calar dell’epidemia da coronavirus, i giochi improvvisamente si rianimano per impulso di un altro maxi fondo americano, York Capital Management, che entra in campo intenzionato a chiudere la partita.

Partiamo proprio dalle news.

CECHI & AMERICANI

Da un paio di giorni circola in rete la voce, ripresa anche dalla Gazzetta dello Sport, del blitz che il fondo York avrebbe effettuato per facilitare l’acquisto dei terreni di Tor di Valle da parte del palazzinaro ceco Radovan Vitek, l’ex barista che a Roma cominciò a fare i primi spiccioli a metà anni ’90.

Gaetano Papalia. In apertura Luca Parnasi e Virginia Raggi

Sembrava sparito di scena un paio di mesi fa, Vitek, alle prese con la trattativa per l’acquisto dei terreni di Tor di Valle dalla Eurnova griffata Parnasi. Soprattutto perché era appena entrato in tackle scivolato nell’affaire il vecchio proprietario di quei terreni, Gaetano Papalia, che sosteneva di essere stato pagato solo per un parte da Parnasi, appena il 20 per cento, e quindi di essere ancora lui il vero “dominus” circa il destino delle aree a Tor di Valle.

Una questione di soldi, una quarantina di milioni di euro ancora da versare.

Ma adesso l’intervento di York potrebbe sbloccare la situazione, immettendo almeno parte di quella cifra nella sceneggiata e smuovendo, quindi, tutte le pedine in campo. Ben compreso Unicredit, la banca super interessata a tutta la vicenda, soprattutto perché deve rientrare dai maxi prestiti allegramente elargiti alla galassia Parnasi capeggiata da Eurnova, circa 600 milioni di euro, non proprio noccioline.

Da tener presente che alcuni mesi fa è stato nominato un nuovo amministratore delegato in società, al posto dei commissari che avevano preso il posto di Luca Parnasi: si tratta della sorella del palazzinaro capitolino, Flavia Parnasi, di cui la Voce si è occupata con alcuni articoli e inchieste negli ultimi mesi del 2019.

Flavia Parnasi

Vediamo cosa scrive adesso il sito tuttomercatoweb.com: “Il progetto per il nuovo stadio della Roma potrebbe finalmente sbloccarsi nel giro dei prossimi giorni. ‘Sono attese novità’, ha detto il sindaco Virginia Raggi di recente e la documentazione è quasi tutta pronta per arrivare al voto in consiglio comunale. Anche Vitek, interessato ad acquistare i terreni a Tor di Valle, non sembrerebbe essersi ritirato dalla trattativa. Anzi, a coadiuvarlo potrebbe esserci York Capital Management, un fondo speculativo con base a New York e uffici a Londra e Hong Kong. Una compagnia dal capitale stimato di 20,5 miliardi di dollari”.

DAL CAMPIDOGLIO A NEW YORK

Il Campidoglio, infatti, è ormai pronto con carte & documenti e non vede l’ora di liberarsi dalla patata bollente dell’affare Tor di Valle.

Una vicenda che lo ha già visto inanellare una serie di figuracce da brividi, a cominciare dal “licenziamento” in tronco di uno dei pochi assessori in gamba della giunta capitolina, ossia l’urbanista Paolo Berdini, che aveva osato denunciare tutti i pericoli (ambientali, economici e d’ogni sorta) insiti nella famigerata trattativa con laRoma calcio e, soprattutto, con il palazzinaro Luca Parnasi.

Quel Parnasi che a breve dovrà presentarsi come imputato in un maxi processo davanti al tribunale di Roma, articolato in ben quattro filoni investigativi, uno dei quali è espressamente dedicato alle combine per lo stadio a Tor di Valle.

Torniamo al mega fondo York. Creato quasi trent’anni fa – nel 1991 – da uno dei Paperoni d’America, Jamie Dinan, al ventesimo posto nella special hit stilata da Forbes sul fronte dei manager di fondi speculativi che hanno fatto più profitti nel 2018. E’ titolare del 30 per cento delle azioni targate Credit Suisse, il super hedge a stelle e strisce, che ha poi puntato le sue fiche sul nostro Monte dei Paschi di Siena (ha il 4,7 per cento dei titoli) ed ha una particolare predilezione per gli investimenti in campo sportivo.

Jamie Dinan

E’ infatti comproprietario di una delle star della NBAamericana, i Milwaukee Bucks. Ma ha già fatto una capatina dalle nostre parti, portando avanti delle trattative per acquistare prima il Palermo calcio poi la Sampdoria, grazie ai buoni rapporti intercorsi con l’ex stella doriana Gianluca Vialli.

Ma nel Belpaese ha già trovato una sua cuccagna. Ad esempio, prendendo parte al banchetto per l’appalto di riqualificazione del maxi quartiere milanese di Porta Vittoria. E, un anno e mezzo fa, con l’acquisto delle prestigiose Terme di Saturnia.

Un affare strategico, quello termale, perché portato a segno in compagnia della star dei fondi d’investimento di casa nostra, Massimo Caputi. Una storia che ci riporta dritti dritti all’affaire di Tor di Valle.

Vediamo come.

IDEA FIMIT SOTTO L’ALBERO DI NATALE 

Partiamo dall’inchiesta realizzata dalla Voce tre anni e mezzo fa, 4 gennaio 2017, e titolata “Giallo Raggi”, che potete leggere cliccando su uno dei link in basso.

Nella cover story facevamo riferimento ad uno strategico “memorandum d’intesa” siglato proprio sotto l’albero di Natale (potete leggere anche il testo del “memorandum”).

Ecco le parole: “C’è stato un incontro di fine anno dell’amministrazione rappresentata da Raggi, De Vito, Frongia e Berdini con la Roma calcio e il suo direttore generale Mauro Baldissoni, e il costruttore Luca Parnasi: al centro proprio le cubature e una serie di appalti da milioni di euro correlati allo stadio. Ma la novità è che, nelle stesse ore, il gruppo Parnasi, ha siglato un memorandum d’intesa con Idea Fimit per la creazione di un apposito Fondo che gestirà tutta l’operazione. Anche se è formalmente uscito da Fimit per accasarsi con Prelios, Massimo Caputi è uno dei veri registi dell’operazione”.

Operazione che oggi torna in auge, solo che al posto di Idea Fimit c’è York. Un cambio solo apparente, dal momento che i rapporti tra Caputi e York sono sempre stati e sono più rigogliosi che mai: siglati, per fare un solo esempio, dall’affare di Saturnia.

Dire Caputi è dire di una bella fetta della storia del ricco (soprattutto negli anni ruggenti) parastato italiano, e poi nello straricco mondo dei Fondi.

IL RE DEI FONDI

Grande amico di ‘O Ministro Paolo Cirino Pomicino, infatti, Caputi è stato per anni in sella a “Sviluppo Italia”, poi diventata “Invitalia”, a guida Domenico Arcuri, oggi anche a capo della task force governativa per l’emergenza Covid-19.

Poi, per Caputi, una lunga scia di affari & successi a bordo dei sempre più accorsati Fondi: le danze cominciano proprio con Idea Fimit; per proseguire con un’altra star del settore, Prelios, e quindi con Feidos, la terza cometa nel firmamento dei fondi d’investimento.

Guarda caso, Fondi che hanno sempre intrattenuto ottimi e abbondanti rapporti d’affari con Unicredit, la banca di riferimento per l’affare a Tor di Valle. Per fare un solo esempio, Idea Fimit ha avuto il fiuto di inventarsi il fondo Omicron, nel quale è magicamente è confluito il fior fiore degli immobili di proprietà Unicredit. Un affare gigantesco, come del resto quello che ha messo in piedi tramite il fondo gemello Omega, d’accordo con Banca Intesa.

Marcello De Vito

D’altro canto, sono sempre stati ottimi e abbondanti anche i rapporti tra Idea Fimit e il gruppo Parnasi. Ecco cosa scriveva la Voce, sempre quel 4 gennaio 2017, a proposito del business nella zona del Divino Amore, nell’agro romano, messo in piedi due anni prima. “Guarda caso, anche allora la creatura di Caputi era gemellata al gruppo Parnasi, impegnato con la sua Ecovillage. Un golpe di cemento e un maxi scempio ambientale sventato in corner per l’impegno di comitati e associazioni”.

In quella inchiesta, poi, venivano dettagliati i rapporti tra Stefano Zaghis, il braccio destro del capogruppo 5 Stelle in Campidoglio Marcello De Vito, e la stessa Idea Fimit griffata Caputi.

Un bel conflitto d’interessi!

Ma cosa succede adesso? Sentiamo cosa ne pensa un funzionario di Unicredit, la banca al centro della interminabile sceneggiata.

TUTTI FELICI & CONTENTI

“E’ davvero incredibile. Sembrava ormai tutto andato a monte e invece la trattativa riprende corpo e può andare in porto per la gioia di tutti, o quasi tutti, i commensali. Va bene a noi di Unicredit, che rischiavamo di rimanere con quei 600 milioni sullo stomaco. Va bene al Comune di Roma che può mettere fine ad una storia che rischiava sul serio di procurare danni a catena e ora si può vantare di aver portato lo stadio ecologico a Roma. Andrà bene a Papalia che si troverà su un piatto alcune decine di milioni che pensava ormai di aver perso. Anche a Parnasi, che evita altri crac, si toglie davanti ai riflettori e spera in una condannuccia per il processo. Ci guadagna anche il ceco Vitek, che avrà i suoi soldi e poi si farà in disparte. Andrà bene anche alla Roma calcio, che alla fine potrà avere il suo stadio”.

A proposito di Roma Calcio, che comunque dovrebbe essere la protagonista ed invece è solo una comprimaria nella sceneggiata. A quanto pare il nuovo arcimiliardario americano, Dan Friedkin, se ne torna a casa, a gestire auto & squadre a stelle e strisce. Resta invece in campo il primo americano, James Pallotta, che ora intravede prospettive di guadagni a molti zeri, una volta che l’inestricabile matassa sembra aver trovato il suo bandolo.

E, a questo punto, cala (o calerebbe) il sipario sulla maxi sceneggiata alla romana.

Sarà così?

La “lettera d’intenti” tra Idea Fimit ed Eurnova di dicembre 2016

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