AGENZIA DELLE ENTRATE / NEL REGNO DEL SUPER RENZIANO ERNESTO MARIA RUFFINI


22 Maggio 2020 di: Andrea Cinquegrani lavocedellevoci.it

Da pochi mesi è tornato in pompa magna a dirigere la strategica Agenzia delle Entrate, nominato dal governo Conte in quota renziana. Un vero record, perché aveva già occupato quella poltrona nel 2017, voluto dall’esecutivo Gentiloni.

Tra una nomina e l’altra ha avuto modo di esercitare la sua professione di avvocato tributarista di grido: addirittura patrocinando clienti entrati in rotta di collisione con la stessa Agenzia delle Entrate!

Ai confini delle realtà.

VATICANISTI & TRIBUTARISTI ECCELLENTI 

Il protagonista di tali acrobatiche manovre è il palermitano Ernesto Maria Ruffini, 51 anni, figlio del ministro Dc anni ’80 per la Difesa Attilio, fratello di Paolo, per anni giornalista di punta al Mattino e oggi “prefetto” del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede. Ambienti vaticani ben noti in famiglia, visto che Attilio era nipote del Cardinal Ernesto Ruffini.

Ma la carriera del tributarista d’oro, Ernesto Maria, è tutta griffata Pd.

E’ stato infatti tra i protagonisti per l’organizzazione della prima Leopolda a Firenze dieci anni fa esatti, nel 2010, fianco a fianco con Giuseppe Civati e il suo maestro di sempre, Matteo Renzi.

Paolo Ruffini. In apertura Ernesto Maria Ruffini e Matteo Renzi

In quell’occasione Ruffini propose un progetto di riforma fiscale, presentato come “Fisco 2.0”, che prevedeva la radicale digitalizzazione dei servizi ai contribuenti attraverso la progressiva introduzione di svariati strumenti, come la dichiarazione dei redditi precompilata, la fatturazione elettronica e perfino la lotteria degli scontrini.

Da allora in poi la sua ascesa diventa inarrestabile. Nel 2014 viene chiamato a far parte del Tavolo permanente per l’innovazione l’Agenda digitalepresso la Presidenza del consiglio dei ministri.

Passa quindi al vertice della famigerata Equitalia, di cui diventa amministratore delegato nel 2015. L’anno seguente fa il bis e ottiene anche la poltrona di presidente.

A seguito dell’entrata in vigore, nel 2016, della normativa che ha previsto il superamento di Equitalia e la creazione del nuovo ente pubblico “Agenzia della Entrate-Riscossione”, il tributarista-vaticanista è stato nominato dal governo Gentiloni commissario straordinario per l’istituzione dell’Ente pubblico della riscossione.

Segue una battaglia legale, perché il sindacato “Dirpubblica” contesta subito la legittimità della costituzione, nonché tutti gli atti posti in essere dal suo commissario Ruffini: nel 2019 il Tar del Lazio giudica inammissibile il ricorso di Dirpubblica e Ruffini può proseguire nella sua marcia trionfale.

Torniamo al 2017, quando su proposta del ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, il governo Gentiloni lo sceglie come Direttore della neo creatura, la maxi Agenzia Entrate-Riscossione.

Siamo in tempi recenti. L’esecutivo gialloverde Conte I nomina un nuovo capo dell’Agenzia: si tratta del generale della Guardia di Finanza Antonino Maggiore. Ruffini lascia la poltrona il 4 settembre 2018, al termine del periodo di 90 giorni previsti dalle regole sullo spoil system.

L’AVVOCATO D’ORO ALL’ATTACCO DELLA “SUA” AGENZIA

Eccoci quindi al periodo “bollente”, durante il quale – prima di riassumere la sua storica poltrona – Ruffini torna ad esercitare la professione di avvocato. E ne combina delle belle.

Pier Carlo Padoan

Come obiettivo principale dei suoi impegni professionali, infatti, c’è proprio quell’Agenzia che fino a qualche settimana prima ha diretto, e che poi tornerà, appunto, a dirigere.

Facciamo solo un paio di esempi. Nel contenzioso che arriva a sentenza il 27 dicembre del 2018 (ma avviato sette anni prima), Ruffini patrocina gli interessi di una società pescarese, AMIFIN di A.A. & C., che agisce contro l’Agenzia delle Entrate: una grossa storia di immobili & tasse. Perde il ricorso davanti alla Sezione Tributaria della Corte Suprema di Cassazione.

Gli va meglio l’anno seguente, quando a gennaio 2019 la stessa Sezione della stessa Cassazione dà ragione al suo cliente, la Banca di Viterbo Credito Cooperativo, in un’altra querelle contro l’Agenzia delle entrate.

Ma le porte dorate – si sa – sono sempre girevoli. E ad inizio 2020 super Ruffini viene prescelto dal governo rossoverde per guidare di nuovo l’Agenzia di Entrate-Riscossioni.

Settimane roventi, perché arriva lo tsunami del coronavirus che colpisce l’economia e investe tutto il comparto del fisco, compreso anche il super contenzioso che fa capo ad Entrate-Riscossione.

E solo qualche giorno fa, a fine aprile, Ruffini rilascia una lunga intervista al Sole 24 Ore in cui illustra il suo credo e il suo fisco dal volto tanto umano. “Occorre separare in due tempi – dichiara – il momento del controllo da quello del recupero, perchè il fisco non può e non vuole mettersi di traverso” rispetto alla ripresa che deve partire dopo la fase di maggiore emergenza da Covid-19. “Perimetrare l’attività può essere una ipotesi. Dobbiamo evitare che i dipendenti dell’Agenzia debbano andare a notificare atti, magari andando proprio a consegnare un provvedimento ‘punitivo’ a chi torna a rialzare la saracinesca dopo la crisi”.

E, gonfiando il petto, aggiunge: “Ferma restando la certezza di tutta l’attività di recupero, dobbiamo evitare il rischio di passare dal lockdown al blackout. L’attività di recupero va avanti ed è giusto, occorre capire se ora è il tempo di recuperarla. Sono comunque scelte che spettano al governo”.

Di seguito pubblichiamo una nota pervenuta alla nostra redazione. Illustra il clima che si respira alla neo Agenzia e fornisce interessanti ragguagli sotto vari profili giuridici e sindacali.

COME “GOVERNO” LE ENTRATEA seguito della sentenza della corte costituzionale 17 marzo 2015 numero 37, con la quale sono state dichiarate illegittime le norme che prevedevano il conferimento di incarichi dirigenziali in favore di funzionari privi della relativa qualifica, per non aver mai superato un corso per dirigenti, in sede di conversione del decreto legge 78 del 2015, è stato previsto,  all’articolo 4-bis, l’assunzione di dirigenti mediante concorsi per soli esami da bandire entro il 31 dicembre 2016, in conformità alle norme del decreto 165 del 2001 e sulla base di un decreto ministeriale che avrebbe dovuto essere tempestivamente adottato.La stessa norma prevedeva che fino alla conclusione di quei concorsi, le agenzie fiscali potessero conferire deleghe di funzioni dirigenziali in favore dei predetti funzionari, con un trattamento economico parametrato a quello previsto per le posizioni organizzative speciali, istituite con decreto 95 del 2012 (cosiddetta spending review), analogo a quello previsto per i dirigenti con incarico livello retributivo più basso.L’agenzia delle entrate, pur essendosi avvalsa della facoltà di conferire le predette deleghe di funzione dirigenziali, non ha mai bandito i concorsi previsti dal decreto 78 del 2015, nonostante l’annullamento di un concorso per 403 dirigenti bandito nel 2014 a seguito della sentenza del Tar numero 9846 del 2016, sempre ottenuta Dirpubblica.Nel frattempo, quest’ultima ha impugnato gli atti organizzativi adottati dall’agenzia delle entrate in base ai quali sono state conferite le delega di funzioni dirigenziali e, di recente, il Tar del Lazio, con riferimento ad analogo contenzioso avviato dalla Dirpubblica contro l’agenzia delle dogane, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della norma con la quale sono state previste le predette deleghe di funzioni licenziato (ordinanza numero 8253/2018).Nel contempo, la Dirpubblica ha proposto ricorso sul silenzio mantenuto dall’agenzia delle entrate sulla richiesta dalla stessa avanzata di bandire un concorso per 403 dirigenti persone esami ai sensi dell’articolo 4-bis del decreto 78 del 2015, così da risolvere, in maniera definitiva, la problematica della dirigenza dell’agenzia delle entrate.Il Tar del Lazio, con sentenza n. 8990 del 16 agosto 2018, ha accolto il ricorso ed ha obbligato l’agenzia delle entrate a bandire il predetto concorso per 403 posti da dirigente da concludere entro il 31 dicembre del 2018, nel termine cioè da ultimo prorogato dalla legge n. 205 del 2017.Tuttavia, con quella stessa legge, sempre con finalità elusive della sentenza della Corte costituzionale del 2015, sono state introdotte le posizioni organizzative di elevata responsabilità (POER), le quali altro non sono che posizioni dirigenziali diversamente denominate.Naturalmente, la Dirpubblica ha proposto ricorso anche contro gli atti organizzativi attuativi della predetta legge.In ogni caso, nel perdurante silenzio dell’agenzia delle entrate sull’indizione del concorso per 403 dirigenti che gli era stato ordinato dal Tar con la sentenza del mese di agosto 2018, la Dirpubblica ha chiesto al giudice amministrativo di nominare un commissario ad acta.A seguito della predetta richiesta, sì è scatenata la reazione del direttore dell’agenzia delle entrate, il quale, con un atto del 2 novembre 2018, ha annunciato che non avrebbe dato seguito alla sentenza del Tar e che tutt’al più il concorso l’avrebbe fatto per titoli ed esami in base alle nuove norme del 2017 ma per soli 160 dirigenti.Questo perché è suo intendimento ridurre la dotazione organica dirigenziale in maniera drastica per favorire l’istituzione delle posizioni organizzative previste dalla legge del 2017, per l’accesso alle quali non è previsto alcun concorso pubblico, e per le quali, in tutta fretta, il 14 novembre 2018 ha avviato le procedure selettive interne per il loro conferimento.Risulta, quindi, ancora una volta violata la sentenza della corte costituzionale del 17 marzo 2015 numero 37.

Al momento la corte costituzionale:https://www.dirpubblica.it/contents.aspx?id=4105