Nella piazza finanziariatornano i soldi degli italiani

MauroSPIGNESI Caffe.ch 6.6.20

L’incertezza spinge i capitali nuovamente in Svizzera

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Sarà per le incertezze politiche, le difficoltà affiorate in maniera più marcata con la pandemia, sarà per la minaccia di una imposta patrimoniale, ma il flusso di capitali dall’Italia potrebbe riprendere. Anzi, c’è chi giura che sia già ripreso. Come l’avvocato Enzo Caputo, studio a Zurigo, che al Sole24ore ha detto di ricevere telefonate dall’Italia “quasi ogni giorno”. Tutta gente che vuol portare i soldi in Svizzera. Un flusso che, secondo il quotidiano finanziario, da alcune settimane avrebbe preso slancio, riacquistato vigore. “Anche io ho sentito che sarebbe ripartito l’interesse verso la nostra piazza finanziaria, un’ipotesi molto probabile – dice l’avvocato Henry Peter, professore di diritto societario all’Università di Ginevra -. Ma è anche normale che questo accada perché con tutti i timori che ci sono in Italia, con la fragilità del suo sistema, spiace dirlo, chi ha un patrimonio ha la necessità di collocarlo al sicuro”. Secondo Peter, “l’Italia dovrà prima o poi rimettersi in linea con i conti e un Paese dove non c’è o un’imposta di successione o una patrimoniale non è sostenibile fiscalmente”.
D’altronde la Svizzera, dopo aver attivato tutte le norme sulla trasparenza e aver fatto cadere il tabù dello scambio di informazioni, è ormai diventata una garanzia. “Il nostro sistema bancario era ed è affidabile, dunque non mi meraviglia affatto che anche dall’estero abbiano ripreso a guardare alla nostra piazza con rinnovato interesse – spiega l’avvocato Stelio Pesciallo, che conosce bene il mondo bancario (è stato responsabile del servizio giuridico e compliance di Ubs) -. Semmai c’è da capire, ma questo si vedrà in futuro, se si tratta eventualmente di importanti flussi finanziari con investimenti a lungo termine o di somme modeste. Ma certo questa è una tendenza che esiste da tempo”. Resta il fatto che ormai è praticamente impossibile nascondere in Svizzera capitali per sfuggire al fisco. “Chi porta da noi i suoi soldi – spiega ancora Pesciallo – sa che pagherà le tasse. E se vuole evitare la patrimoniale italiana e resta residente fiscalmente in Italia non potrà farlo. Diverso il discorso, come è capitato, che qualcuno si trasferisca qui fiscalmente anche ad abitare”.
Due anni fa la Banca dei regolamenti Internazionali di Basilea, citata dalla Reuters, aveva stimato presso le banche del canton Ticino depositi di circa 13,7 miliardi di dollari, allora circa 11 miliardi e mezzo di euro, di privati e aziende italiane. Una piccola cifra rispetto ai 142 miliardi che secondo la Commissione europea gli italiani avrebbero depositato all’estero. “È possibile che il flusso dall’Italia sia ripreso ma non ho alcuna conferma – spiega Franco Citterio, direttore dell’Associazione bancaria ticinese -. L’interesse verso la nostra piazza finanziaria non è d’altronde mai venuto meno. Qui sanno che il sistema bancario è solido”.
E oggi con la politica della trasparenza “chi vuole portare da noi i suoi soldi – precisa l’avvocato Peter – ha la garanzia che tutto rientra nella legalità, non deve temere nulla. Qui sono al sicuro”. E un indice del bisogno di sicurezza arriva anche dall’aumento di liquidità nei conti correnti degli italiani, con 16.8 miliardi depositati solo a marzo durante la pandemia e la raccolta record di oltre 22 miliardi di buoni del tesoro.