Fir per vittime banche, Il Fatto: milioni già spesi solo per stipendi e affitti, ma ai truffati neppure 1 euro da carrozzone Consap

vicenzapiu.com 9.6.20

Un incontro in Consap per il Fir

Un incontro in Consap per il Fir

Il Fondo indennizzo risparmiatori, in sigla Fir, non ha indennizzato neanche un risparmiatore truffato dalle banche. Però la struttura che lo gestisce brucia già milioni di euro. Il fondo fu creato con l’ultima (e unica) legge di bilancio del governo di Cinque Stelle e Lega nel dicembre 2018 e irrorato con 1,5 miliardi di euro distribuiti in un triennio. Era una misura a lungo evocata, già illustrata in decine di comizi leghisti e grillini, alla fine fu sincronizzata con la campagna elettorale per le Europee con un messaggio apodittico contro il centrosinistra: voi mandate imprese e famiglie in malora, noi ci prendiamo cura delle vittime delle banche. Al contrario delle intenzioni, il voto del maggio 2019 spezzò l’alleanza gialloverde e il Fir si arenò nelle sabbie del Papeete di Matteo Salvini. Nel mezzo della baruffa politica tra un governo e un altro, il 22 agosto entrò in vigore il decreto attuativo per il Fir e si avviò la poderosa macchina dei rimborsi affidata a Consap, la concessionaria dei servizi assicurativi pubblici, controllata dal ministero del Tesoro.

Come informa l’acronimo, Consap si occupa di assicurazioni, ma da un po’ di anni è diventata uno strumento del sistema bancario. Quello più malandato, si intende. Oltre al Fir, i governi hanno rifilato a Consap anche le Gacs, che sono le garanzie statali sulle “sofferenze bancarie”, cioè i prestiti elargiti e non più recuperabili. Il fondo indennizzo risparmiatori, invece, riguarda i titolari di obbligazioni subordinate o di azioni semplici di banche poste in liquidazione da novembre 2015 al gennaio 2018: le famigerate popolari Etruria e Marche; le Casse di risparmio di Chieti e di Ferrara; le due venete, popolare di Vicenza e Veneto Banca. Si disse: dopo la vergogna, le proteste, le inchieste, ecco lo Stato che risarcisce i truffati dalle banche. Per presentare le domande era stata fissata la scadenza a marzo di quest’anno, subito posticipata ad aprile e per la pandemia al 18 giugno. A Consap sono pervenute a oggi 112.000 domande, le previsioni dicevano almeno 300.000, ma neppure un euro è arrivato ai cittadini. “Dal 25 maggio abbiamo richiesto ulteriori riscontri all’Agenzia per le Entrate su pratiche già avviate. Non manca molto per poter liquidare le prime somme”, fanno sapere. In compenso, Consap ha investito 750.000 euro per la piattaforma che raccoglie le stesse domande e, in uno stabile nella periferia romana, ha preso in affitto 100 postazioni di lavoro per 640.000 euro l’anno e altre fruibili al prezzo di 1.000 euro ciascuna al mese. Tutti lavoratori esterni, in gran parte collegati da remoto (e il virus non c’entra), che sono coordinati da una trentina di dipendenti. Già da luglio scorso è attiva la commissione tecnica nominata dal Tesoro, otto membri più il presidente, deputata a ratificare i pagamenti. Soltanto di emolumenti, la commissione costa 190.000 euro all’anno, 30.000 per il presidente e 20.000 per gli altri. Per ogni volta che si riunisce, però, è previsto un gettone di presenza: 300 euro per il presidente e 200 per gli altri. Nel giro di un paio di mesi, il Tesoro dovrà rinnovare i vertici di Consap. Dall’ormai preistorico 2011, l’amministratore delegato (e poi anche presidente) è Mauro Masi, l’ex direttore generale della Rai in epoca dei feroci dissidi tra Annozero di Michele Santoro e il governo di Silvio Berlusconi. Masi ha trascorso il mandato che sta per terminare, il terzo, con a fianco l’avvocato Vittorio Rispoli nel ruolo di dg. La Consap di Rispoli ha ampliato le proprie funzioni che esorbitano dalle competenze assicurative. Dall’inizio della pandemia, per esempio, nella sede di Consap c’è circa il venti per cento dell’organico, come succede ovunque, ma in ufficio ci sono anche una trentina di impiegati esterni che si occupano della sospensione dei mutui.

Cosa sarà di Consap lo deciderà il ministro Roberto Gualtieri. Lo schema ricalca quello utilizzato per le recenti nomine di Stato: presidente (donna) ai 5S, amministratore delegato al Pd. Il favorito per la carica più importante è Andrea Peruzy, manager romano vicino a Gualtieri, già segretario generale della fondazione ItalianiEuropei di Massimo D’Alema, attualmente capo di Acquirente unico spa. Chiunque capiti dalle parti di Consap si ricordi che ci sono 1,575 miliardi di euro per i truffati delle banche.

di Carlo Tecce e Paola Zanca, da Il Fatto Quotidiano