Ilva: salgono a 1,5 mld aiuti chiesti da ArcelorMittal (Sole)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Mittal chiede al Governo un miliardo e mezzo di euro. Per la precisione, fra soldi a fondo perduto e linee di credito a garanzia pubblica, vuole 1,455 miliardi. Non li vuole tutti subito. Li vuole, un pezzo alla volta, entro due anni. A pagina cinque del post Covid business plan 2020-2025 inviato da Londra a Roma venerdì scorso, nel capitolo “funding” (risorse, finanziamenti) viene chiarita la componente finanziaria che il gruppo franco-indiano domanda allo Stato italiano di sobbarcarsi. 

Lo scrive Il Sole 24 ore spiegando che quest’anno ArcelorMittal vuole 200 milioni di euro a fondo perduto -“a state aid-compliant”, un aiuto di Stato- per i danni provocati sui mercati internazionali dal Covid-19. Sempre quest’anno, chiede un prestito di 600 milioni di euro con garanzia statale, dunque una linea coperta dalla Sace. Nel 2021, domanda 55 milioni di euro a Invitalia per i diritti sulla CO2. Nel 2022 -dopo l’acquisizione, perché adesso il contratto è di affitto- chiede altri 600 milioni di euro di prestiti con garanzia pubblica, per rifinanziare la prima linea di credito coperta dalla Sace. 

Poco meno di un miliardo e mezzo di euro, dunque. A carico -in maniera diretta o indiretta- dei contribuenti italiani. Senza considerare quanto -qualora non saltasse il banco per mano, se ne avrà l’interesse, di ArcelorMittal o per mano, se ne avrà la forza, del Governo- lo Stato italiano dovrà impiegare per ricapitalizzare la società mista pubblico-privata che, in teoria, dovrebbe formarsi entro novembre. 

La parte finanziaria appare scabrosa almeno tanto quanto l’elemento occupazionale. E non potrà che essere -anche con i suoi effetti di irrigidimento delle posizioni finora ultra negoziali e molto disponibili verso i Mittal del titolare del Mef, Roberto Gualtieri- al centro della risposta formale e dei colloqui con Londra dei prossimi giorni. 

Questa mattina, intanto, il Governo incontrerà i sindacati, i commissari e i vertici operativi di Ilva in amministrazione straordinaria. Non sarà semplice spiegare ai sindacati che, al 2025, nella costruzione di un percorso industriale che non prevede la riattivazione dell’Afo 5, gli addetti saranno 7.550 (cinquemila in meno rispetto a quelli di oggi) e che saliranno nel 2026 a 10.700, con un colpo di bacchetta magica, “depending on steel spread, demand and technology choice to get to 8 Mt”, gli otto milioni di tonnellate di produzione annua che costituiscono ormai il miraggio di questa vicenda. 

Non sarà nemmeno semplice, quest’oggi, per il governo ammettere con i sindacati di non avere pronto nessun piano B, se non un generale richiamo ad un piano nazionale della siderurgia, di cui non sono chiari né i contorni strategici né i confini -finanziari e manageriali- fra il pubblico e il privato. 

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(END) Dow Jones Newswires

June 09, 2020 02:36 ET (06:36 GMT)