Norges Bank scende in Ubi Banca e incassa il 15% di plusvalenza

La banca centrale norvegese punta su Telecom Italia, il cui valore è passato da 0,52 euro di inizio anno allo 0,35 attuale dopo la pandemia da Covid. Entro il fine settimana, come ha scritto MF-Milano Finanza, è atteso il via libera di Ivass e Consob all’Ops di Intesa su Ubi | Da Intesa nuovo piano per Ubi

di Elena Dal Maso milanofinanza.it 16.6.20

Norges Bank scende in Ubi Banca e incassa il 15% di plusvalenza

Norges Bank si è riposizionata a Piazza Affari. La Banca centrale norvegese è scesa dalla partecipazione di Ubi Banca che deteneva dal 14 aprile scorso, pari all’1,013%, allo 0,78% dell’11 giugno. Nel frattempo il titolo è passato da 2,37 a 2,74 euro per azione, con un rialzo in un mese e mezzo circa del 15,61% per una capitalizzazione oggi di 3,14 miliardi di euro. A inizio mese Intesa Sanpaolo aveva ricevuto il via libera da Bankitalia per l’Ops sull’istituto bergamasco.

Nel frattempo Norges ha investito in Telecom Italia l’1,053% l’8 giugno quando il titolo valeva 0,37 euro, oggi è sceso a 0,35 per 7,62 miliardi di euro che si confrontano con 0,52 euro di inizio anno, prima della pandemia da coronavirus.

Intanto, come ha scritto oggi MF-Milano Finanza,Intesa Sanpaolo e Bper hanno ridefinito il perimetro dell’operazione su Ubi per venire incontro alle richieste formulate la scorsa settimana dall’Antitrust. Ieri mattina il progetto definito maggiormente nei particolari è stato sottoposto al vaglio dell’Authority, mentre giovedì si terrà l’audizione finale cui parteciperanno tutte le parti dell’istruttoria. La posizione finale dell’Antitrust è attesa per metà luglio. Nel frattempo il dossier è in mano anche all’Ivass per gli aspetti assicurativi dell’operazione, così come la Consob dovrà validare il prospetto informativo. Per il prossimo fine settimana potrebbe già arrivare un doppio via libera dalle autorità. 

Il perimetro definito prevede che a Bper passino 532 sportelli di Ubi (rispetto ai 400-500 inizialmente previsti), con 29 miliardi di depositi, 31 miliardi di raccolta indiretta e 26 miliardi di euro di crediti netti. Oltre il 70% delle masse saranno di clienti che operano nel Nord Italia e i 4,5 miliardi di impieghi aggiuntivi saranno classificati in bonis, consentendo a Bper di migliorare la qualità del credito (l’Npe scenderà all’8,4%) e mantenere una posizione patrimoniale con un Cet1 del 12,5%.

L’operazione richiederà come previsto un aumento di capitale, non più 500 milioni di euro preventivati per 400-500 filiali iniziali, ma una cifra stimata tra 600 e 700 milioni nonostante un ritocco al ribasso del meccanismo di calcolo del prezzo (il più basso tra 0,55 volte il valore del Cet1 del ramo d’impresa e il 78% del multiplo implicito riconosciuto da Intesa per il Cet1)