Ubi, tutte le contraddizioni di Parvus. Le mosse che non tornano in ProcuraParvus, il re è nudo? Tutti i misteri e le anomalie del primo socio all’8% circa di Ubi Banca

di Fabio Pavesi affariitaliani.it 30.6.20

Ubi, tutte le contraddizioni di Parvus. Le mosse che non tornano in Procura

Volenti o nolenti, tempo poche settimane e si squarcerà inevitabilmente il velo che accompagna da tempo il fondo Parvus e quella quota di oltre l’8% che ne fanno oggi il primo azionista di Ubi Banca. Con il lancio dell’Ops di Intesa ci saràtempo fino al 28 luglio per decidere se aderire o meno all’offerta consegnando i titoli Ubi in cambio di azioni Intesa. E qui le ombre, su cui stanno indagando sia la Consob che la Procura di Milano, sui reali detentori delle azioni in possesso del fondo londinese-caymano gestito dal finanziere Edoardo Mercadante si dissolveranno gioco forza. 

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Se le azioni verranno consegnate allora il fondo finirà per comportarsi come un normale investitore istituzionale. Un normale fondo d’investimento che raccoglie denaro dai clienti, investe su asset generando (si spera quando le cose vanno bene) rendimenti a favore dei sottoscrittori. E qui la logica finanziaria vuole che Mercadante faccia l’unica cosa sensata per sé e i suoi clienti e cioè aderisca all’offerta. 

Come rifiutare un premio del 28% sui corsi delle azioni Ubi?Azioni che, da quando Mercadante è entrato per la prima volta in Ubi con un equity swap sul 5,09% del capitale nel novembre del 2017, non hanno dato grandi ritorni. Al contrario. In quei quasi tre anni in cui Mercadante ha scommesso “lungo” sul titolo, le azioni sono sempre andate all’indietro. Valevano circa 4 euro quando Mercadante prese posizione sul titolo, erano arrivate a toccare un minimo di 2,1 euro l’estate scorsa per recuperare a 3,3 euro il giorno prima dell’offerta di Intesa. Non certo un affare per Parvus e i suoi investitori. 

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Se oggi non consegnasse i titoli si troverebbe con unasmaccata minusvalenza, rinunciando per sempre a un premio del 28% che Intesa ha offerto a febbraio. In caso di insuccesso dell’operazione gli analisti concordano sul fatto che Ubi, rimasta sola, vedrebbe le sue quotazioni sgonfiarsi automaticamente di quel premio. Vuol dire che in caso di fallimento il titolo Ubi cadrebbe verosimilmente in borsa dai 2,89 euro attuali a poco più di 2 euro.

Tra l’altro nell’unica dichiarazione pubblica, rilasciata nel pieno della tempesta abbattutasi sul fondo, Mercadante afferma non solo di non conoscere gli altri soci forti di Ubi, ma di avere come clienti investitori per lo più statunitensi come fondazioni e Università che sono investitori “long only, cioè che puntano solo ai rialzi evitando scommesse ribassiste. 

E qui balza agli occhi la prima contraddizione. Il fondo Parvus opera spesso invece come fondo ribassista. La dimostrazione sono le cosiddette posizioni “corte” che Parvus tiene su molti titoli. Tra gli italiani il fondo ha scommesso di recente al ribasso su Brunello Cucinelli e in passato su titoli come Yoox e Mps.

In fondo Parvus si comporta in realtà come un hedge fundpuntando sia sui rialzi che sui ribassi con lo scopo finale di assicurare i ritorni migliori ai suoi clienti. E allora perché dire che i suoi clienti sono investitori long only? Non solo, ma Mercadante si mostra tuttora attendista. 

In merito all’Ops, i cui termini economici di scambio azionario sono noti da febbraio, ha dichiarato che aspetta il prospetto per valutare la congruità e convenienza dell’operazione. Questo lo può dire chi non è avvezzo alla finanza, non certo un investitore professionale come Mercante. I termini sono noti da tempo e dicono che Ubi viene valorizzata 0,4 volte il suo patrimonio netto tangibile, quando le altre banche medie italiane con la stessa redditività valgono oggi in Borsa meno lo 0,3 del capitale.Quindi il premio offerto c’è tutto, ed è lì da vedere ormai da mesi. Tanto mistero e tanta attesa non si spiegano. 

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Aderendo all’Ops Mercadante farebbe l’interesse dei suoi investitori statunitensi long only che si sono affidati a lui per guadagnare sui rialzi dei titoli in portafoglio.  E qui il guadagno è indubitabile. Se Parvus non consegnerà i titoli allora, i sospetti che dietro a Parvus ci sia qualcun altro si acuirebbero. 

Mercadante lavora per sè e i suoi clienti americani o per qualcun altro, magari qualche socio forte bresciano bergamasco che non vuole comparire, come sospettano in molti,  su cui Consob e Procura stanno facendo le loro verifiche? 

Del resto sono le modalità dell’ingresso in Ubi che sono particolari fin dall’inizio. Mercadante compare a metà novembre del 2017. Non compra direttamente i titoli come fa la quasi totalità dei fondi d’investimento, ma monta un equity swap, cioè un contratto con una controparte che prevede lo scambio di flussi di dividendi e capital gain su azioni contro un tasso predefinito. Quindi fin dall’inizio in scena oltre a Parvus c’è una controparte dell’operazione.

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Un altro soggetto avvolto tuttora dal mistero. Si insinua che Mercadante avvia l’operazione poche settimane dopo la vendita di Ubi international la branch lussemburghese di Ubi. Una vendita legata allo scandalo dei Panama Papers in cui Ubi compare con il braccio lussemburghese e i trust a essa collegati. Ubi si sbarazza della filiale lussemburghese e poco dopo ecco comparire del denaro investito nell’equity swap per un valore che supera i 200 milioni di euro.

Chi decide di investire 200 milioni in uno strumento che punta al rialzo futuro di Ubi? Mercadante o qualcun altro? Anche perché quella quota del capitale di Ubi è investita come gestione indiretta non discrezionale del risparmio. La stessa locuzione che troveremo quando Parvus non solo converte l’equity swap direttamente in azioni, ma quando a metà marzo scorso compare un altro 3% di quota (questa volta in titoli diretti) acquisita che porta Parvus a superare l’8% del capitale complessivo?

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Perché quel 3% in più comprato nel pieno dell’offerta? Se lo compri con il titolo in caduta e sapendo che verrà concambiato con titoli Intesa pochi mesi dopo, lo fai per guadagnarci. Ma se non consegnerai i titoli in Ops, il guadagno sfumerà. E l’atteggiamento sibillino di Mercadante non aiuta a capire. Il finanziere deve prima leggere il prospetto per decidere. E allora si lascia spazio a ogni genere di supposizione. 

La più maligna pensa che Mercadante non opera per i suoi fondi e i suoi clienti Usa. Saprebbe già cosa fare, aderire ovviamente. Dietro Mercadante ci può essere uno dei grandi industriali bresciani-bergamaschi che hanno suggellato la presa su Ubi con i tre patti di sindacato. Il Car con il 19% e gli altri due patti che tutti insieme detengono il 28% del capitale della banca e che si sono da subito opposti alla fusione. 

Se quell’8% in mano a Mercadante si unisse ecco che si avrebbe un blocco del 36% del capitale tale da costituire una minoranza di blocco che farebbe una guerra sottile a Intesa.Un piccolo Vietnam su cui si arroccherebbero i pattisti per dare filo da torcere ai milanesi di Intesa. Solo fantasie? Lo vedremo nelle prossime settimane.