Ubi, la Leonessa decide su Intesa. Il sì alle nozze passa da BresciaMartedì il Sindacato Soci si schiera. Ecco le famiglie bresciane che fanno parte del patto

di Luca Spoldi affariitaliani.it 29.6.20

Il conto alla rovescia per l’Offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo sui titoli Ubi Banca è ormai iniziato e il mercato sembra volersi posizionare al rialzo, con entrambi i titoli che oggi hanno recuperato poco più del 2,5%, mantenendo sostanzialmente inalterato il controvalore per gli azionisti di Ubi Banca che aderiranno all’offerta della banca guidata da Carlo Messina (che offrirà 17 azioni Intesa Sanpaolo di nuova emissione, che ai prezzi attuali valgono poco meno di 29 euro, per ogni 10 azioni Ubi Banca apportate, che appunto alla chiusura odierna valgono appena più di 29 euro).

Carlo Messina, CEO Intesa Sanpaolo

Un “mettersi speranzosamente alla finestra” che coincide con la vigilia della riunione, che secondo fonti dovrebbe svolgersi domani, del Patto Sindacato Azionisti di Ubi Banca, cui fa capo circa l’8% della banca guidata da Victor Massiah ed ultimo patto parasociale ad a esprimersi sull’Ops dopo che le convocazioni precedenti erano tutte slittate a causa della pandemia di Covid-19.

Ubi, la Leonessa decide su Intesa. Il sì alle nozze passa da Brescia

Il Patto Car, cui fa capo poco più del 18,7% circa di Ubi Bancadopo l’ingresso, con l’1,01%, di Cattolica, e il Patto dei Mille, che raccoglie circa l’1,6%, si sono già detti contrari all’offerta. Considerando che Parvus Asset Management, cui fa capo l’8% di Ubi Banca, pur avendo ribadito ufficialmente che valuterà se aderire o meno all’operazione in base “puramente a logiche economiche”, secondo alcuni potrebbe in realtà agire su mandato e quindi schierarsi pro o contro a seconda dell’identità (mai rivelata) dei suoi clienti, una risposta positiva del patto “dei bresciani” è indispensabile a Messina per poter centrare l’obiettivo del 66,7% del capitale.null

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Una soglia molto alta il cui mancato raggiungimento, ha ribadito ancora nel Documento Informativo da poco pubblicato, non precluderebbe il raggiungimento in misura sostanziale (87%) dei target di sinergie, pari in caso di fusione a 662 milioni ante-imposte nel 2023 e a 700 milioni ante-imposte annuali a regime dal 2024, ovvero in caso di mancata fusione pari a 573 milioni nel 2023 e a 611 milioni annui a regime dal 2024 (sempre ante-imposte). Ma è chiaro che il successo pieno è quello a cui mira Messina. 

Avendo già sulla carta contro il 20,3% (e potenzialmente il 28,9%) del capitale, la famiglia Bazoli e gli altri “bresciani” del Sindacato Azionisti Ubi Banca Spa dovranno schierarsidalla parte di Intesa Sanpaolo o il rischio di doversi “accontentare” di un successo parziale (sempre che l’Ops abbia successo, ovviamente) sarà più che concreto (di fatto se i bresciani diranno “no” tra il 29% e il 27%, a seconda di come voterà Parvus, sarebbe contrario all’operazione).

Ma chi sono queste facoltose famiglie di Brescia riunite attorno a quella dell’ex presidente di Intesa Sanpaolo, l’avvocato Giovanni Bazoli? Dell’elenco fanno parte i componenti di famiglie quali i Folonari, i Minelli-Albertini, i Rampinelli Rota, i Polotti, i Camadini, i Minelli, i Fidanza, gli Andreis, i Passerini, gli Gnutti, i Lanzani, i Bonera, i Niboli, gli Strazzera, i Bellini, i Bossoni, i Bianchi, i Pezzolo De Rossi. Ma anche Giuseppe Zannoni, Helene de Prittwitz, ossia la signora Zaleski, il gruppo San Lorenzo (che fa capo alla diocesi di Brescia), la Compagnia Bresciana Investimenti, il gruppo Fondazione Giuseppe Tovini, l’Istituto Atesino di Sviluppo, La Scuola Spa, la Fondazione CR Trento e Rovereto.

Dell’elenco non fa più parte Cattolica Assicurazioni, che poche settimane fa ha “cambiato casacca” (raddoppiando la propria partecipazione) come detto, e neppure i Lucchini (cui fa direttamente capo lo 0,6% di Ubi Banca), che il 20 maggio scorso hanno annunciato di aver firmato “formale disdetta”, pare per dissidi personali col presidente dei “bresciani”,Franco Polotti. Resta da capire se come nel caso di Cattolica anche i Lucchini raddoppieranno la propria partecipazione apportandolo al Car.

In quel caso il fronte degli oppositori salirebbe, teoricamente, oltre la soglia del 30% e per assicurarsi la futura fusione (che in ogni caso non dovrebbe avvenire prima della fine del prossimo anno o forse nel 2022) Messina dovrebbe sperare di ottenere un’adesione praticamente unanime all’Ops da parte del rimanente 70%. Un’impresa se non impossibile di certo non agevole, almeno sulla carta. Riusciranno i Bazoli a serrare le fila e tirare la volata a Messina? A Brescia si accettano scommesse.