Ubi maior Genta cessat Sarà sufficiente il dietrofront in zona Cesarini a garantire al presidente della Fondazione CrCuneo un qualche ruolo nei nuovi equilibri bancari? Difficile. Con il trionfo di Messina Intesa Sanpaolo assurge a campione del credito (e del potere finanziario)

Lospiffero.com 29.7.20

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Intesa Sanpaolo non ha avuto bisogno dei tempi supplementari: ha conquistato Ubi Banca prima della fine del periodo dell’offerta, prolungato a sorpresa dalla Consob per altri due giorni, fino a domani, giovedì 30 luglio. L’Opas non concordata promossa da Ca’ de Sass ha già raggiunto i due terzi dell’azionariato Ubi, decretando il successo dell’operazione: le adesioni sono arrivate dal 71,9% del capitale di Ubi, cinque punti percentuali in più del 66,67%, considerato la condizione di efficacia dell’offerta, e con un balzo di quasi il 30% in ventiquattr’ore. La banca guidata da Carlo Messina, regista e vincitore della partita, avrà ora gioco facile nel portare a termini gli obiettivi che si era posta. Con queste percentuali, si è impossessata della maggioranza assoluta per nominare un nuovo cda, convocare l’assemblea straordinaria e procedere a passi accelerati verso la fusione tra i due istituti, per cui si dovrà attendere il 2021.

Per arrivare a questo risultato è stato determinante l’apporto dei fondi istituzionali come il fondo Silchester, che ha circa l’8,6% di Ubi. Anche gli azionisti del comitato Car, che rappresenta circa il 19% del capitale tra le due fondazioni maggiori azioniste e gli imprenditori dell’area di Bergamo, hanno capitolato, annunciando il loro sì. A questo punto, mancando ancora poche ore, le adesioni potrebbero essere ancora più alte – per alcune fonti arriveranno vicine al 90% – anche considerando i rischi per chi decidesse di rinunciare all’offerta e al suo premio implicito. Ora l’adesione all’Opas comporta il pagamento di 17 azioni Intesa ogni dieci Ubi insieme al corrispettivo cash di 0,57 euro per azione. Non è detto che il riacquisto della quota residua con la fusione avvenga alle stesse condizioni di prezzo. L’azionista di riferimento della nuova entità bancario potrebbe fissare un prezzo più basso, tale da comportare una minusvalenza, soprattutto per i soci storici della banca.

Sono stati cinque mesi di confronto aspro. Da una parte Intesa che ribadiva la necessità di creare un grande gruppo europeo da 5 miliardi di euro di utile e dall’altra Ubi Banca che si è opposta in tutti i modi alle nozze. Il braccio di ferro non è stato privo di segnalazioni alla Consob, all’Antitrust e non ultimo anche al giudice civile. Da Intesa più volte è stato ribadito che le nozze tra i due gruppi porterà “potenzialità rilevanti per i territori con la creazione di valore per tutti gli attori coinvolti, non solo i soci”. Lo stesso ceo Messina ha parlato di “grande progetto per creare un leader europeo”. Tutti temi che, in questi mesi, i grandi soci di Ubi hanno respinto, bocciando l’operazione come “ostile e inaccettabile”, conveniente solo per Intesa Sanpaolo.

La svolta è arrivata quando Intesa ha deciso di rilanciare. Inizialmente l’offerta pubblica di scambio prevedeva 17 azioni di Intesa Sanpaolo di nuova emissione in cambio di 10 di Ubi Banca: una classica Ops. Ca’ de Sass ha poi aggiunto la componente in denaro di 0,57 centesimo per ogni azione, mettendo sul piatto la somma complessiva di 652 milioni di euro: trasformandosi in Opas. Il rilancio ha praticamente provocato un effetto domino sugli azionisti di Ubi che, in rapida successione, hanno deciso di aderire. A partire dalla cuneese Fondazione Crc (5,9%) guidata da Giandomenico Genta che, di punto in bianco ha mollato al suo destino Victor Massiah. Sarà sufficiente al commercialista della Granda la conversione in zona Cesarini per giocare un qualche ruolo nei nuovi assetti della superbanca e del potere finanziario locale? Difficile.

Subito dopo l’arrivo della componente cash che, begli ambienti finanziari, è prevalso l’ottimismo sulla riuscita dell’operazione. Le nozze tra le due banche, secondo le previsioni, porterà a numeri molto significativi. L’ammontare degli impieghi sarà di circa 460 miliardi di euro; il risparmio che gli italiani affideranno alla nuova banca supererà il valore di 1,1 trilioni di euro, i ricavi saranno pari a 21 miliardi di euro. Risultati che saranno ottenuti, secondo il progetto di Intesa Sanpaolo, facendo leva sul “resiliente modello di business incentrato su Wealth Management e Protection”. Quello che nasce è un “campione italiano, leader a livello continentale, grazie alla posizione di settimo operatore per generazione di ricavi e terzo per valore di borsa dell’Eurozona”, ha più volte ribadito Messina. Con l’arrivo di Ubi in Intesa Sanpaolo, quest’ultima dovrà rispettare le condizioni poste dall’Antitrust che prevedono la cessione di 532 filiali a Bper, così come è stato già concordato nei mesi scorsi. Operazione che sarà realizzata sempre particolari problemi, considerato che Ca’ de Sass ha ora il controllo dell’assemblea straordinaria della banca.

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