Banche: Dbrs vede aumento crediti deteriorati da 2021 (milanofinanza.it)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Le banche italiane continuano a registrare maggiori accantonamenti per perdite su crediti e pressione sui ricavi core. Gli esperti di DBRS Morningstar, in una nota di oggi, hanno osservato che nel primo semestre di quest’anno le banche italiane ( Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Mps, Ubi Banca, Credito Valtellinese e la Banca popolare di Sondrio) hanno registrato una perdita netta complessiva di 464 milioni di euro rispetto a un utile netto di 6,2 miliardi nello stesso periodo del 2019. 

Su base trimestrale, si legge su milanofinanza.it, un utile netto aggregato di circa 1,1 miliardi nel secondo trimestre del 2020 rispetto a un utile netto di circa 3,7 miliardi nel secondo trimestre del 2019 e a una perdita netta di 1,6 miliardi nel primo trimestre di quest’anno. I risultati del primo semestre 2020 sono stati influenzati da una minor generazione di entrate e da maggiori accantonamenti per perdite sui crediti (loan loss provision, LLP) durante il lockdown causato dalla pandemia di Covid-19. I risultati hanno anche evidenziato oneri di ristrutturazione e svalutazioni delle imposte differite (DTA). 

Diverse banche hanno, inoltre, confermato la loro guidance sul costo del rischio a circa 90-100 bps per il 2020 e a 80-90 bps per il 2021, ma è troppo presto per dire se sarà sufficiente, hanno sottolineato a DBRS Morningstar. “Siamo consapevoli che la maggior parte degli accantonamenti per perdite su crediti si riferisce ancora a prestiti performanti, prestiti di fase 1 e fase 2. Per il momento, misure di alleggerimento, come moratorie e prestiti garantiti dallo Stato, impediscono l’accumulo di crediti in sofferenza, Npl o prestiti di fase 3”, hanno precisato all’agenzia di rating. 

Il secondo trimestre ha poi mostrato un rallentamento delle richieste di moratoria del debito e una contestuale accelerazione delle richieste di prestiti garantiti dallo Stato. Alcuni prestiti in moratoria sono passati alla fase 2 dalla fase 1. Non è ancora possibile valutare l’entità della potenziale migrazione negativa di tali esposizioni nella fase 3. In ogni caso, aggiungono, le riserve di capitale rafforzate delle banche forniscono un supporto per resistere all’impatto negativo della crisi. 

Quanto ai ricavi aggregati sono diminuiti del 10% trimestre su trimestre nel secondo trimestre e del 5% anno su anno nel primo semestre con i ricavi core (net interest income e commissioni nette) in calo del 6% trimestre su trimestre e del 4% su base annua, rispettivamente, negli stessi periodi. Nel secondo trimestre, il net interest income aggregato è sceso del 2% su base trimestrale (-4% su base annua nel primo semestre 2020), influenzato dai bassi tassi di interesse e dalle cessioni di Npl. 

“Prevediamo che la pressione sul net interest income continuerà fino a fine anno, sebbene in parte compensata dal contributo positivo derivante dall’adozione dei nuovi programmi di finanziamento della Bce, Tltro III, e dall’aumento dei volumi dei prestiti”, si aspettano gli esperti di DBRS Morningstar che si soffermano anche sul rapporto cost/income (il rapporto tra i costi operativi e il margine di intermediazione) medio pari al 66% nel primo semestre di quest’anno. 

Il contesto difficile per i ricavi e la qualità degli asset crea ulteriore pressione per le banche affinché riducano i costi, secondo DBRS Morningstar. I risultati del secondo trimestre “continuano a mostrare una crescita degli accantonamenti per perdite su crediti, con le banche che anticipano il probabile deterioramento dei loro portafogli prestiti a seguito del Covid-19. Gli accantonamenti per perdite su crediti sono aumentati del 74% su base annua nel primo semestre e il costo del rischio medio annualizzato è aumentato a 82 bps in media nel primo semestre 2020 da 73 bps nel primo semestre 2019”, hanno rilevato gli esperti. 

Gli accantonamenti relativi al Covid-19 rappresentavano circa il 40% del costo del rischio segnalato nel primo semestre 2020. Per il momento, la maggior parte di questi accantonamenti per perdite su crediti è ancora correlata ai prestiti di fase 1 e fase 2, poiché le misure di supporto attualmente in atto hanno impedito l’accumulo di nuovi Npl. Tuttavia, con queste misure che iniziano ad allentarsi, “ci aspettiamo una migrazione più significativa dei prestiti della fase 1 alla fase 2 e alla fase 3”, avvertono. 

Ciò può provocare un aumento delle coperture su rischi specifici. Per diverse banche, la guidance sul costo del rischio è rimasta invariata a circa 90-100 bps per il 2020 e a 80-90 bps per il 2021. “Se confrontata con alcuni competitor europei con livelli di accantonamenti più elevati, riteniamo possibile che siano richiesti maggiori accantonamenti per le banche italiane, qualora i tassi di default dei prestiti performanti aumentassero più del previsto”, aggiungono gli esperti di DBRS Morningstar. 

Infine, le richieste di moratoria del debito hanno recentemente subito un significativo rallentamento rispetto al forte aumento registrato tra fine marzo e metà maggio, durante il periodo di lockdown. “Ci aspettiamo che questo trend rimanga sostanzialmente stabile nei prossimi mesi, sebbene comprendiamo che il governo italiano probabilmente estenderà la scadenza di alcune moratorie oltre settembre come inizialmente previsto, al fine di sostenere la ripresa dell’economia”, hanno aggiunto. 

Sulla base degli ultimi dati diffusi da Banca d’Italia, al 24 luglio le richieste di moratoria del debito di famiglie e imprese hanno raggiunto quota 2,7 milioni contro le circa 660.000 richieste segnalate all’inizio di aprile, ma non sono cambiate in modo significativo rispetto a fine maggio e metà giugno. I prestiti in essere soggetti a moratoria ammontavano a 297 miliardi di euro, pari a circa il 15% del totale dei prestiti performanti a fine 2019. Circa il 66% delle domande è stato presentato da aziende e Pmi, con un tasso di rifiuto pari a un solo il 3% delle richieste totali. 

Per contro, gli analisti di DBRS Morningstar hanno visto le richieste di prestiti assistiti da una garanzia statale aumentare notevolmente nello stesso periodo. Al 4 agosto, le richieste di prestiti garantiti dallo Stato ammontavano a oltre 944.000, corrispondenti a un corrispettivo totale di circa 77 miliardi di euro, pari a circa il 4% del totale dei prestiti netti alla clientela a fine 2019. La maggior parte di queste operazioni sono di piccole e medie dimensioni garantite tramite il Ministro dello Sviluppo Economico e Mediocredito Centrale, in particolare prestiti fino a 25.000 euro interamente garantiti. 

Anche le richieste di garanzie su finanziamenti di maggiori dimensioni, assistite da Sace, sono aumentate in modo significativo a luglio, raggiungendo 364 domande complessive, per un corrispettivo complessivo di 11,6 miliardi di euro. “Sebbene la combinazione di moratorie e prestiti garantiti dallo Stato rappresenti una forte misura di sollievo nel breve termine, riteniamo ancora che lo scenario attualmente sfidante si tradurrà in un aumento dei crediti deteriorati a partire dal 2021, una volta scadute le moratorie”, hanno concluso gli esperti di DBRS Morningstar. 

red/alb 

(END) Dow Jones Newswires

August 11, 2020 09:10 ET (13:10 GMT)